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mercoledì 6 aprile 2011

Completato!

Quel gesto di attaccare l'ultima figurina un po' d'emozione l'ha suscitata.


Il suo primo album dei Calciatori Panini. Era anche la prima volta che ne circolava in casa uno che non fosse mio. E' stato un miscuglio di bei ricordi con un pizzico di amarezza.


Ricordi naturalmente legati a cosa aveva rappresentato per me quell'album. Gli scambi. Le rare. Le vere e proprie introvabili. Era un modo per condividire, stare insieme, trascorrere del tempo. Infatti oltre alla finalità di completare la collezione, c'erano una miriade di giochi legati alle figurine. Muretto, soffio, botta solo per citarne alcuni. Insomma l'album dei Calciatori Panini era un mondo, una dimensione, un compagno di gioventù. 


L'amarezza invece sta nel fascino racchiuso in quelle pagine. Sarà che oggi lo vedo con gli occhi di un adulto, di un padre, ma ho avuto la sensazione che un po' di quella magia di allora sia svanita. Forse il tutto è collegato anche all'evoluzione (o involuzione) del calcio stesso. La moltiplicazione di eventi calcistici - praticamente ogni giorno della settimana è possibile vedere un match tra anticipi, posticipi e altro ancora -  e poi quel mercato dei giocatori, un vero e proprio dramma. 


Non parlo solo che non ci sono più i calciatori bandiera che rappresentano una squadra, ma del mercato di gennaio, dove avvengono spesso delle grandi rivoluzioni tra acquisti e cessioni di giocatori. Per carità è vero che la Panini spedisce a casa gratuitamente tutti gli aggiornamenti, però non è la stessa cosa.


Comunque sia è completato


Ora non rimane che augurare lunga vita all'album dei Calciatori Panini che proprio quest'anno festeggia il suo 50° compleanno.




P.S. Comunque nemmeno la Panini riesce a starci dietro alla "schizofrenia calcistica" di alcuni presidenti di società sportive. Il cambio di allenatore c'è fino all'ultima giornata -:) 

giovedì 29 gennaio 2009

La Bottega dell'incrocio

In una era di centri commerciali sempre più grandi, ricordo con tenerezza il piccolo negozio di alimentari vicino alla casa dove abitavo da bambino.

Era situato proprio all’incrocio. Posizione strategica. Era il punto di riferimento delle persone residenti sia di una via sia dell’altra.

La conduzione era strettamente famigliare. Padre alla regia, madre alla supervisione e due dei quattro figli ben inseriti nella parte operativa.

Più che un negozio di alimentari, era una vera e propria bottega del nécessaire. Nonostante lo spazio fosse limitato, si poteva trovare tutto quello che occorreva per sopravvivere in una casa. Il tutto tremendamente organizzato e ben disposto nelle tre mini corsie che portavano alla cassa.

Un’altra particolarità era data dalle doti culinarie di questa famiglia, che riusciva a sfornare ottima pasta fresca ed invitanti torte, con prodotti freschi e uova direttamente dalle galline della vicina.

Quando ero a casa da scuola, spesso ero io stesso ad andare a fare la spesa, ben istruito dalla mamma. Era un’attività che mi piaceva, perché quella bottega non era solo un luogo d’acquisto, ma era soprattutto un luogo d’incontro e di chiacchierate. Una piccola piazza, dove i vicini si scambiavano impressioni, idee e allo stesso tempo erano aggiornati sulle ultime notizie del paese. Già perché qui non era tanto dei grandi sistemi che governano il mondo che si parlava, ma di cosa è successo alla signora Maria, cosa ha fatto il signor Gino e dove era andato il figlio della signora Carla.

Recentemente mi è capitato di tornarci.
E’ un viaggio nel tempo. All’interno ben poco dell’arredo è cambiato. Il suo stile pieno anni ’60 rimane. Le categorie merceologiche più o meno sono le stesse. L’unica novità riguarda la gestione. E’ rimasto solo uno dei figli a portare avanti l’attività, ma per il resto, tutto è come in passato e oggi come ieri ci si continua a guardare negli occhi mentre ci si appresta a comprare i prodotti. Aspetto da non sottovalutare.