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giovedì 5 aprile 2012

La buona novella

Si dovrebbe riceverne una al giorno. Inaspettata. Nel momento magari di maggiore difficoltà. Una discussione in ufficio. Un'arrabbiatura a casa. Un semplice sconforto. Non sarebbe importante come. Potrebbe arrivare con una lettera. Una telefonata. Un incontro. Uno sguardo.

Parole attese. Orizzonti desiderati. Sogni realizzati. Un sorriso.

Ma la vera rivoluzione sarebbe quello che accadrebbe dopo. Per qualcosa di buono ricevuto,  ci si dovrebbe trasformare in ambasciatori di un gesto positivo. Avere per poi dare. Una nuova forma di bilancio etico sociale. La costruzione di un domino dai positivi effetti. Dove tutti i partecipanti sono i protagonisti di un flusso in grado di apportare grandi gioie, attraverso piccole azioni.

Non credo ci si potrebbe abituare a tali quotidiane novità. Magari sarebbe presente un pizzico di fremente attesa. Un'attesa che comunque indirizzerebbe già una giornata verso una piacevole direzione.

Squilla il telefono. Che sia giunta l'ora?

giovedì 29 marzo 2012

Una bellezza incondizionata

I suo gesti lenti ne mettevano ancor di più in evidenza la presenza. Con una mano cercava la giusta chiave che le avrebbe permesso di rientrare a casa. L'altra era ben salda su quel bastone che si ergeva come una quercia d'annata. Il tutto appariva però di una bellezza incondizionata. Sarà stato per quel sorriso al centro di un viso che aveva vissuto. Oppure per quegli occhi, che nonostante la stanchezza, ancora brillavano. Forse il loro celeste si era leggermente sbiadito, ma la luce che emanavano era quella di chi la vitalità sapeva cosa fosse.


Arrivato a meno di un metro da lei, per poi proseguire nel mio cammino, la tentazione era quella di rivolgergli una parola. Non fu necessario aprire bocca, un saluto direttamente da lei partì. Il tintinnio del portachiavi si fermò. Al buonasera accompagnò un commento su quella luce di primavera che dominava un fresco pre-cena. 


Tra l'imbarazzo e un pizzico di timidezza non riuscii a commentare quanto detto da lei. Un cenno con la testa e proseguii su quel marciapiede. Pochi passi e girai la testa per rivederla. Non c'era più. Era rimasta solo quella luce che lei aveva indicato. Una luce che era diventata ancora più intensa.

giovedì 15 marzo 2012

L'esperienza non si compra al mercato

Si partiva con un risultato a favore. Si sapeva comunque che sarebbe stata un'altra gara e la tensione non si fece attendere. Già dal tunnel che portava in campo il rimbombo della folla sembrava un grido di battaglia. Il cuore accelerava le sue pulsioni. La mente cercava di mantenere la sua lucidità, mentre una goccia di sudore scendeva dal lato destro della fronte.


All'entrata sul terreno di gioco il pubblico sugli spalti sembrava il vero avversario, questo perché la squadra sfidante doveva ancora toccare quel pallone. Intanto le immense luci dei riflettori illuminavano a giorno l'erba di un campo talmente perfetto da apparire un verde tappeto.


Poi il fischio d'inizio e lì quelle poche certezze che avevamo si frantumarono rapidamente. La velocità degli altri era doppia rispetto alla nostra. La loro stazza fisica li faceva apparire dei giganti nei nostri confronti, ma il problema più grave era un altro. Riguardava noi. Gli schemi di gioco non venivano. Anche le azioni più semplici apparivano complicate. Eravamo in affanno. Su tutto. E anche chi dei nostri compagni normalmente faceva la differenza, in questo frangente non era pervenuto. 


Nemmeno venti minuti il primo goal. Poi il secondo. Una timida reazione ci permetteva di riaprire le speranze. Accorciavamo lo svantaggio, considerando il risultato della prima partita ce l'ha potevamo fare. Ma il sogno presto s'infranse. Un altro errore e un altra rete subita. 


In una situazione quasi paradossale si andava ai supplementari, ma ora alle difficoltà psicologiche si aggiungeva anche la stanchezza fisica. Il baratro era vicino. Arrivava con il quarto e ultimo decisivo goal. A poco servivano gli ultimi minuti di orgoglio per cercare un'azione in grado di ribaltare una volta e per tutti le sorti di questo incontro. Triplice fischio da parte dell'arbitro. Tra rabbia e incredulità ci accasciavamo a terra. Rimaneva la consapevolezza di essere arrivati fin dove pochi avrebbero scommesso. C'era la delusione però di essere arrivati ad un passo da un traguardo storico, ma ancor di più c'era la consapevolezza che l'esperienza può fare la differenza. 


Non eravamo ancora pronti a palcoscenici di questo tipo. Ma sarebbe venuto il nostro turno. Prossimamente. Presto. Al momento più opportuno.


"L'esperienza non si compra al mercato" (cit. G.T.)

lunedì 21 novembre 2011

Come nasce un grande evento

Fondamentalmente dalla passione. E loro, i protagonisti della serata de "Il mecenate d'anime" di venerdì scorso, non solo ne sono ben provvisti, ma sono pure in grado di diffonderne.


Così due persone s'incontrano per la prima volta, due storie s'intrecciano e quello che ne esce è un vademecum per sognatori. Sognatori che poi con tanto sacrificio e determinazione sono in grado di trasformare in realtà, ciò che sembrava ai più un'impresa.


Emanuele Vietina, vice-direttore del Lucca Comics & Games e Denis Longhi, direttore artistico del Vercelli Jazz Re:Found hanno testimoniato con le loro parole, quanto di buono può uscire culturalmente dalla provincia italiana. Due eventi con una storia differente, con un'evoluzione diversa, ma in grado di catturare l'attenzione dei presenti. I numeri, i comunicati stampa, le comunicazioni ufficiali, per una sera hanno lasciato il posto solo alle emozioni.


Meraviglia nel sentire raccontare da Emanuele come sia passato da giovane spettatore ad importante tassello operativo di un progetto culturale oramai consolidato e replicato da molti altri. Ammirazione per come Denis abbia saputo costruire un festival che ha nell'originalità e nella qualità i suoi punti di forza.


Emanuele e Denis, due persone dalla grande passione. Due tessitori di sogni. Due divulgatori di cultura.


Di seguito due estratti della serata con Emanuele Vietina e Denis Longhi. Nel primo il vice-direttore del Lucca Comics & Games, racconta com'è andata in termini emozionali l'edizione appena conclusa del suo evento. Nel secondo invece è il direttore artistico del Vercelli Jazz Re:Found a descrivere, sempre in termini emozionali, l'ultima edizione di questo festival. Mentre tutta la serata è possibile rivederla da questo link.







venerdì 7 ottobre 2011

Disco Week End: Tonino Carotone - Mondo difficile

Si narra ci sia stato un incontro. Poco importa se sia accaduto veramente o meno. Invece sarà bello questa sera sentire raccontare questo aneddoto direttamente dalle sue parole. In una sera di calda estate, dopo un concerto in qualche luogo poco segnato sulle cartine geografiche, seduti su un tavolo di un stand gastronomico improvvisato, da un lato Tonino Carotone e dall'altro Frank Cianuro. Anche fosse solo leggenda, la cosa ha un suo fascino.


Vedremo se mio cugino Frank tornerà sul tema, durante la serata de "Il mecenate d'anime approda a Venezia" dal titolo "Viaggio al centro della creatività umana".


Ecco perché oggi a distanza di più di dieci anni riprendo in mano il primo album del cantautore di Pamplona dal titolo Mondo difficile. Disco tutto sommato simpatico, anche se a trainarne l'acquisto non poteva che essere stata quella Me Cago En El Amor, che ha avuto l'unico difetto di diventare un tormentone.


Ma anche questo poco importa. Ci interessa più sapere che cosa mai si saranno mai detti questi due personaggi. Sempre che si siano detti qualcosa e che non si siano limitati a fare qualche brindisi alla vita.




lunedì 3 ottobre 2011

Il valore delle idee

Nicola Farronato e il prof. Piero Formica
Ad un certo punto parte un applauso spontaneo da parte del pubblico. E' rivolto a loro. Alle loro storie. A quello che hanno fatto. A quello che hanno detto (a come lo hanno detto).

Parlare di innovazione, di imprenditoria, di idee e di conoscenza, lo si può fare utilizzando tecnicismi. Riportando insegnamenti. Riprendendo schemi, teorie e riciclate presentazioni. Lo si può fare anche banalizzando il tutto. Utilizzando il termine innovazione come intercalare di frasi preconfenzionate. Ma è possibile farlo anche parlandone come ne hanno fatto il professore Piero Formica e lo startupper Nicola Farronato, venerdì scorso al Londra Palace con Il mecenate d'anime.


Piero è riuscito a rendere semplice ciò che semplice non è. E' riuscito a parlare di economia prendendo spunto dalla filosofia. Ha commentato fatti quotidiani facendo riferimento alla storia. Ha discusso di tecnologia introducendo la fantasia.


Nicola ha emozionato raccontando del suo percorso professionale. Ha entusiasmato parlando dei suoi progetti realizzati. Ha fatto sognare descrivendo quello che oggi sta portando avanti.


Se fossi stato un giovane laureando e avessi potuto assistere a questo incontro, avrei ringraziato per gli stimoli ricevuti da una serata come questa. Se fossi stato un adulto a fine carriera, mi sarei commosso nel vedere che c'è ancora chi è in grado di divulgare conoscenza e chi è in gamba a tramutare questa conoscenza in idee prima e lavoro dopo.


Ero solo il moderatore di quella serata. Non ho potuto far altro che unirmi agli applausi del pubblico.


Complimenti professor Formica. Bravo Nicola.


Photo Credits

giovedì 8 settembre 2011

VENEZIA68 - AVVICINANDO DAVID BYRNE


Istinto canoro incontrando il leader dei Talking Heads


La tentazione di intonare un “fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better” è tanta. E’ lì solo. Seduto su una poltrona che ha poco dell’ergonomico. Il portatile acceso davanti a sé invece sembra una tastiera musicale per come sfiora le dita sulle lettere. Sul piccolo e tondo tavolino anche un lungo bicchiere trasparente. Visto l’orario, le tredici e trenta, più che un gin tonic tutto lascia intendere che sia acqua, allorché priva di bollicine, naturale. Una cannuccia rosa troneggia, facendoci largo tra una fettina di limone.

In giuria alla 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematorgrafica di Venezia, questa sua apparizione al bar dell’Hotel Excelsior non ha del miracoloso. Piuttosto lascia stupiti la tranquillità, quasi indifferenza, con la quale i presenti non si accorgano della sua presenza.

A lui non sembra dispiacere la cosa. Anzi, se non fosse lì come giurato, sembrerebbe nell’intento di essere ispirato. Per una canzone. Una colonna sonora. Un’opera musicale. Proprio il suo sguardo alternativamente rivolto verso l’alto per poi essere riposizionato in direzione del monitor, fa capire che c’è qualcosa. Ogni tanto la fa pure roteare chiudendo gli occhi.

Sono affascinato da tanta energia creativa. Sto per abbandonare la stanza, quando un unico battito di mani accompagnato dall’esclamazione “finally!” mi blocca.

Mi volto e vedo lui con faccia compiaciuta per l’eliminazione di una zanzara.

Avrei preferito lasciarlo prima. Piccoli frantumi di un momento poetico si disseminano in me. Giro i tacchi e me ne vado. Non prima però di intonare un “fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better”.


mercoledì 23 febbraio 2011

A tempo di singhiozzo

Il respiro l'avevo trattenuto. Un altro po' e avrei potuto candidarmi per qualche gara in apnea. Succo di limone era stato ingerito. Avevo in circolo un livello di acidità degno di un Guinness dei primati. Mi ero già prestato a posizioni circensi per bere acqua dal bicchiere dal lato opposto del normale ed avevo assistito all'intero primo tempo del film Nightmare.


Niente da fare. Il singhiozzo perpetuava. Non ci sarebbero stati particolari problemi, al di là del fastidio di un respiro sincopato, se non fosse stato che, da lì a dieci minuti avrei dovuto incontrarmi per la prima volta con una persona. Una persona alla quale dovevo presentare un progetto di lavoro.


Non avrei mai potuto sostenere una conversazione in talune condizioni. Ogni cinque parole un sussulto. Al massimo avrei potuto improvvisare uno scat alla Gegè Telesforo, fingendo di riprodurre il suono della batteria con la bocca. Ma non era il caso, dal momento che si trattava pur sempre di un appuntamento a carattere professionale.


Le lancette dell'orologio scorrevano inesorabilmente. Scandivano alla perfezione la frequenza del singhiozzo. Ormai ero spacciato. Tra qualche istante il citofono avrebbe suonato. 


Un ultimo lungo respiro trattenuto, interrotto da tre secchi colpi alla porta. Era arrivato. Aveva trovato il cancello d'ingresso aperto ed era già fuori dal mio appartamento. Senza notare l'inconsueta bussata, invece di suonare il campanello antistante, chiesi chi era e lui si qualificò correttamente. 


Non c'erano dubbi. Aprii e sobbalzai all'indietro, quasi a voler amplificare con tutto il corpo quel mio ultimo singhiozzo. Già perché appena presa visione della persona il singhiozzo terminò. 


Quello che non ero riuscito a fare prima, nemmeno assistendo a Freddy Krueger in azione, ci riuscì quel uomo davanti a me. Normalmente non mi soffermo molto sull'estetica delle persone, ma costui era veramente inquietante. Per fortuna questo aspetto non particolarmente gradevole, andò a scemare a favore della sua notevole simpatia.


Quando si dice che la realtà supera la fantasia. Comunque sia alla fine è stato un piacevole incontro, senza ulteriori sobbalzi, se non in occasione di qualche irrefrenabile risata.

mercoledì 10 novembre 2010

Ducati Vale

A Valencia oggi è un giorno particolare. Anche le condizioni meteo sembrano accorgersene. Il sole tarda ad uscire soffocato da nuvole che appaiono un sipario. Il fermento è notevole. Fotografi schierati. Telecamere in movimento.


Sono da poco passate le 12. Un piccolo grande uomo viene avvistato. Proprio così avvistato perché forse è un marziano. E' avvolto in una tuta nera squarciata da simmetriche bande gialle. Sul petto, avambracci e gambe una scritta: VR|46. E' una sigla. Un riferimento. Un marchio di qualità. A nascondergli il viso un casco con un grosso punto interrogativo. D'altronde si sta per scrivere la storia e del futuro non ci sono certezze. Forse non per lui. Sembra un supereroe della Marvel. Magari lo diventerà.


Poi il rituale. Due gesti semplici, visti mille volte e che avremo la fortuna di rivedere ancor di più. Il primo, un inchino. Le braccia si abbassano e le mani giù, ad incrociare le gambe, a sfiorare terra, a toccare terra. Il secondo a pochi centimetri da Lei. Si accovaccia di fronte a Lei, stringendosi forte a sé. 


Lei è lì. Per l'occasione è vestita a sera. Livrea completamente nera. Elegante. Libera da superflue insegne di sponsor. Solo un "ingombrante" numero 46 sul davanti. Sembra lo stampo di un bacio. E' un po' impaziente la ragazza. E' da tanto che lo aspettava. Il motore è già acceso. La musica della Desmosedici sta suonando.


Il tempo dei convenevoli è terminato. Il Dottore sale in sella. Gas. Le ruote girano. Sono partiti. Il primo incontro è avvenuto. Felicitazioni Valentino Rossi e Ducati. Come nelle migliore favole, speriamo di concludere con un "... e vissero felici e contenti".