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martedì 12 giugno 2012

Marco è

Marco è bravo a scuola. Marco obbedisce ai genitori. Marco non interrompe mai nessuno. Marco però ha pure un sogno. Più di uno. Vorrebbe correre in un prato fino all'ultima goccia di respiro. Saltare nelle pozzanghere quando fuori piove. Cantare a squarciagola tutte quelle canzoni che ha imparato, ma che non ha mai interpretato. Ma soprattutto Marco vorrebbe essere ascoltato. Quando le sue parole riescono ad uscire dalla sua bocca. Quando i suoi silenzi emergono dalle espressioni del suo viso.


Marco vorrebbe fare. Provare. Realizzare e alcune volte anche sbagliare, per capire meglio. Per imparare. Per migliorare o semplicemente per vivere.


A Marco non interessano i complimenti per dei comportamenti che si deve imporre. Al massimo qualche consiglio, ma meglio ancora qualche sorriso. D'incoraggiamento. Di stima. Di amore, quello vero però. Quello incondizionato, per ciò che sei e non per ciò che vorrebbero che fossi. 


Intanto Marco continua a sognare. Piano piano però inizia pure ad agire. Nessun capriccio, solo segnali chiari che lui non è disposto a rinunciare alla propria vita per viverne una di qualcun altro. Magari pure bella, ma sicuramente non sua.


  

mercoledì 28 marzo 2012

Una fantasia perduta

Appena varcata la soglia dei cinque/sei anni, svanisce pure la magia. Nonostante trabocchino gli effetti speciali, il dinamismo delle immagini e i colori sgargianti, di poesia non c'è traccia. Piuttosto trovano spazio maghi, mostri, lotte e paure. Forse un piccolo passo verso la trasposizione di quello che accadrà nel mondo adulto. I dialoghi stessi assumono una violenta connotazione negativa. I toni delle voci. Gli elementi sonori.


La linea di demarcazione è netta. Prima i cartoons appaiono delle favole animate, dove la dolcezza e la creatività hanno un ruolo dominante. Poi assumono le sembianze di serie TV adulte dove il disegno sostituisce l'immagine reale e il sogno si deve arrendere all'incubo.


E' pur vero che lo sguardo innocente di un bambino non è l'occhio attento di un ragazzo, però un po' meno di esaltazione del dolore, seppur disegnato, a favore del sentimento non farebbe male. Non significa certo rinunciare alla fisicità, prerogativa di una pre-adolescenza, ma un'attenzione maggiore all'essenza del sentimento, che non ha certo bisogno di maleducazione, grida, urla, spari, battaglie, morti e sangue. Quest'ultimo spesso di variopinto colore. Ultimo sprazzo di una fantasia perduta.

lunedì 28 novembre 2011

Un giusto finale

Avrebbe potuto pure nevicare. Mancava un mese, ma lì era già Natale. La magia di questa ricorrenza era pulsante e la storia, raccontata dal protagonista dell'ultimo incontro con Il mecenate d'anime, ne era pregna. Le parole di Antonio Consorti hanno illuminato una sala, proprio come le leggende di Natale raccontate dai più grandi illuminano gli occhi dei piccoli ascoltatori.


Per il sogno rincorso da vent'anni dal logopedista bergamasco ora sembra giunto il momento della sua realizzazione. Un sogno di una persona. Un sogno per altre persone. Una speranza. Una luce appunto.


Ed è così che dopo aver fatto un suo ritratto e aver raccontato qual è stato il suo cammino che lo ha portato a far sì che la Computer Game Therapy diventasse una metodologia applicata riabilitativa per patologie del pensiero, del linguaggio e della relazione, Antonio Consorti ha iniziato a descrivere in cosa consiste questo sogno - "riportare a splendere una centrale elettrica in disuso e abbandonata, al fine di crearne un luogo di aggregazione, un centro culturale, un luogo ricettivo per i degenti e le loro famiglie, secondo le regole auree della vita di Antonio: accogliere, comprendere, consolare e costruire". 


Diciamo pure che non ci poteva essere finale migliori per questo ciclo d'incontri de Il mecenate d'anime. Un finale dalle forte emozioni. Ricco di speranza. Con la considerazione finale che facendo del bene si possa ricevere del bene.


In bocca al lupo Antonio.


Di seguito il momento in cui il logopedista, nonché presidente dell'Associazione Italiana di Computer Game Therapy, Antonio Consorti presenta il "suo" sogno. Mentre a questo link potrete rivedere l'intera serata.




lunedì 14 novembre 2011

Una serata magica

Ogni incontro ha qualcosa di speciale. Unico. La differenza è fatta dalla persona. Dalla sua storia. Dalle emozioni che riesce a trasferire.


Ciò che è avvenuto venerdì scorso con Maria Gabriella Pasqualini presso l'Hotel Londra Palace di Venezia, è stato qualcosa che rasenta forse la magia. Se doveva succedere qualcosa di straordinario in quel giorno dalla data così particolare - 11/11/11 - è accaduto grazie alla sua presenza. Alle sue parole.


In questo viaggio tra sogno e realtà alla scoperta della maestosità di terre lontane del Medio Oriente, Maria Gabriella è stata l'interprete indiscussa di una rappresentazione che prendeva spunto della storia per parlare della vita.


I suoi studi, i suoi incarichi, i suoi libri e le sue fotografie, ma soprattutto i suoi ricordi. Accesi, forti, vivi e così pulsanti. Ecco come anche i dolori possono essere lentamente metabolizzati, per prendere forme comunicative diverse. Lasciando spazio alla scrittura oppure a scatti fotografi che immortalano nel tempo sensazioni e personali visioni. 


Ed è così che passando da Kabul a Nassirya, quelle che sembrano inquietudini lontane, assumono la forma di una ricerca e una continua crescita personale, che mette sempre e comunque al centro l'uomo. La sua umanità. La sua fragilità.


Maria Gabriella Pasqualini ha vissuto una storia che si è intrecciata volente o meno alla sua vita. Ma il suo libro non è ancora terminato. Sono ancora molte le pagine che deve ancora scrivere e fortunati saranno tutti coloro che le potranno ascoltare direttamente dalle sue vive parole.


Resta comunque il fatto che una serata magica è riuscita a regalare. E questo è un dono. Come un desiderio esaudito dal grande Genio della Lampada.


Con affetto.


Di seguito "l'atto onirico" dell'incontro con Maria Gabriella Pasqualini, dal titolo Sognando Firuzeh. Mentre ai seguenti link potrete rivedere l'intera serata suddivisa in due parti: parte prima e parte seconda.




lunedì 12 settembre 2011

All'inseguimento di un sogno

Alberto Di Stefano (sx) con Paolo Scarpa, i due protagonisti del primo incontro de "Il mecenate d'anime approda a Venezia"

"Tra vent'anni sarai più deluso dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. E allora molla gli ormeggi. Lascia i porti sicuri. Lascia che gli alisei riempiano le tue vele. Esplora. Sogna."


E' iniziata con questa citazione dello scrittore americano Mark Twain, la serata di venerdì scorso de Il mecenate d'anime approda a Venezia. E' stato solo l'inizio. Il vero viaggio, il vero inseguimento di un sogno è avvenuto dopo pochi istanti. Quando hanno iniziato a parlare loro. Alberto Di Stefano e Paolo Scarpa, i veri protagonisti della serata.


Due storie apparentemente lontane. Due sogni abbastanza diversi. Due emozioni così intensamente vicine. Mentre il primo descriveva che cosa provava nel veder terra dopo giorni e giorni di navigazione, il secondo trasmetteva le sensazioni nel vedere le sue opere in mostra. Mentre Alberto raccontava gli aneddoti legati al suo giro del mondo in barca-stop, Paolo confermava la sua volontà di trasformare la sua passione, legata alla scultura del vetro, in professione. Mentre entrambi condividevano i loro sogni con i presenti, i presenti sognavano con loro.


Forse è stata questa la vera alchimia di questo incontro. Due narratori che hanno coinvolto il pubblico nella loro narrazione. Da questo connubio un'unica grande armonia si è creata. A quel punto tutti sono stati protagonisti. Protagonisti di una serata che forse in qualcuno ha suscitato pure il desiderio di inseguire il proprio sogno. Perché no?


Nel frattempo Il mecenate d'anime si rimette a lavorare. C'è da preparare un nuovo incontro. L'appuntamento è per venerdì 16 settembre alle 18.30 sempre al Londra Palace. Tema della serata "Le coppie creative". Preparatevi a sognare ancora.


Photo Credits

martedì 8 febbraio 2011

Ma chi te lo fa fare!

Quante volte ve lo siete sentiti ripetere?


Nonostante ciò si va avanti. Anzi questa frase amichevolmente dispensata, produce un effetto  consolidatorio sulla nostra dose di determinazione già ben presente.


Gli elementi scatenanti di queste gesta ai più incomprese, si chiamano passione e sogno. La prima è una vera e propria pozione magica. Energia allo stato puro. Carburante con effetto defaticante. Il sogno invece è una visione. Un trasporto naturale verso qualcosa di intangibile, ma che allo stesso tempo ci fa sentire vivi e parte di un qualcosa che va oltre alla nostra singola individualità.


Questi elementi messi insieme permettono di fare cose inimmaginabili. Agiscono sugli elementi fisici, ad esempio modificando il grado di sopportazione della stanchezza. Ma anche su quelli psicologici, facendo superare ostacoli all'apparenza insormontabili. 


Spesso a questo "ma chi te lo fa fare!" viene affiancato un "ma cosa ti serve fare questo", dal momento che le azioni sospinte da passione e sogno, non sempre hanno un immediato ritorno visibile. A volte capita che nemmeno l'avranno mai. Ma anche questo è poco importante per chi ha deciso d'intraprendere un suo percorso. Lui sa che deve continuare a prescindere.


Certo non è una passeggiata, però la soddisfazione è molta. Addirittura è così elevata da riuscire a redimere anche i più i scettici. Già perché non c'è cosa migliore che essere il volano per l'accensione dei desideri altrui.


L'entusiasmo contagia. E posso fieramente dirlo con cognizione di causa. 


Yuhuuu.

giovedì 23 dicembre 2010

Luisa Trojanis: "All'inseguimento di un sogno" - Parte terza

Luisa Trojanis con il suo fedele husky Ginger

Vai alla seconda parte dell'intervista


Poi mi parla di alcuni aneddoti che le sono accaduti. Il primo tanto per rimanere in tema natalizio è quando si è ritrovata ad intervistare le renne di Babbo Natale – “… sì ti giuro ho visto questo signore vestito da Babbo Natale sulla sua slitta… ho cercato di avvicinarlo per fare due chiacchiere con lui… allorché raggiunto di lui non c’erano tracce, nel compenso ho trovato delle renne disponibili a sopportare le mie domande impossibili…”. L’accaduto è anche certificato da un video, visto che Luisa Trojanis utilizza spesso il suo canale su Youtube per pubblicare filmati della sua vita nordica.

La seconda storia riguarda un ragazzo che aveva organizzato con lei la vacanza – “… vado a sciare da solo, mi ha detto ad un certo punto della serata… io un po’ perplessa l’ho lasciato andare… dopo poco mi è ritornato tutto affannato gridando ‘i lupi i lupi’… incuriosita e perplessa per quanto accaduto sono uscita insieme a un mio collega per verificare la cosa… praticamente mi sono ritrovata di fronte ad un branco di daini impauriti dalla visione che avevano appena avuto… praticamente era stato il nostro ospite con la sua tuta rossa sgargiante e le strisce fosforescenti a spaventarle”.

Capisco anche da questi racconti, dal suo modo di porsi, dal tono delle sue parole quanto Luisa in questo momento della sua vita sia felice. Sicuramente il suo sogno non si è ancora completamente realizzato. Però solo il fatto di essere riuscita a fare un primo passo importante nella sua giusta direzione, le dona una serenità contagiosa.

… sai un giorno mi piacerebbe fare anche il contrario… cioè portare i norvegesi a visitare l’Italia e non solo… magari trovare degli altri luoghi magici come questo dove accompagnare i miei ospiti” mi dice in ottica buoni propositi per il nuovo anno.

Prima di lasciare Luisa mi permetto di chiederle qual è la domanda che non vorrebbe sentirsi rivolgere da chi vuole organizzare un viaggio da lei. Qui simpaticamente sorridendo mi risponde “… se qualcuno mi chiede cosa c’è da vedere… io gli rispondo niente!”. Capisco immediatamente la sua provocazione. Un viaggio qui inizia già a partire dall’avere il giusto spirito. Un viaggio alla scoperta del niente è un viaggio alla scoperta di sé stessi.

Bene Luisa Buon Natale. Ohps a proposito. Ma da te… Lui viene direttamente a piedi a consegnarti i regali?

mercoledì 22 dicembre 2010

Luisa Trojanis: "All'inseguimento di un sogno" - Parte seconda

Luisa Trojanis, dalla Val d'Orcia alla Lapponia all'inseguimento del suo sogno


Vai alla prima parte dell'intervista


Nelle parole di Luisa Trojanis comunque non c’è rabbia o voglia di rivalsa. C’è molta consapevolezza e lucidità critica però. Come altri incontri fatti in passato alla base di tutto comunque c’è una passione – “… sono all’inseguimento di un sogno e questo mi permette di superare certi ostacoli che vorrebbero le persone insoddisfatte… non è semplice come potrebbe apparire… magari quando esprimi il tuo disappunto su come certe cose non funzionino, le persone ti dicono eh vai all’estero che ci vuole… ”.

Già che ci vuole. E’ che nel fare determinate scelte occorre innanzitutto una buona dose di spirito d’intraprendenza. Poi essere curiosi. Essere affamati di conoscere cose nuove. Ed infine rischiare. Quel pizzico d’incoscienza che ti permetta di superare paure profonde.

Quando sono arrivata qui nel 2004, non avevo un business plan dettagliato o una strategia commerciale perfettamente pianificata… sono quasi capitata per caso in questo posto… ero in vacanza… però ho capito che era giunto il momento di darsi da fare, di smettere di lamentarsi che le cose non funzionano… era giunto il momento di agire”.

Mentre Luisa parla però penso se quei luoghi, seppur magici, in qualche modo non le creassero anche un senso di solitudine. Fare determinate scelte in alcuni casi è più semplice in presenza di amici, parenti o comunque altre persone che ti possono stare vicino – “… io ho bisogno della dimensione dello spazio aperto, questa mi da un senso di libertà impagabile… ho una base solida data dal fare un lavoro che mi piace… ed infine comunque solitudine e malinconia non li vedo elementi di per sé negativi… anzi sono due componenti cari a me… si tratta solo di viverli con il giusto approccio”.

Nonostante vivi in un luogo così wild, Luisa non è certo solo questo. Lei stessa mi confida che comunque quando ha voglia le piace fare vita mondana. Allo stesso tempo ama anche il caldo, il sole, il mare. L’importante è che possa scegliere. Scegliere liberamente.

Per Luisa è stato molto importante lavorare anche con persone straniere. In particolar modo avendo lavorato molto con inglesi – “… è un trampolino di lancio, se soddisfi loro è una garanzia per tutti gli altri ospiti…” – ha imparato cosa vuol dire anche la disciplina e la precisione in un lavoro dove la finalità è quella di portare contentezza alle persone.

martedì 21 dicembre 2010

Luisa Trojanis: "All'inseguimento di un sogno" - Parte prima


Quando rivolge la webcam verso la finestra vengo travolto immediatamente dallo spirito natalizio. Non ci sono luminarie. Nemmeno il via vai compulsivo di persone alla ricerca di regali. C’è molto di più o forse molto di meno. Già perché c’è l’essenza di un perfetto paesaggio invernale. Neve, montagne e alberi. Niente più.

Sospendiamo pure per qualche istante la nostra conversazione. La mancanza di rumori innalza il suono del silenzio. Un silenzio naturale che calza perfettamente con le immagini. Tutto rallenta. Pure il respiro assume una cadenza rilassata e serena.

Ci troviamo a Tanndalen, a quasi seicento chilometri dalla capitale Stoccolma, a pochi chilometri dal confine norvegese e a più di 2.500 chilometri dall’Italia.
Per la precisione non siamo in un luogo qualsiasi della cittadina svedese. Siamo, seppur virtualmente, nell’appartamento di Luisa Trojanis.

Nonostante i capelli biondi e gli occhi chiari, non è un’indigena del posto. Lei è una toscanaccia doc. Ma che ci fa allora una ragazza della Val d’Orcia in un luogo così geneticamente diverso dalle sue origini? Vacanza! O per meglio dire organizza la vacanza a tutti coloro che vogliono un’esperienza nordica non indifferente.

La storia di Luisa è emblematica per capire quante risorse umane vengono sprecate in Italia. Fino ad oggi avevo affrontato il tema solo da un punto di vista di universitari, ricercatori o giovani imprenditori legati al mondo dell’high-tech. L’incontro con Luisa mi ha permesso di allargare, purtroppo, ulteriormente il campo.

“… non mi sentivo gratificata in Italia… facevo un lavoro che mi piaceva… il tour operator nelle mie terre, però mi scontravo sistematicamente con la chiusura burocratica e culturale del nostro Paese…” con queste parole mi spiega qual è stata la molla, l’elemento scatenante della sua fuga verso il profondo Nord.

E poi con la sua voce dolcemente graffiante continua “… la mia intenzione era quella di aprire un’agenzia tutta mia in Italia, ma da una lato un fisco opprimente dove devi pagare anche quando non guadagni e dei meccanismi ottusi da parte di chi dovrebbe agevolare la messa in pratica di idee… e se in tutto ciò mettiamo la mancanza di una leale/reale concorrenza che dovrebbe premiare il migliore… la mia scelta drastica è stata quasi necessaria”.

martedì 9 novembre 2010

Nel sogno

Alcuni ridevano come dei bambini. Non si vergognavano di apparire tali. Altri s'innamoravano. Non gli interessava quanto sarebbe durato.

Dei giovani cantavano. Dicevano che era la loro passione. Dicevano pure che li pagavano per questo. Degli altri studiavano. Anche loro parlavano di passione. Anche loro venivano pagati per far ciò. Sul tavolo però non c'erano soldi. C'era da mangiare e pure da bere. Era questo il denaro. Qualora fossero stati stanchi avevano pure da riposare.

Poco più in là, vicino ad una fonte un gruppo di anziani. Era un gruppo cospicuo, ma erano molti di più i ragazzi che erano con loro. Le parole degli anziani venivano ascoltate dai ragazzi. Pure le parole dei ragazzi venivano ascoltate dagli anziani.

Un profumo di gelsomino anticipò l'arrivo di un altro gruppo. Erano tutte donne. Tra loro nonne, mamme e bambine. Dicevano di essere libere. Libere di sentirsi donne. Libere di essere donne. Potevano lavorare, studiare, accudire una famiglia, dirigere un'azienda, amare e essere amate.

Poi arrivarono tanti bambini. Di nazionalità diverse. Di lingue diverse. Tra loro si capivano. Giocavano, saltavano, correvano, bisticciavano e tornavano a giocare. Erano bambini. Si comportavano da bambini. 

Non capivo il perché di tanta codesta felicità. Anche una banda arrivò. Dicevano che arrivava ogni giorno per festeggiare. Un ragazzo mi portò un bicchiere per brindare - "ma cosa si festeggia?" chiesi incuriosito. Sorpreso da tal richiesta, ma premuroso di poter aiutarmi, il giovane iniziò ad indicarmi ad uno ad uno tutte le persone che ci circondavano. Silenziosamente. Giunta all'ultima persona visibile ai nostri occhi, indicando me esclamò: "Alla vita. Brindiamo alla vita. Ogni giorno è un nuovo giorno di vita, per ognuno di noi".

"Mi sembra di sognare", replicai.
Delicatamente mi prese la mano, dopodiché mi disse: "la smetta di sognare... si svegli, ed inizi a vivere!".