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martedì 15 maggio 2012

La battuta smarrita

C'erano due modi per venirne fuori. Il primo era ridere. Il secondo lo si era dimenticato. Come dimenticate erano le battute, quelle che dovevano sottolineare uno dei passaggi topici di quell'opera. 


Lo sguardo di lui era perfettamente concentrato nel vuoto. Fisso, verso quell'angolo di soffitto in fondo a destra, dove sperava che prima o poi scendessero quelle parole che gli mancavano. Erano sette i secondi trascorsi. Potevano ancora apparire una pausa per aumentare il pathos. Allo scandire del quindicesimo non più. 


In sala un sottile brusio iniziava a percepirsi, fu allora che lei iniziò a ridere. Sempre più forte quella sua risata andava a riempire un silenzio che nell'imbarazzo sembrava oramai imbrigliato. Anche il pubblico trasformò il rumore in riso, ma il capolavoro avvenne quando da tutta quell'allegria, lei iniziò a tirar fuori parole che avevano la forma di un salvagente e la consistenza di uno straordinario fuori copione.


In questa ascesa d'improvvisazione arrivò infine l'assist finale. Con un interrogativo, imboccò   la risposta all'interno della quale erano presenti quelle parole smarrite. Lui di scatto abbassò il collo, per poi indirizzarlo verso di lei. Il gioco era fatto. Lo spettacolo poteva andare avanti, con esso l'emozione per una rappresentazione ben interpretata. Silenzi compresi.

martedì 17 gennaio 2012

E' simpatica

Non è poco. Anzi è una qualità non indifferente. Avete mai avuto a che vedere con un bella odiosa o un'intelligente scorbutica? Idem per un uomo naturalmente.  La simpatia sempre più bistrattata è considerata un elemento della personalità di serie B. Invece no, è basilare. Chi riesce a strapparci un sorriso ci fa un dono.  


Osservavo un gruppo di ragazzini l'altro giorno. Tredici, quattordici anni avranno avuto. Già si potevano capire le dinamiche sociologiche interne. Tra loro c'era una netta suddivisione. C'era già il "bulletto" al centro, pretenzioso di essere il leader. E se da un primo sguardo poteva apparire già definita la gerarchia, con una maggiore attenzione si poteva notare che chi effettivamente emergeva, colui che brillava di luce propria ed illuminava anche i restanti era quello più simpatico.


Un ulteriore prova. Chiudete gli occhi e pensate per un momento ad una delle ultime cose piacevoli che vi è accaduta. Vedrete che lì con voi ad innescare direttamente o meno la gioia per quella serata sarà stata una persona simpatica.


Che volete che vi dica, magari la simpatia non paga, però premia. Premia tutti coloro che ne vengono a contatto. A proposito se trovate un simpatico, rivolgetegli un sorriso. Anche loro comunque ogni tanto hanno bisogno di essere ricambiati.

martedì 11 ottobre 2011

Complimenti? Sì, grazie.

Lo si nota di più con i bambini. Un bravo. Una carezza. Un abbraccio. Un sorriso o semplicemente uno sguardo. E loro si sentono gratificati all'ennesima potenza. Poco conta se il complimento è stato rivolto per un disegno astratto oppure per una loro nuova piccola grande conquista. 


Questa buona abitudine la perdiamo poi andando avanti con gli anni. Tutto sembra dovuto. Tutto sembra scontato. Impegno e sacrificio sembrano termini in disuso. Ma ancor più inutilizzati sono quei gesti di calore che valgono molto di più di tante medaglie.


Siamo addirittura arrivati al paradosso,  ove noi per primi non ci lodiamo di risultati raggiunti. L'eccessiva critica che rivolgiamo a noi stessi, ci mette nelle condizioni di non premiarci quando invece lo dovremo fare. Fino ad arrivare a non amarci per quello che siamo in grado di fare. Di essere. Individui unici con capacità straordinarie.


Torniamo a complimentarci. A dispensare complimenti. Applaudiamo e applaudiamoci. Innescheremo così un circolo virtuoso di felicità.

mercoledì 5 ottobre 2011

L'eredità

Pensavano che non avesse lasciato nulla. Rimasero sorpresi, tutti coloro che avevano vantato di conoscerlo. 


Se di niente si trattava, era riferito a denaro, immobili e altri beni materiali. Invece di molto concerneva per altre cose.


Aveva lasciato un sorriso. Uno di quelli che solo lui sapeva dispensare. Uno di quei sorrisi che se incrociati di primo mattino, facevano indirizzare l'intera giornata nella giusta direzione.


Aveva lasciato un senso di umanità. Un grande senso di umanità. Lui che era sempre stato il primo ad aiutare chiunque ne avesse avuto bisogno. Senza chiedere spiegazioni. Nessun perché.


Aveva lasciato il non giudicare. Lui che forse troppe volte era stato vittima di giudizi e pregiudizi.


Aveva lasciato una speranza. Lui che non aveva perso un istante per fare il suo dovere e quello che aveva raggiunto lo doveva al suo impegno e sacrificio.


Aveva lasciato un valore di laicità. Nonostante per questo fosse osteggiato e in taluni casi isolato.


Aveva lasciato molto. Una grande eredità e tutti coloro che ebbero la fortuna di entrare in vero contatto con lui, poterono goderne. Per sempre.

lunedì 4 aprile 2011

Sensazioni contrapposte

Un libro che dà voce agli ultimi mi fa sperare. Un quotidiano che da spazio a dei furbetti mi fa rattristare.


Un'intervista a Don Gallo passata in televisione è una carica di energia. Una barzelletta di B. ripresa dal TG mi svuota.


Una canzone di Battisti è un piacere. L'ascolto. La riascolto. L'ennesimo brano pensato ad hoc per la pubblicità è marketing. Non l'ascolto, ma mi rimane nella testa. Purtroppo.


Il sorriso di un passante è un antidoto. La maleducazione di un conoscente è un virus.


Il primo caffè della giornata bevuto a casa davanti alla finestra è un buongiorno. La bottiglietta d'acqua presa accidentalmente al bar è un furto.


I fiori di pesco (sempre citando Battisti) visti in questi giorni sembrano dipinti di impressionisti. Gli alberi abbattuti per far posto al cemento anch'essi sono un'opera. Di qualche squilibrato.


Camminare a piedi lentamente sotto il sole ha qualcosa di mistico. Imbottigliarsi nel traffico all'interno di un'automobile rimane ancora un mistero.


Vivere questo inizio di primavera è rigenerante. Aver vissuto il lungo inverno trascorso... fa apprezzare ancora di più la nuova stagione.

mercoledì 12 gennaio 2011

Sabotatori

Le loro parole sono pugnali. Ogni termine veicola negatività. Il tono della voce è pregno di cattiveria. Sono incalzanti e disinteressati all'ascolto. Hanno solo un fine: indebolire la felicità altrui.


Perché lo fanno? Non è lecito saperlo. Alcuni lo riconducono alla cattiveria dell'essere umano. Altri parlano di spirito di vendetta. Forse più banalmente si tratta d'invidia. E' più facile infrangere i sogni degli altri che cercare di realizzare i propri.


Si aggirano ovunque. In presenza di voglia di fare ed entusiasmo si inalberano. Al parlar d'amore si inacidiscono. Ed eccoli allora farsi portatori di verità assolute nel tentativo di lenire la gioia altrui. Gioia che fa paura. Gioia che infastidisce.


Sono streghe di fiabe moderne. Sono sabotatori di eserciti della tristezza.
La provocazione è la loro arma. La diffamazione è il loro credo.
E' una lotta o per meglio dire vorrebbero farla diventare tale. In alcuni casi ci riescono. Innervosendo l'avversario. Cercando di attirarli nella trappola del malumore.


Però esiste un antidoto. Il sorriso e l'indifferenza. Le loro parole devono scivolarci addosso. Una volta cadute a terra non avranno nessun peso. Così mentre loro si arrabbieranno ancora di più, noi torneremo a costruire la nostra vita. Perché noi ne abbiamo una da costruire.

giovedì 18 febbraio 2010

Un Sorriso nella Notte - Parte seconda


Saliamo sul furgone. Alla guida si mette Antonio. Familiarizziamo subito con la “nostra” squadra. C’è di tutto. Studenti, lavoratori, studenti/lavoratori, ma soprattutto gioia. Gioia per essere lì, per iniziare un’altra serata al servizio altrui. Sembra di essere in partenza per una missione. Una missione di amore.

Ci portiamo al di là dell’Adige. Stiamo per entrare in quella zona di Verona che presenta una dichiarata contraddizione. A due passi c’è l’Università, il luogo per eccellenza dedicato al sapere, alla cultura, all’evoluzione dello spirito umano attraverso l’apprendimento. Poco più in là, qualche laterale più avanti, un’area dove l’immigrazione ha trovato insediamento, con non poche problematiche d’integrazione e con qualche furbetto indigeno, che ha ben pensato di affittare a prezzi salati, spazi ridotti ai forestieri di turno.

Facciamo la prima sosta vicino ad una stazione di servizio. Mi informano che questa tappa sarà la più importante, visto che normalmente accoglie un numero significativo di senza tetto. Infatti è così, neanche il tempo di spegnere il furgone ed aprire il portellone laterale per scendere, che iniziano ad avvicinarsi una quindicina di “fantasmi”.

La squadra è ben affiatata, lo si capisce subito da come si muovono per distribuire nel minor tempo possibile, il tanto sospirato cibo. Io e Fred, entriamo subito in questi nuovi ruoli e senza intralciare gli altri, distribuiamo l’acqua e il tè caldo. I ragazzi della squadra sono fantastici. Operano quasi fossero dei professionisti. C’è chi scambia qualche parola, però senza essere invadenti e comunque mantenendo sempre il giusto equilibrio per gestire un’eventuale emergenza.

Si avvicinano altre quattro persone desiderose di mangiare. Al termine di questa prima tappa in totale saranno diciannove. Per lo più sono nord africani o ragazzi dell’Est Europa. Ci sono diversi giovani. Ci sono tante storie nei loro occhi.

Dopo averli fatti mangiare, si passa a distribuire qualche capo per chi è a corto di vestiario. Le richieste maggiori riguardano naturalmente le coperte, d’altronde la lancetta del barometro farà fatica arrivare allo zero questa notte. C’è un freddo che penetra nelle ossa. Solo rimanere fermi in piedi per qualche minuto è una sfida non da poco per il corpo rabbrividito.

Si cerca di rispondere alle diverse richieste, ma dobbiamo ripartire, il giro è ancora lungo.

Facciamo un altro paio di tappe in aree adiacenti. Troviamo meno gente. Gruppi di tre, al massimo quattro persone. Si ripete con naturalezza il cerimoniale. Per ripartire alla volta poi di una spazio vicino all’antico Teatro Romano. Qui troviamo forse l’unico degli homeless che sembra raccogliere la componente poetica di una tale scelta di vita. Una lunga barba bianca, uno sguardo intenso e una voglia di intrattenersi ed intrattenere con la parola. Da lontano lo guardo nel suo gesticolare, mentre Antonio si prende una pausa dal posto guida del furgone e scende per fare quattro chiacchiere con me. Mi racconta della storia architettonica dei luoghi che stiamo calpestando. Mi descrive entusiasticamente le origine romaniche di questa città, indicandomi con l’indice i luoghi più suggestivi di Verona. In questa piacevole descrizione anche il pittoresco homeless che ha trovato dimora all’interno di un sottoscala romanico, appare ben incastonato nella storia. Peccato che siamo nell’anno duemilaedieci e la dignità e l’integrità del singolo non sono ancora completamente rispettate.

Ripartiamo, ormai siamo in giro già da un’ora e mezza. Attraversiamo una laterale del centro per controllare che non ci sia sfuggito qualcuno da aiutare e poi ci dirigiamo nelle vicinanze della tomba di Giulietta. Qui c’è un ultimo gruppo di persone che ci aspetta. Alcuni vengono anche svegliati dal nostro arrivo, effettivamente non è proprio l’orario più consono per cenare, però riaprono volentieri gli occhi quando ci vedono.

Anche qui un’altra situazione di contrasto. Una coppia accovacciata e infreddolita a terra e a fianco a loro un luminoso locale da poco inaugurato. Sembra quasi finzione, ma non lo è. Non ci sono limiti ai paradossi.

Torniamo alla base. E’ mezzanotte e un quarto. Anche per questa sera i giri della Ronda della Carità sono terminati. Stringo la mano ai tutti i componenti della “mia” squadra. Li guardo ad uno ad uno negli occhi. Avrei tante cose da dirgli. Mi limito ad un semplice, ma sentito grazie. Questa sera ho avuto l’onore di fare parte di loro. Questa sera ho avuto il piacere di vedere con i miei occhi che esistono ancora tante brave persone. Non so se quello che andrò a scrivere sarà all’altezza, sicuramente però glielo vorrò dedicare. Se lo meritano con tutto il cuore.

Bravi ragazzi.


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mercoledì 17 febbraio 2010

Un Sorriso nella Notte - Parte prima


Mancano quindici minuti alle ventuno quando ci accingiamo ad aprire il portone. Il nervosismo è stemperato dalla sicurezza che ogni nuova esperienza può solo arricchire. Nonostante ciò qualche dubbio rimane. Guardo Fred. Non parliamo, anzi ci togliamo quasi imbarazzati gli sguardi di dosso. Lui si aggiusta la tracolla con all’interno la sua reflex. Io la sciarpa. Fa freddo questa sera a Verona e deve ancora arrivare la notte.

Entriamo. Ci viene incontro subito Mario. Ci stava aspettando. Il suo sorriso e la sua calorosa stretta di mano sono rassicuranti. Trasmettono con decisione un senso di serenità.

Ci guardiamo attorno. Sembra proprio un magazzino di qualche ipermercato. Ben disposti nei diversi ripostigli: alimentari, vestiario, coperte e altro ancora. Prima di accomodarci nella stanza adibita ad ufficio di Mario, veniamo colpiti anche da un altro elemento. C’è un via vai di persone. Età più disparate. C’è fermento. Non confusione, tutt’altro. Si nota una spiccata organizzazione. Chi riempie di tè caldo i thermos. Altri sistemano le singole borse dove all’interno c’è il pane e le posate. Alcuni si occupano della frutta e del dolce, mentre c’è chi fa l’inventario dei capi d’abbigliamento da distribuire. Anche sulle coperte c’è una stima, ma di quelle si abbonda un po’. Purtroppo in queste notti non sarebbero mai troppe. E’ quasi tutto pronto. A momenti arriverà anche il piatto caldo. Questa sera è il gruppo degli Alpini della zona che si sono resi disponili a preparare una zuppa calda.

Ci isoliamo dall’entusiasmo emanato da queste persone per entrare nell’ufficio di Mario. E’ giunto il momento di fare quello per il quale abbiamo fissato questo incontro alla sede della Ronda della Carità.

Fred si è reso disponibile ad appoggiare l’iniziativa di Antonio Amendola di Shoot 4 Change legata al progetto di Ghosts – Fantasmi. Dare visibilità agli invisibili, a chi ha perso un’identità. Senza tetto, homeless, sans-papiers. Sensibilizzare su un tema così fortemente attuale. Sarà di Fred il compito di immortalare, prima di tutto con la sua sensibilità e poi con la macchina fotografica, Alessandro e Ivan, due dei senza dimora aiutati in questo duro inverno dalla Ronda. Dal canto mio invece, cercherò con la parola prima e con la scrittura poi di mettere nero su bianco quello che avranno da dirci. Niente domande. In silenzio ad ascoltarli. Mi auguro che il risultato di queste foto e di questo testo (disponibile sul sito di Shoot 4 Change) rappresenteranno realisticamente l’incontro che stiamo per fare.

Intanto in ufficio ci raggiunge anche un capostipite della Ronda della Carità. Anche lui si chiama Antonio. I suoi occhi brillano. Lo si può ben notare nonostante porti gli occhiali da vista. Questa volta non è il freddo, dev’essere invece quell’energia che accomuna tutte le persone all’interno della Ronda. E’ da più di dieci anni che fa volontariato. Con le sue pacate parole ci racconta di questa realtà. Di quante persone mettono a disposizione parte del loro tempo ogni sera. Di quante aziende locali li aiutano nella loro raccolta di cibo. Dei privati che fanno donazioni. Insomma di quante Bella gente c’è intorno, nonostante il bombardamento mediatico che ci vorrebbe tutti truffatori, disonesti, menefreghisti o, nella migliore delle ipotesi, bamboccioni e teledipendenti.

Intanto arrivano anche Alessandro e Ivan. Che incontro!

Non vi voglio anticipare nulla, però è stato umanamente uno dei più intensi momenti d’ascolto. Storie, sguardi, semplici gesti.

Mezz’ora, non tanto di più, poi Antonio gentilmente ci dice che è arrivato il momento. Le squadre sono pronte. I due furgoni caricati sono fuori già accesi. Si esce. Sulla strada. Iniziano quei giri che ogni sera, ogni notte, sette giorni su sette i volontari della Ronda della Carità compiono per portare un pasto caldo. Un indumento. Una coperta. Un sorriso.


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Continua

mercoledì 11 marzo 2009

Alla luce del Sole


Cambia tutto.

Cambia l'immagine della nostre città. Si modificano le forme degli edifici, sia all'esterno sia all'interno con quei raggi che trafiggono le vetrate e portano una nuova luce nelle case.

Cambia l'immagine della natura. I fiori sembrano un'esplosione di fuochi d'artificio e le piante accendono l'intensità del loro verde. Le rondini volano a festa e i gatti si assopiscono al tepore dei raggi.

Soprattutto alla luce del sole cambiamo noi. Non solo sfoggiando capi leggeri e grossi occhiali da sole, ma attraverso il nostro sorriso. L'umore decisamente migliora. La nostra carica vitale aumenta, come fossimo alimentati da questa importante energia alternativa.

C'è voglia di stare bene, incontrare persone, camminare per le strade senza una puntuale meta, se non quella di andare verso questo sole e abbracciarlo il più forte possibile.

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