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giovedì 3 febbraio 2011

Il lato emozionale di Internet

Van Gogh Museum from Google Art Project


Sono partito da Amsterdam. Van Gogh Museum e subito dopo Rijksmuseum. Passato da Mosca alla The State Tretyakov Gallery, prima di atterrare alla National Gallery di Londra. Lì una pausa e poi via dall'altra parte dell'oceano verso la grande mela per visitare il MoMA


Sono ancora in viaggio e mi sto divertendo troppo.


Tutto questo dal soggiorno di casa mia. Davanti al monitor del mio computer, mentre gioco con questa nuova applicazione di Google: Art Project. Formidabile. Entusiasmante. Emozionante. Ed è proprio l'emozione a farmi pensare ancora una volta, che è questo che fa la differenza nell'utilizzo di Internet.


Trasmettere delle sensazioni. Come assistere ad un grande film. Ascoltare della fantastica musica. Leggere degli straordinari libri. Ecco se il web riesce in questo è paragonabile ad una forma d'arte. Forse già lo è.


Gli effetti benefici della connessione ormai sono all'ordine del giorno. Ne è la riprova che i regimi dittatoriali temano questo immenso strumento di comunicazione. L'informazione passa tutta da lì. Anche quella che non si vorrebbe far passare.


Una tecnologia umanizzata. Una tecnologia che cambia gli stili di vita. Una tecnologia che amplifica le opportunità dei singoli. Dal momento che essere in rete significa condividere, confrontarsi, conoscere e quindi crescere.


Bene ed ora per concludere il mio giro del mondo, prima di accingermi a pranzare chiamo (e vedo) un amico che sta facendo colazione negli States e poi mi collego con l'estremo oriente per fare una chiacchierata con due simpatici viaggiatori, dei quali vi parlerò prossimamente, che si stanno apprestando a cenare.

giovedì 19 novembre 2009

Houston abbiamo un problema


Mi rimangono ventisei minuti a disposizione per scrivere questo post, dopodiché il computer si spegnerà inesorabilmente.
Già perché il cavo dell'alimentazione ha deciso di punto in bianco di abbandonarmi e il livello della batteria è già sul color rosso acceso.

Nella speranza di concludere il post per poi dirigermi di fretta in qualche negozio specializzato dove recuperare un nuovo "energico compagno", riflettevo su quanto dipendiamo dalla tecnologia oggi.

Nel mio piccolo se non riuscirò a risolvere questa incombenza, dovrò rinunciare alla mia pubblicazione quotidiana sul blog, controllare la posta e navigare sul web. Tutte funzioni che rientrano nella mia normale routine.

Basti pensare all'importanza della mail stessa. Oggigiorno è impensabile non avere un indirizzo di posta elettronica. Anzi dirò di più, oramai si rimane delusi se all'invio di una mail non riceviamo immediatamente una risposta.

Perché l'importante è rimanere connessi. Questa è la parola d'ordine.

Vabbé vi ho avvisati, se nei prossimi giorni non mi vedete sapete il motivo. E qualora non riuscissi a recuperare un cavo dell'alimentazione in tempi brevi, vorrà dire che i prossimi post li scriverò direttamente a mano su dei fogli che poi andrò ad attaccare in giro per il centro. Non sarebbe male, tra gli annunci immobiliari e le ricerche di lavoro, trovare gli aggiornamenti de ILBETTA ON AIR.

venerdì 12 dicembre 2008

Questione di Sintesi

Accolgo con piacere lo spunto de lamanu, la quale l’altro giorno mi diceva: “ma perché le persone non firmano le mail in modo normale, con il loro nome, invece di limitarsi all’iniziale al massimo seguita da un punto”.

E’ sintomatico, ormai siamo talmente di fretta che sintetizziamo tutto, pure la nostra identità.
E’ il linguaggio che è cambiato in particolar modo utilizzando strumenti che ci permettono di comunicare in tempo reale. Quando scriviamo una mail ci aspettiamo una risposta immediata. Concetto che si estremizza ancor di più, se pensiamo agli sms.
Si scrive di getto, d’impulso, cercando di arrivare subito al motivo del messaggio e sollecitando una risposta veloce.

Pensate a come è cambiato il modo di scrivere.
Una volta ci si metteva su un foglio bianco per scrivere una lettera. Gli si dedicava del tempo. Il pensiero era rivolto alla ricerca di una forma e di un senso compiuto. Era un esercizio linguistico. Un personale saggio letterario. Una questione di stile.

La stessa attenzione che dedicava anche il destinatario della lettera. La sentiva tra le mani, la leggeva.Tra la scrittura, l’invio e la ricezione c’erano dei tempi d’attesa. Ora tutto questo non c’è più.

Vantaggi e svantaggi di una tecnologia che da un lato ci da e dall’altro ci toglie.

A presto, A.

lunedì 10 novembre 2008

Taxi Driver

"... ma lo sa qual è il motivo scatenante di una guerra, dopo quello della fame? la NOIA. La noia fa fare cose terribili, compiere gesti inconsulti, di una violenza inaudita...".

Questa era l'affermazione definitiva, che mi aveva fatto il tassista primi di lasciarmi in stazione. Già perché nei miei rari utilizzi del taxi in Italia, cerco di ammortizzare i cospicui costi parlando con il conducente, visto che non è vietato. Da questi dialoghi spesso capita di rimanere sorpresi da quello che ne esce.

E pensare che questa volta il tutto era partito parlando di tecnologia, di quali sono le opportunità reali per noi. Sicuramente potremmo lavorare meno e meglio. Nel senso sia quantitativo, vista l'immediatezza nel compiere alcune funzioni. Proviamo ad immaginare in quanto poco tempo è possibile recuperare delle informazioni che ci necessitano. Sia in termini spaziali, dove l'ufficio inteso come il luogo fisico dove ci si reca al lavoro, sarà sempre più superato. Potremmo essere operativi da qualunque posto ci troviamo ad essere.

Però ci sono dei rischi. Ed è qui che è arrivata la formulazione sociologica del mio taxi driver. Già perché se non saremo in grado di educare i giovani al bello, alla bellezza delle cose, nella continua ricerca di stimolare le loro curiosità e di coltivare le loro passioni, in una visione altruistica della società, ci sarà il rischio latente di creare una generazione che sicuramente avrà più tempo a disposizione, ma sarà arida e convinta di poter avere tutto e subito. Questo porterebbe ad uno stato di noia continuativo, motivo scatenante delle atrocità di una guerra.

Tutto questo in dodici minuti di tragitto, nel mezzo del traffico milanese.
Altro che sedute dall'analista, sono loro i nuovi detentori dell'essenza della verità umana.