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venerdì 13 aprile 2012

Disco Week End: Omar Sosa - Mulatos

Quando si ha la fortuna d'incontrare un'artista dal vivo tutto diventa più facile. O per meglio dire tutto diventa più vero. E' lì da quella vicinanza al palco, da quelle note che s'infrangono nel corpo e nello spirito, che si svelano i veri musicisti. Quella sera erano bastati pochi istanti per trasmettere a tutti i presenti di un piccolo teatro di provincia la magia della musica.


Seppur in modo diverso comunque quella energia l'ho ritrovata riascoltando un suo album pochi giorni fa. Con cuffie nelle orecchie e passo spedito ho avvertito fin da subito la capacità di trasmettere emozioni di certi interpreti.


Il suo ritmo mi rallentava il passo. Anzi no me lo modificava a tal punto da scandirne perfettamente il tempo. Lo sguardo stesso assumeva una prospettiva di visione diversa. Più morbida. Più solare. E dalle labbra un sorriso iniziava a spuntare.


Tutto ciò grazie al solo riascolto di Omar Sosa. Mi è bastato mettere il primo album di lui che avevo a disposizione, Mulatos e tutto ha assunto forme e modalità diverse. Era pure tornato il sole a splendere.


Che dire, sicuramente gli effetti dati dall'ascolto sono soggettivi, ma in questo caso non possono che essere tutti tremendamente positivi.


Buon week end in compagnia di Omar Sosa.




venerdì 2 marzo 2012

Disco Week End: Lucio Dalla - Lucio Dalla

C'è sempre un senso di incredulità. Sarà il fatto che sembrano persone in grado di sconfinare dal tempo. Uomini che hanno vissuto e che continueranno a vivere. Questo grazie a quello che hanno fatto. Scrivere, suonare e cantare canzoni. Semplici canzoni, ma che si sono indelebilmente fissate nella costellazione sonora delle emozioni umane.


E mentre si metabolizza una scomparsa come la sua, la sua musica viene in soccorso come a testimoniare che tanto di lui rimarrà a farci compagnia. Ricordi personali che si mescolano alle sue canzoni. Canzoni sue, ma che ogni persona ha fatto proprie nel momento dell'ascolto.


E' così che riprendendo in mano un po' tutta la sua discografia, mi sono soffermato sull'album che non so se lo rappresenti maggiormente, ma sicuramente è quello che per me innesca rinnovate sensazioni ad ogni suo riascolto. Il disco in questione prende proprio nome da lui, Lucio Dalla ed è un viaggio nella musica di questo cantautore che rende bene la sua idea artistica. Almeno per quel periodo attorno alla fine degli anni '70.


Non ci sono altre parole da aggiungere. Meglio ascoltare. Viaggiando con la mente, per essere più vicini ancora una volta a lui.


Lucio Dalla, grazie.





venerdì 29 aprile 2011

Disco Week End: Mercedes Sosa - 30 Años

Che bello!


Che bello quando lascio questo spazio agli ospiti de Il mecenate d'anime. Vengo sempre ripagato. Ne è un'ulteriore dimostrazione il disco di oggi. E' stato scelto da Nicola Ceri Specchio "... è la voce che più di altre associo alla mia esperienza sud-americana..." mi dice. 


La voce in questione è quella di Mercedes Sosa. Una cantante. Un simbolo. Ha rappresentato la pace e la democrazia. I diritti civili e la lotta alla dittatura. Per questo ha dovuto vivere anche in esilio. Parigi prima, Madrid dopo. Poi il ritorno nella sua Argentina con la caduta del regime militare.


Un'artista straordinaria che ho avuto il piacere di vedere esibirsi in un suo concerto, prima della sua scomparsa avvenuta nel 2009. 


30 Años, il disco scelto dal Ceri, è l'album ideale per ripercorrere la sua carriera musicale. Poesie messe in musica e magistralmente interpretate da lei.


Vi lascio all'ascolto di uno dei suoi brani più famosi Todo cambia, canzone presente anche nell'ultimo film di Nanni Moretti Habemus Papam.


Buon ascolto.




giovedì 9 dicembre 2010

Con la fantasia accesa nel parco - Luca "C" Matteazzi - Parte terza

Luca C Matteazzi mentre descrive il suo modo di fare arte (ph. by Alfredo Montresor)

Vai alla seconda parte


Poi guardando il parco e indicando il prato verde mi dice: “… mi dispiace tu non abbia visto le installazioni che ho realizzato in collaborazione con Michela Gruppach per il giardino del Teatro Olimpico o quelle per l’Aiuola 2010 a Villa da Schio in fiore… natura ed arte messe insieme!”.

In questo tourbillon di progetti, non mi rimane che chiedergli su cosa sta lavorando o ancor meglio su cosa gli piacerebbe confrontarsi. E naturalmente anche qui la risposta non poteva essere scontata.

Sicuramente voglio continuare sia sul discorso installazioni sia sulla realizzazioni di pezzi d’arredamento. Non voglio tralasciare le collaborazioni per l’allestimento di mostre però… c’è una cosa che ultimamente è presente nei miei pensieri… vorrei realizzare un flash mob… sì proprio così un flash mob, togliendone quella impropria funzione di promozione che ne ha fatto il marketing, ma elevandone le sue potenzialità di espressione artistica collaborativa”.

Dopo questa risposta non posso trattenere la gioia per aver accettato l’invito di Luca ad incontrarlo oggi. Ho avuto il piacere di conoscere una persona che trasforma le emozioni in arte. Arte intesa nel senso più ampio del termine, senza porre limitazioni strutturali alla fantasia.

Saluto Luca C Matteazzi (alla fine non gli ho chiesto cosa sta per quella “C” tra il nome e cognome, buon motivo per rincontrarlo) e faccio a ritroso il pezzo di parco che avevo fatto con lui inizialmente.

Mentre cammino mi sembra di scorgere le panchine d’artista delle quali mi raccontava. Tra i fiori colgo anche qualche installazione realizzata da Luca. Stanchezza? Suggestione? No, è solo fantasia. Quella che Luca è riuscito ad accendere in me.

mercoledì 8 dicembre 2010

Con la fantasia accesa nel parco - Luca "C" Matteazzi - Parte seconda

DOGVILLE (ferro, legno, carta, plastica)


Ed è questo aspetto di Luca C Matteazzi, che è catalizzante. Praticamente non pone limiti al suo pensiero creativo. Le modalità attraverso le quali esprime i propri pensieri, i propri sentimenti, cambiano. Si alternano. Si modificano. L’unica cosa che rimane inalterata è la sua curiosità. La sua voglia d’inventare.

Parla entusiastico quando racconta del suo avvicinarsi alla fotografia. “E’ stato forse il mio primo lavoro, ma non lo consideravo come tale. Ricercavo, sperimentavo… mi tenevo aggiornato… guardavo cosa facessero i grandi fotografi, non per copiarli, ma per vedere se si poteva fare qualcosa di nuovo…”.

Poi invece mi parla dell’utilizzo dei materiali, di cosa si possa realizzare attraverso la combinazione di carta, ferro, legno e plastica. E mi racconta sempre con la sua verve descrittiva di borse, bracciali, collane ed orecchini. Dalle sue parole escono colori, forme, intuizioni.

SOLE (ferro, legno, carta, plastica, vernice)
Ma l’eclettismo di Luca non finisce qui. Ho un flash. Ricordo di aver visto sul suo sito delle panchine alquanto originali. Chiedo informazioni in merito e mi si apre un ulteriore mondo. “Stai facendo riferimento alla Panchina d’Artista! E’ un’idea, un progetto, che sto portando avanti insieme all’Associazione Amici dei Parchi e Il Giornale di Vicenza. Da una prima realizzazione che ho fatto io, abbiamo pensato poi di costituire un concorso. Abbiamo ricevuto proposte da tutta Italia… tutte di elevata qualità. L’idea è quella di realizzare una serie di progetti per il pubblico, dove i cittadini possano intervenire concretamente sugli spazi della città”.

Ancora una volta Luca riesce a stupirmi. Non solo perché dimostra di avere delle innate doti creative, ma anche perché pensa a delle cose che prevedano il coinvolgimento delle persone. Una forma d’arte “interattiva”.

martedì 7 dicembre 2010

Con la fantasia accesa nel parco - Luca "C" Matteazzi - Prima parte

L'arrivo a Vicenza - Luca C Matteazzi e il Mecenate d'Anime (ph. by Alfredo Montresor)


Un giorno ricevo una mail. Poche righe, scritte in modo garbato, con un invito finale: “… se ritiene possibile un incontro, la prego di dirmi come fare. Grazie”. In calce Luca C Matteazzi.

Visito il sito che è segnalato nella mail www.luca3c.it dopodiché lo chiamo. Lo chiamo perché in quelle poche parole aveva racchiuso un po’ tutto il senso de Il Mecenate d’Anime. Dare visibilità a persone “normali”, che hanno qualcosa da dire, ma che non trovano l’adeguato spazio nell’informazione tradizionale.

Dopo una decina di giorni ci vediamo.

Siamo a Vicenza, nel parco antistante la stazione. E’ un lunedì di metà ottobre. Una natura amica fa esplodere i perfetti colori d’autunno. Lontane sono le avvisaglie di quello che sarebbe successo da lì a qualche settimana in quelle zone per la pioggia.

Una passeggiata per il parco, prima di sederci a prendere un caffè in un bar. Dopodiché Luca inizia a raccontarmi la sua storia. “Il tutto ebbe inizio durante un carnevale a Venezia” mi dice. “Eravamo circa a metà degli anni ’80, io e un amico avevamo realizzato dei costumi per quell’evento. Tutto è partito da lì!”.

Gli si illuminano gli occhi, mentre ripercorre con la memoria quei momenti. Con una gesticolazione armoniosa, ricostruisce nell’aria, la forma di quegli abiti.

Erano costumi particolari, che non lasciavano intravedere chi c’era sotto e l’emozione più grande, dopo averne indossato uno, è stata quella di vedere lo stupore della gente di fronte a quelle realizzazioni… io vedevo la gioia negli occhi delle persone che incontravamo, senza essere visto!”.

Per Luca poi il passo è stato naturale. Oltre a continuare a fare costumi per il carnevale di Venezia, inizia a realizzare scene e costumi per laboratori teatrali. Collabora attivamente con scuole e compagnie teatrali. Riceve significativi riconoscimenti in ambito nazionale ed internazionale, ma soprattutto alimenta in modo perpetuo la sua creatività.

giovedì 30 luglio 2009

Paolo, la Luna è con te - Parte terza

Leggi la parte seconda

ILBETTA
: “A proposito di famiglia. Quanto è importante il sostegno di tua moglie e la presenza dei tuoi figli?”
Paolo: “Assolutamente imprescindibile. Fondamentale! Non dimenticare che la mia musa ispiratrice è mia moglie, a cui dedico ogni cosa che faccio. Inoltre, contrariamente alla maggior parte degli artisti che hanno i momenti di più grande ispirazione nelle loro fasi di grande dolore e sofferenza, io lavoro esclusivamente se e quando sono felice! E ritorniamo al cuore: la famiglia.”

Veniamo interrotti dal cameriere che arriva per le ordinazioni esordendo con “Oh ecco il nostro bancario creativo”, dal tono ironico, ma ben poco divertente. Lascio che prenda le ordinazioni e appena si allontana, mi viene spontaneo porre un ulteriore quesito a Paolo.

ILBETTA: “Paolo, ti danno fastidio questi pregiudizi nei tuoi confronti? Sembra che alcune persone siano poco disposte ad accettare un cambiamento nell’ordinarietà delle cose. Certi che ti conoscono come bancario, ti hanno etichettato così e ti vorrebbero per sempre così. Questi non sono in grado di capire che una persona non è solo il suo lavoro. Cosa ne pensi a riguardo?”
Paolo: “Fortunatamente non è più così. Nei primi anni di sperimentazione molti amici, parenti e colleghi mi hanno deriso e dato del matto. Poi, lentamente, gradualmente, le mie opere hanno cominciato a parlare per me e, loro, hanno cominciato a tacere.”

Arriva il pranzo. E’ ora di mangiare. Prima di addentare il primo boccone, alziamo i bicchieri al cielo, verso la luna che seppur giorno si vede benissimo. La luna è con Paolo e non solo lei. Poi facciamo un brindisi alla vita, che se lentamente vissuta, non finisce mai di sorprendere.

mercoledì 29 luglio 2009

Paolo, la Luna è con te - Parte seconda

Leggi la parte prima

Mentre ci accomodiamo su un tavolino nell’attesa delle ordinazioni, gli rivolgo una prima domanda.

ILBETTA: “Paolo, partiamo dalla fine. Non più di un paio di settimane fa, ho avuto il piacere di assistere ad una tua personale. Cosa vuol dire per te mettere in mostra le tue opere?”
Paolo: “E’ il mio modo di esprimermi, di comunicare, di parlare di me stesso, della mia vita, della mia famiglia. E’ il mezzo per trasmettere agli altri la mia energia, il mio entusiasmo, ciò in cui credo.”

ILBETTA: “Gli oggetti che riesci a realizzare hanno una duplice componente che li rende particolarmente originali. Da un lato la luce e dall’altro la vitalità. Alcuni pezzi sembrano vivi, come nelle migliori sculture di Michelangelo. Come riesci ad ottenere questo effetto?”
Paolo: “Una signora alla mia ultima mostra mi ha detto – in quelle sculture vedo te! Il tuo modo di muoverti, le tue posture, il tuo modo di prendere in braccio i tuoi figli, il tuo modo di muovere la testa – ecco è molto semplice, è tutto lì. Inconsciamente, inconsapevolmente, parlo con le mie mani attraverso il vetro. Nulla di più, nulla di meno. Assecondo il mio esser uomo materializzandolo. ”

ILBETTA: “Veniamo a quello che più mi interessa. Ci sono leggende, che narrano di te sveglio alle quattro del mattino, chiuso nel tuo laboratorio sotto casa a lavorare alle tue opere, prima di andare a lavorare in banca. Onestamente dove trovi il tempo per dedicarti alla tua arte, considerando inoltre che hai una famiglia (bellissima) che anch’essa ti reclama?
Paolo: “Non è una leggenda, ma l’unica via percorribile. Realmente mi alzo alle 4.00 per poter dedicare quasi ogni giorno due ore alla scultura. La mia vocazione è la famiglia, non potrei mai privarla della mia presenza.”

martedì 28 luglio 2009

Paolo, la Luna è con te - Parte prima

Alle 13.40 Paolo esce puntualmente dalla banca. Dalla sua banca. Visto che è lì che lavora da diversi anni.
Ci siamo dati appuntamento ufficiosamente per mangiare qualcosa insieme durante la pausa pranzo. Ufficialmente per parlare e scambiare qualche opinione sulle nostre idee. Già, visto che con Paolo ci sono diverse affinità, in particolar modo su una visione slow della vita oltre che sull’utilizzo della creatività per migliorare se stessi e ciò che ci circonda.

Paolo ha da qualche giorno compiuto quarantatré anni. Il suo compleanno scade in un data molto particolare. Festeggiava il suo terzo anno di vita quando tutto il mondo guardava alla Luna sapendo che c’erano delle persone che ci passeggiavano sopra. Forse anche questo ha influito sul suo destino.

La sua è la storia di chi si accorge che la strada che sta percorrendo non è propriamente la sua. Fin qui niente di nuovo. Quanti hanno questa percezione. La differenza però, sta che Paolo ha avuto il coraggio e la forza di provarci. Proprio così, comunque vada, lui potrà essere sereno con se stesso per quello che ha fatto.

Ma cosa ha fatto Paolo? Ha seguito le sue pulsioni e ha dato ascolto ad un talento artistico latente, ma che non vedeva l’ora di essere preso in considerazione.
Questo talento ha trovato consistenza nella scultura del vetro attraverso un’antica tecnica che è quella della fusione a cera persa del bronzo, che lui ha adattato e modificato per il vetro. Dieci anni di sperimentazione contro tutto e contro tutti.