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lunedì 7 febbraio 2011

Mi faccia ridere

Piccolo teatro di quartiere. Sul palco un attore comico locale. In platea una presenza eterogenea quantificabile in una quarantina di persone.


Zelig e Colorado Cafè qui sono solo delle trasmissioni televisive. I comici che vi partecipano gente della televisione. Qui non ci sono ne telecamere, ne grandi nomi e nemmeno tanti riflettori accesi.


Nonostante ciò, si sentono delle risate. Tante. Diverse. Contagiose. Ad innescarle l'uomo che sta lassù. Cinquant'anni circa, ferroviere di professione, comico per passione. 
Le sue parole, i suoi gesti, i suoi movimenti effettivamente dispensano in modo spontaneo una piacevole allegria.


Brevi monologhi. Battute semplici. Riferimenti nostrani. Pura comicità e tutta farina del suo sacco. Senza voler imitare nessuno, ma nella piena consapevolezza di essere in grado di strappare un sorriso.


Umiltà, ma allo stesso tempo molta professionalità.


Al termine della serata, mi avvicino e gli chiedo come faccia a scrivere ed esporre questi allegri testi. Lui quasi incredulo alla mia domanda, gentilmente mi spiega che è una cosa naturale. Faceva ridere da bambino i suoi compagni di classe. Ha sempre fatto ridere i suoi colleghi di lavoro. "E' quasi una missione", mi dice sorridendo. "Quando vedo la gente ridere io sto bene", conclude.


Mentre mi allontano viene raggiunto dalla sua famiglia. Moglie e tre figli. Come si comportava sul palco, così è con loro. Certo non ci sono le battute, ma si capisce dall'atteggiamento la felicità che trasmette.


Bravo! Un vero talento, anche perché non dev'essere facile salire sul palco e riuscire a far trascorrere un'ora di allegria al pubblico.


E pensare che, io dimentico sistematicamente i finali delle barzellette. A proposito la sapete quella... .

giovedì 6 maggio 2010

La risata incotrollabile

Sarà questo tempo che sembra non dare tregua, ma nel grigiore di queste giornate quasi come reazione ho voglia di ridere. E proprio ripensando a dei momenti dove mi sono fatto delle grosse risate, mi sono accorto che alcune delle situazioni più esilaranti si sono verificati in frangenti a dir poco seriosi.

Quello di ridere quando le circostanze prevederebbero un comportamento piuttosto formale e raccolto ha del tragicomico. Spesso si cerca in qualsiasi modo di trattenersi, causando un effetto contrario nonché acceleratore.

Una delle situazioni più imbarazzanti è il momento di un funerale. Questo quando magari non si ha un legame così stretto con il defunto, ma allo stesso tempo c'è un sentimento tra tutti i presenti di forte cordoglio. Ecco che magari affiora un ricordo buffo di colui che è passato a miglior vita oppure ci appigliamo ad una caratteristica singolare di uno dei presenti o addirittura senza un preciso motivo. E' proprio in queste circostanze che si scatena un'ilarità incontrollabile e se qualcuno nelle vicinanze si accorge, cercando di placare il sorridente sfogo, rimane inevitabilmente contagiato.

Può capitare di presenziare alla celebrazione funebre errata. In tal caso solo con lo scorrere dei minuti, l'enunciazione del nome del defunto diverso da quello conosciuto (anche se in un primo momento si pensa ad un errore del parroco) e dopo aver scrutato tra i presenti e verificato di non conoscere nessuno, nemmeno tra quelli più stretti, allora il tentativo di fuga può creare una risata di difficile controllo. Però almeno in questo caso è parzialmente motivata.

Ma le risate incontrollate non si verificano solo in situazioni di così intenso coinvolgimento emotivo, possono capitare anche per cose molto più leggere, ma che richiederebbero ugualmente un tono di formalità. Ad esempio durante qualche esame scolastico, delle riunioni d'affari oppure dei colloqui di lavoro. A me è capitato di ridere di fronte ad una domanda che trovai particolarmente divederdente postami dal selezionatore del personale. A ripensarci bene... forse c'era un motivo perché non mi presero quella volta.

giovedì 30 aprile 2009

La sai l'ultima?

Non c'è niente da fare è proprio una dote.
Raccontare una barzelletta non tutti possono farlo.

Io in primis sono negato per questo.
Come per il teatro ci sono dei tempi da rispettare. Uno stile, l'impostazione della voce, la mimica, l'interpretazione, la capacità di attirare tutta l'attenzione su di sé, ed infine per ultimo, ma non per importanza, la memoria.

Quante volte vi è capitato di non sentire il finale di una barzelletta, perché chi la raccontava se lo era dimenticato, oppure peggio ancora eravate voi a cimentarvi nel racconto e la battuta finale vi viene anticipata da uno dei presenti?

Tutto questo perché manca lui, il grande oratore di barzellette.
Se ci pensiamo bene tutti lo abbiamo avuto in compagnia o lo abbiamo tuttora tra gli amici. Quindi lasciamo a loro questo arduo compito e lasciamoci andare alle risate che ci aspettano.


mercoledì 10 dicembre 2008

Qui Dotto', si Ride solo alla Partenza

Bar del treno che doveva riaccompagnarmi a casa.
Avendo saltato il pranzo ed essendo l'ora del tè, un po' di appetito l'avvertivo.
Dietro al bancone, un ragazzo nel suo completo verde speranza. Avrà avuto su per giù la mia età. Si vedeva lontano un miglio che era forzatamente lì. Nonostante il tentativo di un sorriso, il suo sguardo e il suo atteggiamento lasciavano intendere che stesse escogitando una fuga.

Io, che necessito di dialogare, lo stuzzico: "Giornata dura?" - lui risponde: "Qui dottò, si ride solo alla partenza". Poi mentre sosto per mangiare divaghiamo un po', parliamo d'altro, ma nella mia testa continua a ronzare quella frase. Cosa avrà mai voluto dire.

Torno nella mia carrozza con questo pensiero. Ad un certo punto però, guardando fuori dal finestrino nella direzione opposta a quella di marcia ho l'inesorabile risposta. Già perché in tutti i viaggi è la partenza il momento di massimo entusiasmo, di gioia, di trasporto emotivo. E' quello il momento dove tutte le nostre speranze, i nostri sogni ci auguriamo trovino concretezza.

Dall'alto della sua esperienza, data da tante partenze e altrettanti arrivi, in quel continuo andare e venire che costituiscono i suoi ripetuti viaggi, il giovane barista era completamente disilluso e rassegnato per non avere intrapreso un percorso diverso.

Quante sono le persone che ci circondano che stanno facendo qualcosa che non gli appartiene, che però sono ostaggi di questi tragitti non voluti e magari anche con scomodi compagni di viaggio.

Speriamo che qualcuno riesca a farsi una bella risata anche all'arrivo. Sarebbe una grande conquista del genero umano.