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mercoledì 11 maggio 2011

Dal Voi al ...

Non mi piacciono gli eccessivi formalismi. A stento comprendo i sistemi gerarchici. Rifiuto i titoli che precedono il nome e il cognome. Detto questo credo che ci sia un codice etico comportamentale che tutti debbano rispettare a seconda dei contesti.


Andiamo oltre. Sbiaditi sono i racconti di società patriarcali. Non se ne avverte la nostalgia. Dare del Voi al proprio padre l'ho sempre trovata una limitazione alla comunicazione. Forse ne era anche uno dei principali motivi. Impedire il dialogo. Nulla e nessuno poteva essere messo in discussione. L'essenza dell'autoritarismo.


Comunque sia in pochi decenni siamo passati ad una situazione completamente opposta. Lo spirito di liberismo e un approccio educativo paritetico centrato sul dialogo purtroppo non sono riusciti ad imporre un altro sacrosanto principio, quello dell'autorevolezza.


Ed ecco che ci trova davanti a situazioni che hanno del paradossale. Padri incapaci di imporre delle regole. Figli che imperversano con discutibili comportamenti. Senza entrare nel merito di approcci socio-pedagogici più o meno condivisibili, rimane il problema del senso di smarrimento.


Smarrimento alla fine avvertito da entrambe le parti. Da un lato la capacità di imporsi. Dall'altro la mancanza di un vero e proprio punto di riferimento.


E' una questione di toni. Rivolgersi ad un padre dandogli del Voi non andava bene. Non va nemmeno bene però sentire dei figli enunciare ai genitori il più classico dei "vaffa...".


C'è molto lavoro da fare. Manuali non esistono. Ma l'educazione e il buon esempio possono aiutare. Almeno è auspicabile per i figli e per i figli dei nostri figli.

giovedì 3 febbraio 2011

Il lato emozionale di Internet

Van Gogh Museum from Google Art Project


Sono partito da Amsterdam. Van Gogh Museum e subito dopo Rijksmuseum. Passato da Mosca alla The State Tretyakov Gallery, prima di atterrare alla National Gallery di Londra. Lì una pausa e poi via dall'altra parte dell'oceano verso la grande mela per visitare il MoMA


Sono ancora in viaggio e mi sto divertendo troppo.


Tutto questo dal soggiorno di casa mia. Davanti al monitor del mio computer, mentre gioco con questa nuova applicazione di Google: Art Project. Formidabile. Entusiasmante. Emozionante. Ed è proprio l'emozione a farmi pensare ancora una volta, che è questo che fa la differenza nell'utilizzo di Internet.


Trasmettere delle sensazioni. Come assistere ad un grande film. Ascoltare della fantastica musica. Leggere degli straordinari libri. Ecco se il web riesce in questo è paragonabile ad una forma d'arte. Forse già lo è.


Gli effetti benefici della connessione ormai sono all'ordine del giorno. Ne è la riprova che i regimi dittatoriali temano questo immenso strumento di comunicazione. L'informazione passa tutta da lì. Anche quella che non si vorrebbe far passare.


Una tecnologia umanizzata. Una tecnologia che cambia gli stili di vita. Una tecnologia che amplifica le opportunità dei singoli. Dal momento che essere in rete significa condividere, confrontarsi, conoscere e quindi crescere.


Bene ed ora per concludere il mio giro del mondo, prima di accingermi a pranzare chiamo (e vedo) un amico che sta facendo colazione negli States e poi mi collego con l'estremo oriente per fare una chiacchierata con due simpatici viaggiatori, dei quali vi parlerò prossimamente, che si stanno apprestando a cenare.

giovedì 21 ottobre 2010

La casualità d'essere Renzo Di Renzo - Parte terza


Tu sei fondatore anche di HEADS Collective. Che periodo è per le agenzie di comunicazione?
Abbiamo la fortuna per lavorare per grandi marchi. E’ indubbio però che con la crisi economica si siano verificati nelle aziende dei tagli di budget alla comunicazione notevoli. Quindi capita che ci siano richieste importanti da parte dei clienti che non trovano il giusto corrispettivo economico. Il rischio è che si radichi l’abitudine a sottopagare un lavoro spesso articolato.

A proposito di comunicazione, cosa ne pensi della polemica legata alle affissioni pubblicitarie a Venezia?
Credo che ci siano cose più brutte delle affissioni. La gente dovrebbe scandalizzarsi di più per i tagli alla cultura. L’intervento dei privati è necessario. Come diceva uno degli ultimi ospiti che abbiamo avuto in Fondazione, il rischio altrimenti è che il pubblico diventi privato. Che la gente venga privata delle immense bellezze artistiche che vengono parcheggiate in stanze inadatte perché non ci sono i soldi per ristrutturare importanti spazi espositivi.
Per quanto riguarda le affissioni a Venezia, si tratta solo di adottare una modalità di linguaggio conforme alla città. Le aziende devono contestualizzare il loro messaggio pubblicitario e questo se non raggiunge determinati criteri qualitativi prestabiliti non può essere affisso.

Veniamo all’insegnamento. Cosa rappresenta per te?
E’ un modo per stare attaccato ai giovani. Insegnando all’Università da un lato apporto agli studenti la mia esperienza, quello che ho maturato sul campo del mondo del lavoro. Dall’altro ricevo da loro entusiasmo, energia, voglia di fare e poi non ti nascondo, che durante le ore di laboratorio del corso di design/management e comunicazione d’impresa, i ragazzi mi hanno presentato delle proposte che tranquillamente potrebbero trovare commercializzazione da parte di qualche azienda”.

Ma tra scrittura, la Fondazione Claudio Buziol, il tuo studio e l’insegnamento all’Università di San Marino, trovi il tempo per qualcos’altro?
Oltre la famiglia e le uscite in mountain bike, ci sono altri progetti in cantiere. Il prossimo in uscita sarà Treviso Design. Ufficialmente sarà inaugurato il 2 dicembre e rappresenta la volontà di raggruppare varie situazioni ed iniziative di design presenti nella provincia, sotto un unico modello di sviluppo, in modo tale da non aver dispersioni in un settore in forte fermento.

Prima di lasciarci non posso non farti questa domanda. Ma sotto sotto, cosa ti senti di essere?
Un editore. Cerco di presentare contenuti di qualità attraverso modalità diverse e gran parte del merito va ai giovani brillanti che incontro.

Lascio Renzo e la Fondazione. Me ne torno a camminare per le calli. Me ne torno a viaggiare con i pensieri. Quasi per caso Renzo DI Renzo si è ritrovato ad essere quello che è. Quasi per caso io mi ritrovo a raccontare la sua storia. Quasi per caso qualcuno oggi troverà la propria strada. E questo è un augurio.

lunedì 18 ottobre 2010

Fare ed essere

E' la ricerca più difficile. Capire chi effettivamente si è. Spesso, nemmeno davanti allo specchio si trova la risposta. Se a questo aggiungiamo le proiezioni degli altri su di noi, il rischio è quello di limitarsi ad interpretare dei ruoli.


Poi c'è un altro assioma da scardinare. Essere identificati per quello che si fa. La professione è la persona. Altra grossa limitazione. Altro grosso abbaglio.


Questa settimana avremo la fortuna però d'incontrare una persona che fa molte cose. Ed è molto altro ancora. Attraverso il suo essere, verificheremo come non è possibile ingabbiare una persona in quello che fa, ma non solo. Con lui andremo a toccare un altro piano a me caro. Quello delle passioni.


Quindi ancora una volta sarà un viaggio alla scoperta di una nuova anima. Un'anima che in un certo qual senso anche lei si occupa di mecenatismo, cercando di dare visibilità a giovani artisti di talento.


Scrittura, comunicazione ed insegnamento, saranno gli elementi che ci accompagneranno nella conoscenza di questo nuovo ospite.


Per tutti i dettagli l'appuntamento è a partire da domani.



giovedì 9 aprile 2009

Di Cattivo Gusto

Lo si dice spesso in riferimento a qualcosa che stona, che non è adatta al contesto, che è fuori luogo.

Può essere una battuta. Un comportamento o in alcuni casi legato al giudizio sull’abbigliamento di una persona. La componente soggettiva c’è sempre, in particolar modo nell’ultimo caso.

Però in alcune circostanze credo (mi auguro) che ci sia il plauso di tutti. Faccio riferimento all’informazione. Un’informazione, che non sempre utilizza il tono idoneo per comunicare. Un’informazione, che spesso perde il lume della ragione, trasformando la notizia in spettacolo. E questo non è possibile, soprattutto di fronte a certi avvenimenti.

Questo è il vero cattivo gusto. Questa è una mancanza di rispetto, nei confronti delle vittime di certi accadimenti e di chi da casa vede, ascolta, legge le notizie.

Un esempio su tutti. Rimandare a dopo la pubblicità per conoscere il numero aggiornato dei morti di una tragedia umana, credo non abbia bisogno di commenti del livello di malainformazione che, ormai, siamo anestetizzati nel subire.

L'importante è vantarsi dell'audience!


venerdì 12 dicembre 2008

Questione di Sintesi

Accolgo con piacere lo spunto de lamanu, la quale l’altro giorno mi diceva: “ma perché le persone non firmano le mail in modo normale, con il loro nome, invece di limitarsi all’iniziale al massimo seguita da un punto”.

E’ sintomatico, ormai siamo talmente di fretta che sintetizziamo tutto, pure la nostra identità.
E’ il linguaggio che è cambiato in particolar modo utilizzando strumenti che ci permettono di comunicare in tempo reale. Quando scriviamo una mail ci aspettiamo una risposta immediata. Concetto che si estremizza ancor di più, se pensiamo agli sms.
Si scrive di getto, d’impulso, cercando di arrivare subito al motivo del messaggio e sollecitando una risposta veloce.

Pensate a come è cambiato il modo di scrivere.
Una volta ci si metteva su un foglio bianco per scrivere una lettera. Gli si dedicava del tempo. Il pensiero era rivolto alla ricerca di una forma e di un senso compiuto. Era un esercizio linguistico. Un personale saggio letterario. Una questione di stile.

La stessa attenzione che dedicava anche il destinatario della lettera. La sentiva tra le mani, la leggeva.Tra la scrittura, l’invio e la ricezione c’erano dei tempi d’attesa. Ora tutto questo non c’è più.

Vantaggi e svantaggi di una tecnologia che da un lato ci da e dall’altro ci toglie.

A presto, A.

giovedì 11 dicembre 2008

Generazione Multitask

Lo noto personalmente quando mi capita di lavorare da casa.
Davanti al monitor del computer con non meno di quattro applicazioni lanciate e una marea di finestre aperte.

Posta dell'ufficio, posta personale su vari account, skype, messenger affiancati a fogli di lavoro di excel e documenti in word. Il tutto condito con cellulare alla mia destra, telefono fisso sulla sinistra e web radio di sottofondo.

Siamo in continuo collegamento con il mondo, ma forse un po' scollegati da noi stessi.
Riusciamo a lavorare contemporaneamente su diversi fronti. Idee immediate, progetti a lungo, budget, relazioni. Passando con una disarmante semplicità da un'attività ad un'altra.
Spesso capita che mentre si sta scrivendo una mail, si stia al telefono parlando di tutta un'altra cosa.

Forse stiamo esagerando. Ci stiamo facendo coinvolgere troppo da questo vortice telematico. Come è vero che l'uomo è l'essere che per eccellenza si adatta con facilità alle mutazioni dell'ambiente circostante. Però c'è un rischio, non più di tanto latente, di appiattimento del pensiero e blocco della sua naturale profondità.

Sarà per questo che alcune mattine ho l'esigenza di isolarmi. Spengo tutto, tiro fuori il mio blocco di fogli bianchi e lentamente inizio a mettere su carta i miei pensieri con una semplice penna dall'inchiostro blu.

mercoledì 19 novembre 2008

Drive Time

E’ il momento di massima comunicazione. Con noi stessi e con gli altri.

Quando usciamo dai nostri uffici per tornarcene lentamente a casa. E’ lì, in quell'abitacolo della nostra macchinina che inseriamo il pilota automatico e facciamo partire i nostri pensieri, le nostre riflessioni. E’ proprio quello il momento in cui entriamo più in contatto con il nostro io, facendo il bilancio di com’è andata la giornata lavorativa. E’ sempre lì, che entusiasticamente pensiamo a cosa preparare per cena, a dove incontrare gli amici, a che ora passare a prendere lei.

E una volta espletate queste comunicazioni interne, ecco che passiamo alla fase del contatto con l’esterno. Diligentemente posizionata l’auricolare all’orecchio si parte con una serie interminabile di telefonate. Si passa dalla musica ai libri, dai programmi televisivi al cinema, dal calcio ai motori. Ma soprattutto si parla di vita. Di come si sta e di come si vorrebbe stare. Di progetti e di sogni. Di paure e di incertezze.

Di sottofondo c’è sempre la radio, Deejay con la Pina e Diego ad intrattenere le nostre conversazioni. Spesso addirittura fonte di ispirazione. E intanto i km trascorrono e il nostro tornare a casa forse più dolcemente si è fatto.