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lunedì 21 maggio 2012

Un essere vivente

Non si poteva assegnargli un'età. La barba era fuorviante. I lineamenti apparivano marcati. Gli occhi brillavano come quelli di un nascituro e il pensiero era maturo, ma non adulto.


Comunque fosse, il carisma aveva fatto un patto con lui. Di eterna presenza. Di innamorata convivenza. Le distanze degli spazi si riducevano in sua presenza. Poteva essere anche non nelle immediate vicinanze, che la sua anima irradiava gioia ugualmente. 


Guardava con fiducia i più giovani. Tentennava un po' di più con i suoi coetanei. Gettava parole di entusiasmo verso il futuro. Ripescava con saggezza i grandi della storia dell'umanità. Rimaneva comunque sul presente, per rallegrare gli istanti che condivideva con gli altri. Già perché lui non si faceva intimorire dal menefreghismo. Tanto meno abbattere dalle ingiustizie. Donava sorrisi, anche a coloro che non ne volevano sapere. Sarà per questo che qualcuno s'irritava e qualcun altro si stupiva di fronte a tutto ciò.


Non era un messia. Solamente una persona che aveva intrapreso un suo personale cammino. Concentrarsi sulla vita e su quelle poche cose necessarie per viverla bene. Perché  come lui stesso ripeteva: "basta poco per essere felici... lo sanno tutti, ma tutti lo hanno presto dimenticato".

giovedì 19 aprile 2012

Festa di vita

C'erano fisarmoniche, violini, chitarre e trombe. Ma soprattutto c'era il ritmo, quello ben scandito dal battito delle mani. Attorno ai musicisti molti ballavano. Altri sorridevano. Tutti gioivano. Non era una festa particolare. O meglio lo era. Si celebrava la vita. Per loro era una normalità, per lui era qualcosa d'insolito. L'iniziale smarrimento fece spazio però alla scoperta e alla voglia di partecipare. 


Appoggiò lo zaino a terra. A fianco mise le scarpe. Sentiva la necessità di togliere il superfluo e anche quel gesto di rimanere a piedi nudi gli sembrò liberatorio. Si lasciò travolgere dalla musica. Si lasciò abbandonare al calore delle persone. Un calore emanato da una spontanea umanità. Non aveva ricordi di ricevere tanta ricchezza da persone che i suoi simili avrebbero additato come poveri. 


Anche il sole a stento se ne voleva andare nonostante l'ora del tramonto fosse già giunta. Solo le prime stelle ufficializzarono l'arrivo della sera. La luna ne consacrò la bellezza. In tutto ciò le note non smettevano di vibrare nell'aria.


Era passata solo mezz'ora dal suo arrivo in quella piazza. Nemmeno un giorno da quello in codesta città. In così poco tempo aveva già capito tante cose. Non sarebbe stata la sua destinazione finale. Era solo una tappa, ma avrebbe potuto viverci una parte della sua vita. Per poi rinascere.

mercoledì 11 aprile 2012

Su il sipario

Chiuse gli occhi. Ora vedeva solo quei tasti un po' bianchi e un po' neri. Sopra di loro ben si posizionavano le sue mani. Il silenzio era assoluto. La sala completamente piena. Tutti aspettavano una sua prima nota per riprendere un respiro trattenuto. Era la sera del grande debutto. Tutto il clamore di stampa e giornali dei giorni antecedenti aveva creato un'elettrizzante attesa. Lui ne era ben consapevole. Forse anche per questo aveva chiuso gli occhi. Non avrebbe potuto resistere all'ansia suscitata da uno sguardo incerto tra il pubblico.


Quella sera l'aveva sognata da tanto tempo. La stava vivendo per la prima volta. Era quasi intimorito che quanto gli stesse per accadere non fosse all'altezza di ciò che la sua fantasia aveva prodotto. Ma era troppo tardi per avere dubbi. Troppo presto per lasciarsi andare. E' così che la concentrazione era massima. Anche eccessiva.


Il calore di un faro su di lui puntato lo distrasse per un momento. Proprio quel pensiero legato ad una sensazione naturale data dal calore della lampada, gli permise però di abbassare il livello di tensione. La gioia di quando era bambino, di quando per la prima volta si mise a suonare lo pervase. Quella gioia diede l'inizio al concerto. Il finale furono solo applausi.

lunedì 6 febbraio 2012

Confrontarsi con il nuovo


Eppur si trattava di un gioco, ma l'emozione della prima volta si manifestava ugualmente. Piccoli uomini pronti a cimentarsi in qualcosa di nuovo. Avrebbero fatto una partita. Degli avversari da sfidare, delle regole da rispettare e un tempo da osservare.


La giovane età permetteva loro di assaporare l'entusiasmo per un momento ricreativo. Ma c'era pure un po' in tutti quel latente imbarazzo per qualcosa di nuovo. La paura di sbagliare. La paura di essere giudicati. La paura nell'essere osservati.

Ad un certo punto però come impavidi soldatini la tensione presente si trasformò in gioia. Di fare. Di essere lì. Di provare una nuova esperienza. E' così che gli occhi iniziarono a brillare, i sorrisi si moltiplicarono e l'energia che scaturiva dai loro movimenti andava diffondendosi in maniera contagiosa.

La vitalità fu così potente da lasciar quasi increduli i grandi presenti. Con quel loro modo di fare, forse a loro insaputa, avevano dato una lezione a chi pensava di avere raggiunto l'equilibrio di una maturità ancorata alle abitudini. Invece furono proprio loro a far ricordare quanto potesse essere divertente confrontarsi con il nuovo.

Il tabellone finale diceva che avevano perso, ma gli unici sconfitti quel giorno furono quei pochi che non si erano accorti di quanto successo.

mercoledì 4 marzo 2009

Residui di Natale, ma con Passione!

Quando ho ricevuto l'invito ero molto incerto se andare.
Vedere un plastico natalizio con la riproduzione di un ambiente tipicamente invernale i primi di marzo, non mi sembrava il caso.
Però conosco la passione che muove Paolo nel realizzare queste scenografie e in fondo era l'ultimo giorno prima che venisse smontato il tutto.

Sono le 18.10 circa quando arrivo a casa sua. Entro e vengo immediatamente proiettato in un'altra dimensione. Le stanze non sono illuminate, ma in fondo al corridoio scorcio un alone di luce. Due passi e sono davanti ad uno spettacolo di colori e suoni. In meno di 2 metri, ritrovo minuziosamente ricostruito un piccolo paese imbiancato riconducibile ad ambientazioni austro-ungariche con influenze del nord Europa.

E' tremendamente bello e per un attimo vengo rapito da questa visione come fossi un bambino.
Tutto è stato studiato nei minimi particolari. La biblioteca, la caserma dei pompieri, il salone da ballo, la chiesa. Poi la piazzetta con i bimbi che pattino sulla pista da ghiaccio. In fondo il laghetto con il pescatore trafelato nella sua attività e poi, poco più in là, la parte montana con le persone che scendono con gli slittini.
Mi fermo qui, perché sarebbe riduttiva la mia descrizione con tanta minuzia di particolari.

Ma soprattutto è bello vedere la gioia con la quale Paolo descrive il suo lavoro. Le sue parole sembrano note musicali e i suoi occhi luccicano di felicità.

Bravo Paolo, anche se mi hai riportato in un freddo inverno dal quale cerco di sfuggire, il tuo entusiasmo mi ha riscaldato l'anima.