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lunedì 6 febbraio 2012

Confrontarsi con il nuovo


Eppur si trattava di un gioco, ma l'emozione della prima volta si manifestava ugualmente. Piccoli uomini pronti a cimentarsi in qualcosa di nuovo. Avrebbero fatto una partita. Degli avversari da sfidare, delle regole da rispettare e un tempo da osservare.


La giovane età permetteva loro di assaporare l'entusiasmo per un momento ricreativo. Ma c'era pure un po' in tutti quel latente imbarazzo per qualcosa di nuovo. La paura di sbagliare. La paura di essere giudicati. La paura nell'essere osservati.

Ad un certo punto però come impavidi soldatini la tensione presente si trasformò in gioia. Di fare. Di essere lì. Di provare una nuova esperienza. E' così che gli occhi iniziarono a brillare, i sorrisi si moltiplicarono e l'energia che scaturiva dai loro movimenti andava diffondendosi in maniera contagiosa.

La vitalità fu così potente da lasciar quasi increduli i grandi presenti. Con quel loro modo di fare, forse a loro insaputa, avevano dato una lezione a chi pensava di avere raggiunto l'equilibrio di una maturità ancorata alle abitudini. Invece furono proprio loro a far ricordare quanto potesse essere divertente confrontarsi con il nuovo.

Il tabellone finale diceva che avevano perso, ma gli unici sconfitti quel giorno furono quei pochi che non si erano accorti di quanto successo.

lunedì 23 maggio 2011

Paura, conoscenza e scogli

Ho appena terminato di vedere uno spaccato di vita reale. Niente insulti. Nessun proclamo. Non c'erano voti da accaparrarsi. Bensì storie, speranze e tanti difficoltà. La Gabanelli con Report è riuscita ancora una volta a presentare quali sono le vere problematiche di un Paese che non è in grado di sostenere la sua più grande ricchezza: i giovani.


Mentre passano i racconti di tanti talenti italiani che hanno dovuto abbandonare la penisola per costruirsi un futuro professionale (e privato), il teatro della politica continua il suo cabaret elettorale.


E pensare che venivo da un fine settimana esaltante. Un video di Chris Anderson, proiettato in una gremita sala della Fondazione Querini Stampalia, dava il benvenuto al TEDx Venezia. Dopodiché in un susseguirsi di positive emozioni, gli speakers prendevano parola sul tema Art & Management.


Già proprio così si è parlato di arte. Arte come mezzo di comunicazione. Arte come cultura. Arte come modo per innovare. E perché no, arte come strumento di reddito. Come incremento del PIL di una nazione. Peccato che anche questo, sia un tema che non interessa veramente alla nostra classe dirigente. 


Ancora una volta la contrapposizione. L'energia - giovani/arte/creatività - che si scontra con l'inerzia. Politica lontana da un mondo reale.


Ma sono fiducioso. Paura, conoscenza e scogli sono le tre parole con le quali si è conclusa questa prima sessione veneziana di TED. Tre parole che se ben analizzate permettono di guardare avanti. Di affrontare in modo determinato i propri progetti. 


L'importante è superare le ansie iniziali intrinseche nell'intraprendere un percorso. Non aver paura di sbagliare. Non aver paura di qualcosa di nuovo.


Mai smettere di imparare. Alimentare in modo continuativo le proprie curiosità. Conoscere per ampliare i propri orizzonti.


Ed infine gli scogli. Individuati, è necessario superarli. Anche le montagne più insidiose, non sono nulla rispetto alla forza dei sogni.


Ce la possiamo fare. Ce la dobbiamo fare.

mercoledì 9 marzo 2011

Ostacoli

La gara doveva ancora avere inizio. Il respiro era già affannoso. 


Non riusciva a capacitarsi. Mesi di preparazioni. Giornate intere a ripetere movimenti ormai a lui naturali. L'accelerazione nella partenza. La sincronia nell'allungare la prima gamba e piegare la seconda. Lo slancio finale nel tagliare il traguardo.


Tutto studiato alla perfezione. Il fisico era lì pronto a rispondere ad ogni sua minima sollecitazione. La mente no. Un brivido gli percorreva il cuore. Tanto da amplificarne il ritmo. Gli ostacoli gli apparivano enormemente più grandi del solito. Il doppio. Forse ancor di più.


Gli altri atleti erano anch'essi schierati. Ma non erano loro gli avversari da battere. Quel giorno il contendente principale era dentro di lui. Aveva un nome preciso.


Paura di affrontare una realtà. Paura di non farcela. Paura di deludere. Paura.


Aveva trascorso così tanto tempo nell'allenarsi che aveva perso di vista la cosa più importante. Non si era chiesto sinceramente se gli interessasse partecipare a quella competizione. Fino a quel momento.


Ora non poteva rimandare.
In quei pochi istanti che lo separavano dallo start fece l'impresa più grande. Guardò dentro di sé. Il battito iniziò a rallentare. La respirazione a normalizzarsi. In lui tornò la lucidità. Sul suo viso un sorriso.


Era solo la paura della prima gara. Lui amava correre. Era la sua vita. Per poco l'emozione avrebbe potuto compromettere il suo sogno.


Il giudice sparò in alto un colpo di pistola. Non arrivo primo, ma vinse.

lunedì 9 novembre 2009

Altri muri da abbattere


Vent'anni fa veniva abbattuto il muro simbolo di una divisione ideologica, politica, sociale e culturale. Un muro che divideva una città, una nazione, un popolo e non solo.

Con la caduta del muro di Berlino è iniziata una stagione di grandi cambiamenti. Parola d'ordine libertà. Libertà di pensiero, di essere e di vivere.
Ha rappresentato la conferma del fallimento dei regimi totalitari.

Sembra storia, ma sono passati veramente pochi anni. In questo frangente i connotati socio-politici del mondo sono stati completamente stravolti. Non esiste più il dualismo Stati Uniti/Russia. Guerra fredda è un termine passato nel dimenticatoio o al massimo utilizzato da qualche scrittore per la narrazione delle proprie spy story. Sono stati abbattuti molti muri, ma nel frattempo più o meno silenziosamente ne sono stati issati degli altri.

Il "nemico" che ci propinano oggi non è così ben definito. Addirittura si fomenta anche la religione pur di trovare qualcuno da contrapporci. L'importante è tenere alto il livello di paura. Sì, perché questo è l'elemento cardine per cementificare i nuovi muri. Muri magari non così visibili come quello che impediva l'accesso alla Porta di Brandeburgo, ma non meno pericolosi di esso.

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