Visualizzazione post con etichetta venezia68. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta venezia68. Mostra tutti i post

venerdì 9 settembre 2011

VENEZIA68 - PUO’ CAPITARE A VENEZIA


Gli accadimenti irregolari per chi visita la Mostra del Cinema


Se ci si ferma a guardare cosa succede in qualunque punto dell’area adibita alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, può capitare di tutto.

Può capitare di essere intervistati o d’intervistare. Può capitare di fotografare o di essere fotografati. Può capitare di acclamare e di essere acclamati, ma soprattutto può capitare di muoversi o di essere mossi. In che senso? Nel senso di diventare parte di un movimento. Una specie di transumanza, dove le persone vagano da destra a sinistra, da nord a sud alla ricerca di qualcosa, che forse loro stessi non sanno di cosa si tratti.

Ed ecco che schiere di persone con pass penzolanti al collo si fanno spazio tra la folla della Mostra del Cinema. Alcuni apparentemente indaffarati. Altri effettivamente nullafacenti. Altri ancora nel tentativo di non fare ciò che dovrebbero fare. Tutto questo movimento irregolare, questo caos da addetti al settore, va ad aumentare il livello di entropia già intrinsecamente presente per un evento di questa portata.

Tutti sembrano esseri lì per un motivo. Nessuno è a conoscenza di questo motivo. Ed ecco che tra fotografi, giornalisti, produttori o semplici cinefili si crea una specie di linguaggio muto, degno delle migliori tribù indiane. Parola d’ordine è muoversi. Per andare dove non conta, l’importante è alimentare questo movimento.

Ora scappo. Devo andare.

giovedì 8 settembre 2011

VENEZIA68 - AVVICINANDO DAVID BYRNE


Istinto canoro incontrando il leader dei Talking Heads


La tentazione di intonare un “fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better” è tanta. E’ lì solo. Seduto su una poltrona che ha poco dell’ergonomico. Il portatile acceso davanti a sé invece sembra una tastiera musicale per come sfiora le dita sulle lettere. Sul piccolo e tondo tavolino anche un lungo bicchiere trasparente. Visto l’orario, le tredici e trenta, più che un gin tonic tutto lascia intendere che sia acqua, allorché priva di bollicine, naturale. Una cannuccia rosa troneggia, facendoci largo tra una fettina di limone.

In giuria alla 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematorgrafica di Venezia, questa sua apparizione al bar dell’Hotel Excelsior non ha del miracoloso. Piuttosto lascia stupiti la tranquillità, quasi indifferenza, con la quale i presenti non si accorgano della sua presenza.

A lui non sembra dispiacere la cosa. Anzi, se non fosse lì come giurato, sembrerebbe nell’intento di essere ispirato. Per una canzone. Una colonna sonora. Un’opera musicale. Proprio il suo sguardo alternativamente rivolto verso l’alto per poi essere riposizionato in direzione del monitor, fa capire che c’è qualcosa. Ogni tanto la fa pure roteare chiudendo gli occhi.

Sono affascinato da tanta energia creativa. Sto per abbandonare la stanza, quando un unico battito di mani accompagnato dall’esclamazione “finally!” mi blocca.

Mi volto e vedo lui con faccia compiaciuta per l’eliminazione di una zanzara.

Avrei preferito lasciarlo prima. Piccoli frantumi di un momento poetico si disseminano in me. Giro i tacchi e me ne vado. Non prima però di intonare un “fa fa fa fa fa fa fa fa fa far better”.


mercoledì 7 settembre 2011

VENEZIA68 - PER PLEASE!


Racconto semi-serio su un traduttore ansiogeno


Premessa non ci sono critiche. L’unica eventuale possibile potrebbe essere rivolta al sottoscritto che dovrebbe aver una conoscenza dell’inglese tale da non ricorrere al traduttore. Però…

Più i minuti passano più le parole scandite assumono scarsa importanza. Ormai l’udito si è stabilizzato su un’altra frequenza. Un suono. Strano. Misterioso. Di difficile interpretazione.

Se fosse la conferenza stampa di un film horror sicuramente sarebbe riconducibile a qualche effetto sonoro presente nel film. Considerando che si tratta di una commedia americana, l’ipotesi scema immediatamente.

Un misto tra risata satanica e sospiro malefico comunque continuo ad avvertire nelle cuffie. Tolgo e metto. Metto e tolgo, nella speranza che sia un disturbo del cavo di collegamento. Niente da fare. Persiste. Non solo, si amplifica.

E’ ansia. Prima in colei che parla, poi in me che ascolto. Rivolgo lo sguardo all’indietro, cercando di vedere attraverso il vetro fumé, l’operatrice che sta parlando. Ne intravedo appena i lineamenti del viso. E’ lei che a sua insaputa o meno sta divulgando terrore tra la folta schiera di giornalisti non anglofoni.

Quel suo ansimo scadenzato in modalità risucchio è devastante. Per please qualcuno può gentilmente avvertire la signora di quanto sta accadendo in sala?"

VENEZIA68 - LE AFFINITA’ ELETTIVE DI QUANDO LA NOTTE


Claudia Pandolfi e Filippo Timi una coppia perfetta


Oggi è stato presentato Quando la notte di Cristina Comencini. Non entriamo in merito al film. Tralasciamo le critiche. Abbandoniamo i sostenitori e non ascoltiamo gli adulatori. Certo che per chi ha amato il libro è sempre e comunque difficile digerire una trasposizione cinematografica.

Partendo però dal protagonista per eccellenza di questo film, il silenzio, soffermiamoci un attimo su ciò che di piacevole può suscitare un incontro. L’incontro in questione è tra Claudia Pandolfi e Filippo Timi.

Si sono conosciuti durante il provino, ma è stata sintonia fin da subito, come lo stesso Timi conferma. Effettivamente questa sintonia si percepisce sia nel film, nonostante la diversità dei personaggi, ma ancor di più fuori dal set.  

E’ palpabile l’affinità esistente tra i due. Nonostante gli sguardi rivolti alla platea dei giornalisti in sala stampa, sembra che si guardino. Nonostante non si rivolgano una parola, sembrano che dialoghino. Nonostante siano separati dalla presenza della regista, sembrano sfiorarsi.

Una coppia perfetta? Sì. Professionalmente parlando certamente. Dovranno lavorare ancora insieme. Sono già una coppia artistica. A livello personale? Non è il caso di creare presunti flirt. Improbabili relazioni. Impossibili amori. Certo che per chi crede nelle affinità elettive, qui c’è del materiale sul quale lavorare.

lunedì 5 settembre 2011

VENEZIA68 - I SOGNI INFRANTI DI TODD SOLONDZ


Allegria e tristezza trovano il giusto spazio nel film Dark Horse


Già in Todd Solondz, regista di Dark Horse, veleggia una malinconica dolcezza. Quella sensazione di trovarsi di fronte ad un uomo che ha mantenuto una sua innocenza e che fa buon uso della sensibilità di cui è ben dotato.

Poi quando inizia a raccontare di questo suo nuovo film a stento si capisce se faccia riferimento alla storia diretta, oppure se della storia lui stesso ne sia protagonista.

<<… non so se i sogni mi hanno aiutato a vivere meglio>> racconta ad una sala stampa, attenta più di altre volte, a non interrompere quell’alone di magia, creatosi attorno a questa presentazione.

Il tutto è racchiuso in questa tipica espressione americana, che poi da pure il titolo al film medesimo. Dark Horse, termine difficilmente traducibile. Forse “scommessa’ potrebbe essere quello che maggiormente gli si avvicina, anche se in modo piuttosto limitativo.

<<Dark Horse è un piano sequenza in un certo senso… >> spiega Solondz aggiungendo <<… si utilizza per parlare di una persona che potenzialmente potrebbe arrivare al successo, ma non lo raggiunge…>>.

Il personaggio narrato nel film è di un’impattante tenerezza. È una persona che è stata vittima si una serie di sfortune. Proprio questa serie di negativi accadimenti, fanno del protagonista un soggetto da amare. Amore che non riesce a trattenere gli occhi della sua segretaria nei suoi confronti.

In questa sua ossessione da collezionista, lo stesso protagonista diventa proprietà della collezione medesima. A nulla serve il tentativo di afferrarsi ai suoi sogni. Aperto rimane il conflitto di rimanere bambino nonostante l’essere adulto.

Come sottolinea il produttore stesso di Dark Horse, Ted Hope - <<… è un film tremendamente triste e allegro allo stesso tempo…>>, ma forse è proprio in questo equilibrismo di sentimenti contrapposti che trova il grimaldello per emozionare lo spettatore.

VENEZIA68 - EH GIA’… IO NON SONO QUA


Delusione per il mancato arrivo di Vasco alla Mostra del Cinema di Venezia


Oggi sarebbe stato il suo giorno. Peccato usare il condizionale. L’attesa era spasmodica. Poco patinata, ma intensa. Intensa come la forza delle sue parole. Come la poesia delle sue canzoni.

Le stelle che sottendono le atmosfere del cinema avrebbero avuto un viraggio rock. Per un giorno il red carpet sarebbe stato un dirty carpet. Un tappeto ruvido intriso di una storia, che attraverso le note del protagonista, ha fissato per sempre l’impronta indelebile nella storia della musica italiana.

Lui che è arrivato dove altri avrebbero sempre sperato. Nell’olimpo dei pochi eletti della discografia nazionale. Si contano su due mani gli artefici di tale traguardo. Su una se si considerano gli artisti ancora in lavorazione.

Anche il fraintendimento di fare ora un film/documentario sulla vita di Vasco Rossi, dal momento che in Italia di santifica solo dopo la scomparsa degli artisti, trova poco spazio. Mentre assume un significato amaro quel “Eh già, io sono ancora qua”, proprio nel giorno che queste parole non possono essere rispettate.

Un’assenza comunque solo fisica. Lo spirito del Vasco c’era oggi a Venezia. Eccome se c’era. Chiedetelo a chi usciva dalla proiezione di Questa storia qua. D’altronde lui è le sue canzoni.

domenica 4 settembre 2011

VENEZIA68 - BEPPE FIORELLO 1 AL PACINO 0


Il look non premia il premio alla carriera del grande italoamericano



Vedere o meno un mito rimane pur sempre un grande dilemma. Se poi costui nell’immaginifico collettivo è stato, è e rimarrà il poliziotto Frank Serpico, piuttosto che Michael Corleone nel Il padrino, oppure Tony Montana in Scarface e… Satana, nel L’avvocato del diavolo, tanto per citarne alcuni, allora la faccenda si complica all’ennesima potenza.

Sta di fatto che quando si presenta in sala stampa con tanto di camicia in raso bianco, l’abbronzatura da scottatura post appisolamento su uno sdraio a Rivabella, pizzo da “mi son dimenticato di radermi” e una somiglianza sempre più imbarazzante a Silvester Stallone, un sospiro malinconico non è possibile trattenere.

Se poi, pochi minuti prima, ad anticiparlo su quello stesso palco si era presentato un Beppe Fiorello indossando una perfetta giacca di puro stile sartoria napoletana, una linea fisica di tutto rispetto e un occhiale da sole da vera star hollywodiana, allora non si può che enunciare il più fatidico dei “gioco, partita (game)”.

Altro che il tu vuò fa l’americano, caro Al ricordati le tue origini italiane, almeno nel look.

VENEZIA68 - TERRAFERMA E’ LA VERA VERGOGNA


Presentato il primo film italiano in concorso a Venezia68 e sono subito applausi


Certo che chi ha fatto il calendario delle programmazioni odierne alla Mostra Internazionale del Film di Venezia, un po’ maligno lo è stato.

Passare dalle dipendenze, nessuna esclusa, di Shame (Vergogna), interpretate fin troppo realisticamente da Michael Fassbender, all’umanità di Terraferma di Emanuele Crialese non è semplice. Non è possibile.

<<… troppa libertà può diventare una prigione…>> dice il regista Steve McQueen. Esclamazione che certamente non si può utilizzare per i clandestini narrati da Crialese, che del termine libertà non hanno una precisa conoscenza. Forse nemmeno ne considerano l’esistenza.

Quindi sorvolando sugli eccessi narrati in Shame è palpabile l’emozione di tutti i protagonisti. Addirittura la non presenza in sala stampa dell’interprete “vera” del film Timnit T. ha suscitato un ulteriore motivo di riflessione su una tragedia umana che ci riguarda da vicino.

La bravura di Emanuele Crialese è stata quella di riuscire a raccontare una storia, estraniandosi dalle sovrastrutture di un’informazione mediatica in grado di storpiare una tragedia che ci riguarda da vicino. Una narrazione che si astiene dal giudicare, ma che lascia che lo stato d’animo dello spettatore rifletti su una situazione che è un vero atto di inciviltà. <<… il pubblico ideale che vorrei che vedesse questo film è un bambino di sette anni…>>, conclude Crialese la sua “arringa” all’insegna della purezza di questa produzione cinematografica.

La stessa Lampedusa volutamente non viene mai citata. L’isola degli sbarchi narrata nel film potrebbe essere qualunque isola presente nel nostro Paese.

Accoglienza e respingimento sono i temi trattati. Temi che riguardano l’etica, il pensiero e l’essere. Essere persone ancor prima di essere cittadini di una nazione.

Di fronte all’inadeguatezza politica a tale problema e alla confusione giornalistica che spesso fa passare solo per parassiti e assassini chi raggiunge l’Italia, Terraferma è un vibrante dipinto sugli stati d’anino dell’uomo.

sabato 3 settembre 2011

VENEZIA68 - IL FILM E’ UNA FIABA


Così Diego spiega le “Cose dell’altro mondo”


<>, certo che se avesse esordito così avrebbe sicuramente eliminato ogni polemica. Perché di polemiche ce ne sono state attorno a questa pellicola. Polemiche forse date dal giudicare tutto e subito. Anche solo magari dopo aver visto solo il trailer del film, come lo stesso Abatantuono dice.

Azione di marketing o rumors naturali, comunque sia di questo film se ne sta parlando. Forse se ne parlerà più ora che dopo averlo visto. Chissà.

Intanto mentre i leghisti chiedono un’interpellanza parlamentare al governo, proprio il Veneto accoglie con applausi il film. Distonia? Magari è solo una questione di rappresentanza, facendo riferimento a quanto dichiarato dal regista Francesco Patierno <<… i leghisti non rappresentano il Veneto!>>.

Ci pensano Valentina Lodovini e Valerio Mastandrea a riportare su un piano più contenutistico che ideologico “Cose dell’altro mondo” presentando i loro personaggi. Diversi. Apparentemente molto lontani, ma entrambi legati da forti contraddizioni di fondo.

Ma la battuta finale non può che essere proprio per lui, Diego Abantatuono. <<… il film è una fiaba, quello che è raccontato non può succedere… se non delle dichiarazioni di qualche singolo individuo… che poi sono persone divertenti… e proprio questo lato ironico li rendono pochi credibili>>.

Forse veramente questa ipotesi di scomparsa di tutti gli stranieri dal nostro Paese, con tutte le implicazioni produttive ed emotive che si avrebbero, è irreale. Forse.

VENEZIA68 - UN’EPIDEMIA CONTAGIA VENEZIA


La Mostra del Cinema non si fa mancare il virus di Soderbergh


Diciamo pure che un film sconsigliato a chi soffre di ipocondria. A differenza di catastrofi naturali come uragani o tzunami dove uno spirito solidale invita all’aiuto reciproco, in questa tragedia raccontata da Steven Soderbergh tutti sono contro tutti. Vita mea mors tua. Forza della pandemia.

Per fortuna c’è Gwyneth Paltrow, protagonista del film insieme a Matt Damon, a stemperare l’atmosfera abbeverandosi direttamente dalla bottiglietta messa a disposizione in sala stampa, sfidando ogni buona abitudine del contagio di un virus.

Lo stesso Soderbergh più o meno scherza sul tema, dicendo che da quando ha girato il film si lava un po’ più le mani, anche se non rinuncia ad una calorosa stretta da parte degli ammiratori.

Tutto e il contrario di tutto. Sta di fatto che mancava finora alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia un virus contagioso. Necessario? Forse no. Sta di fatto che ora Soderbergh dice che si metterà al lavoro per un film sullo strep maschile e questo, permette un sospiro di sollievo. Due temi così lontani permettono di pensare che la vita è fatta di sfacettatture diverse. Si piange. Ci si rattrista per poi comunque tornare a sorridere.

Alla faccia dei virus. Tieh!

venerdì 2 settembre 2011

VENEZIA68 - UN CAST DA PSICOANALISI


“A Dangerous Method” si candida tra i protagonisti di Venezia68



<<… tutti i miei attori avrebbero necessità di sottoporsi alla psicoanalisi…>>, esordisce così David Cronenberg parlando di “A Dangerous Method”, la sua ultima fatica cinematografica, che si annuncia come uno dei successi di questa 68. Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. Forse il biglietto da visita migliore per festeggiare, caso vuole, proprio i sessantottanni dell’acclamato regista.

Se è vero che per fare gli attori occorre un pò di pazzia, come conferma Keira Knightley, una delle protagonista femminili, è senz’altro vero che in una pellicola  come questa dove Freud è l’elemento portante, forse qualcosa in più di un pizzico è stato necessario al cast per interpretare personaggi leggendari.

Ed è proprio sulla difficoltà di realizzare un film in costume, che si sofferma Cronenberg – <<… è necessario che gli attori facciano una trasposizione mentale… non è solo un esercizio accademico, ma occorre impostare il cervello, il pensiero  in una modalità diversa… fare un film su un personaggio come Alessandro Magno sarebbe alquanto difficile, perché risulterebbe un alieno rispetto alla nostra attuale forma mentis>>.

A testimonianza di quanto sia stato impegnativo per gli attori immedesimarsi in un’epoca così lontana, l’Austria antecedente il primo conflitto mondiale, Michael Fassbender parla ironicamente di come proprio David Cronenberg sia stato il loro personale Freud.

Ma è Viggo Mortensen a dare un segno d’indiscutibile lucida follia. Si presenta in sala stampa con un peluche, che naturalmente richiama la curiosità nei presenti. Alla domanda di cosa rappresenti risponde sorridendo <<… a dire il vero non lo so… mi è stato regalato da una fun e mi piaceva…. è rosso e nero come i colori della squadra di calcio argentina del San Lorenzo… è sufficiente questo?>>.

Sufficiente non lo è, ma lascia piacevolmente intravedere quanto di irrazionale ci sia nel mestiere di fare l’attore.

VENEZIA68 - IL RUMORE DELLA BELLEZZA


Monica Bellucci illumina Venezia con poche parole



Con gli occhi guarda in alto. Verso il soffitto, cercando forse un’ispirazione. Anche dal viso lascia intravedere un velato sorriso. Elementi questi che fanno pensare che sia reale, non un capolavoro statuario di un illuminato artista rinascimentale.

Anche come sfiora i capelli con la mano sinistra, appare un gesto di innaturale origine. Le domande dei giornalisti non aiutano a smobilizzare una situazione cristalizzata. E’ quasi un monologo del regista Philippe Garrel e tra l’altro pure interessante.

Quasi appare imprigionata dalla sua stessa immensa (e tanta) bellezza. Ad interrompere questa situazione di immobilismo estetico, un unico “acuto”, quando deve rispondere sulla scena di nudo che la vede protagonista.

Poche parole poi ritorna il silenzio su di sé ed è la sua presenza fisica a continuare a fare rumore.

Oh Monica, Madame Bellucci.

giovedì 1 settembre 2011

VENEZIA68 - IL CARISMA DEL GRANDE ROMAN


Tutti i protagonisti di Carnage onorati di aver lavorato con Polanski



<<Ciao sono Roman. Ho pensato ad un film e ti vorrei come protagonista>>.
Chissà cosa ha pensato Christoph Waltz, quando ha ricevuto questa telefonata. A sentir lui sembra quasi la telefonata della vita. Quella che ogni attore vorrebbe ricevere nella sua carriera.

Questo è il merito sicuramente di un grande regista. Un regista come Roman Polasky, che nulla lascia al caso. <<Precisione, dettaglio, esattezza e attenzione microscopica al lavoro>> dice Kate Winslet, una delle due protagoniste femminili del film Carnage insieme a Jodie Foster.

Un regista che ha saputo creare squadra, rendendo ottimi solisti, un fantastico gruppo.  E’ l’entusiasmo l’elemento che lega i diversi interpreti. Entusiasmo dato dal mettersi in discussione, dallo scendere dal piedistallo di star per concentrarsi su come raccontare al meglio la storia narrata.

Una sfida, dato che il film è tratto da una piece teatrale, dove i dialoghi sono l’elemento portante dell’intero film ed è stato mantenuto un ordine cronologico nelle riprese, per non perdere il ritmo serrato dato dall’utilizzo di un’unica ambientazione.

Peccato il grande assente fosse proprio lui, Roman Polansky. Sarebbe stato bello ricreare lo sketch della telefonata davanti alla schiera di giornalisti incuriositi.

mercoledì 31 agosto 2011

VENEZIA68 - INTANTO LA CANALIS BALLA DA SOLA


Mr. George Clooney mattatore alla presentazione del suo nuovo film


L’avevamo lasciato mentre faceva jogging in una pubblicità per una nota internet company. Lo ritroviamo sorridente alla presentazione del suo nuovo film “The Ides Of March”.

<> accenna in un italiano da emigrante, George Clooney. Ma il suo accento è l’unica cosa sulla quale Mr. Clooney lo si può trovare impreparato. Su tutto il resto troneggia la sua forza seduttrice. Il suo modo accattivante di rivolgersi al pubblico. Un sorriso che esprime sicurezza, mentre sornione è lo sguardo con il quale guarda gli altri attori protagonisti del film.

Una sala stampa stracolma viene catturata da quel suo tono di voce. Sembra recitare. Ma è con le parole che riporta alla realtà il suo essere: quello di essere mattatore del palcoscenico.

Splendono le due interpeti femminili accanto a lui. La bellezza di Marisa Tomei, l’imponenza di Evan Rachel Wood. Anche se è un altro uomo a prendersi gli applausi maggiori: Philip Seymour Hoffman.

Ad ogni domanda risponde a tono. Con ogni risposta aumenta il suo charme. Nemmeno la politica, il tema trattato nel suo film lo scompone. <<… sono una persona leale… non preoccupatevi non scenderò mai in politica>> sottolinea guardando dritto negli occhi il giornalista che gli pone la domanda.

Solo un tema riesce elegantemente a dribblare. E’ la lei che non c’è. Quell’amore italiano ormai terminato. E’ lei la grande assente di questa sua venuta a Venezia. Sarà per questo che Elisabetta Canalis si è data al ballo, protagonista dell’edizione americana di “Ballando… sotto le stelle”. Anche se l’unica vera stella a brillare rimane solo ed esclusivamente lui. Mr. George.

VENEZIA68 - Comunque sia… W Venezia e le emozioni dei film in concorso


Baratta e Müller danno il via alla 68. Mostra Internazionale D’arte Cinematografica





Sono da poco trascorse le 12 quando in sala stampa fanno la loro apparizione Paolo Baratta e Marco Müller, rispettivamente presidente della Biennale e direttore della 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Visibilmente stanchi, ma allo stesso tempo emozionati per questo nuovo inizio.

Illustrano con fierezza le novità di quest’anno. Dalla immaginifica Sala Grande, completamente ristrutturata  e riportata ai fasti di un tempo <<… innovazione nella tradizione>> dicono, fino alla descrizione dei criteri nella selezione dei film in concorso.

E’ un susseguirsi di rilanci per affermare che Venezia, la Mostra del Cinema di Venezia, è ancora una delle vetrine nel settore più importanti a livello internazionale. Poco importa se fuori dalla sala stampa campeggia la voragine che testimonia la mancata realizzazione del nuovo Palazzo del Cinema e prolifichino i Festival dedicati ai Cinema nazionali ed internazionali, tanto da mettere il fiato sul collo a Venezia, come il pluricitato Festival di Toronto.

Su una cosa però il direttore Müller non permette diritto di replica alla folta schiera di giornalisti presenti alla presentazione <<… sapete qual è l’elemento per capire se ai giurati è piaciuto o meno un film? Da quanto sono stropicciati i loro pantaloni, mal piegate le loro giacche… più si alzano disordinati … maggiori  sono le emozioni che la pellicola ha suscitato in loro>>.

Ed ora che la 68. Mostra del Cinema di Venezia abbia inizio.