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lunedì 6 febbraio 2012

Confrontarsi con il nuovo


Eppur si trattava di un gioco, ma l'emozione della prima volta si manifestava ugualmente. Piccoli uomini pronti a cimentarsi in qualcosa di nuovo. Avrebbero fatto una partita. Degli avversari da sfidare, delle regole da rispettare e un tempo da osservare.


La giovane età permetteva loro di assaporare l'entusiasmo per un momento ricreativo. Ma c'era pure un po' in tutti quel latente imbarazzo per qualcosa di nuovo. La paura di sbagliare. La paura di essere giudicati. La paura nell'essere osservati.

Ad un certo punto però come impavidi soldatini la tensione presente si trasformò in gioia. Di fare. Di essere lì. Di provare una nuova esperienza. E' così che gli occhi iniziarono a brillare, i sorrisi si moltiplicarono e l'energia che scaturiva dai loro movimenti andava diffondendosi in maniera contagiosa.

La vitalità fu così potente da lasciar quasi increduli i grandi presenti. Con quel loro modo di fare, forse a loro insaputa, avevano dato una lezione a chi pensava di avere raggiunto l'equilibrio di una maturità ancorata alle abitudini. Invece furono proprio loro a far ricordare quanto potesse essere divertente confrontarsi con il nuovo.

Il tabellone finale diceva che avevano perso, ma gli unici sconfitti quel giorno furono quei pochi che non si erano accorti di quanto successo.

lunedì 7 settembre 2009

Fatto, saputo fare, potuto fare


Il ristorante era semideserto. Una coppia di poche parole, un gruppo di apparenti amici e una reunion famigliare composta da tre generazioni: nonno, figlio di mezza età e nipote da poco maggiorenne.

Da quest'ultimo tavolo, il mio sguardo viene attratto. In particolar modo dal capostipite di questa famiglia. Lineamenti ben marcati, pelle abbronzata dal sole della terra, mani grandi in continuo movimento nel tentativo di rafforzare parole che scorrono in tono solenne e autoritario senza permettere un contraddittorio.

Sto assistendo ad un sermone che trova il suo gran finale in una frase che riecheggia nella spoglia sala da pranzo "... posso essere completamente soddisfatto della mia esistenza perché ho fatto, ho saputo fare e ho potuto fare...".

Una frase a suggello di una gloriosa visione della propria vita. Niente pentimenti. Nessuna incertezza. Una ferma sicurezza.

Gli occhi del figlio si abbassano sul piatto vuoto in forma reverenziale. Quelli del nipote si alzano al cielo come in una preghiera che il supplizio abbia un veloce termine.

Chissà se con meno presunzione, questo monologo e apporto di esperienza si sarebbero potuti trasformare in un dialogo costruttivo e un confronto reale sulla esigenze e difficoltà di generazioni diverse. Chissà.
Intanto arriva il conto.
La cena è finita e ben poco rimarrà di questa serata ai partecipanti di questo banchetto.

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