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"Ma mi guardi bene per favore?"
"E' perché l'ho guardata bene che confermo quanto detto"
"Non voglio tediarla e non ne faccio una questione di principio, ma se da quella fototessera potrebbe anche apparire, dal vivo è ben altra cosa"
"Senta, lei mi è pure simpatico però non deve vergognarsi. E' un fatto naturale"
"Ma forse non ci siamo capiti. Non l'ha sto mettendo sul piano del compiacimento o meno di come sono, bensì di fornire un dato reale"
"Bene, allora a proposito di realtà si guardi allo specchio e vedrà lei stesso quelle sfumature di grigio ai lati che vedo io in questo momento"
"Le posso garantire che quelle sfumature che lei dice di vedere è perché oggi ho avuto la brillante idea di pettinare i capelli all'indietro"
"Mi dispiace. Io devo scrivere ciò che vedo".
Ed è così che dopo una discussione perdurata più di un quarto d'ora, mi ritrovo con la carta d'identità rinnovata con una voce modificata. Capelli: brizzolati. Comunque poteva andare peggio. Il dialogo fin da subito si era fatto serrato con la domanda da parte della responsabile dell'anagrafe: "Altezza... rimasta invariata?".
Sarebbe bastato seguire la lista. Ricontrollarla, prima di farne una palla di carta arrotolata e imbucarla in fondo alla tasca destra del jeans. Era la terzultima voce. La prima per importanza. Forse il vero motivo di quel pellegrinaggio sotto il sole battente a più di trentacinque gradi.
Invece no. Giunto a casa e disposto sul tavolo da cucina l'intero contenuto di quella shopper riciclabile, mancava inesorabilmente all'appello. Un sorriso posticcio di lui cercava di anticipare un veritiero sguardo assassino di lei. Ma appena i pollici e gli indici delle due mani posizionati sulle estremità di quella borsa, la scuotevano con gesto plateatico all'ingiù, la percezione di lui fu quella di uno sventolamento di bandiera e non certo di pace.
Il passo successivo fu l'enunciazione sempre da parte di lei in modo apparentemente flemmatico della frase di circostanza: "... ti ricordi cosa ti avevo detto di ricordarti di prendere prima di uscire, vero?". Dopodiché trascorso qualche eterno secondo di pausa, un sospiro accompagnava l'oscillazione della sua testa da destra a sinistra e viceversa. Infine il silenzio.
Fu allora che lui cerco di sdrammatizzare la situazione con un innocente battuta. Ma ci sono momenti in cui sia l'innocenza sia le battute è meglio mettere da parte. E quel momento era proprio uno di quelli.
Che cos'è che ci fa dire se è stata una bella giornata oppure no? E' possibile adottare la statistica per misurare quanto di buon umore siamo prima di andare a letto? E ancora, quanto incidono in termini matematici quelli che nel Monopoli si suddividono tra imprevisti e probabilità?
Certo che comunque sia, è indiscutibile quante siano le oscillazioni dello stato d'animo nell'arco di un intero giorno. Buoni risvegli, cattive mattinate, euforici pomeriggi e deludenti serate. Ma si possono tranquillamente mischiare i sentimenti per ritrovare delle nuove medie giornaliere. Chissà se conta di più una bella notizia ricevuto alle dieci del mattino o alle dieci di sera?
Però c'è una componente che va irrimediabilmente a sfalsare astrusi calcoli aritmetici. Questa componente è la soggettività o per meglio dire il nostro approccio nei confronti di ciò che ci accade e perché no, di ciò che potrebbe accaderci. Non conta tanto quante cose sono accadute in un giornata, ma cosa rappresentano per noi, il valore che noi attribuiamo ad esse. Quindi anche un solo accadimento positivo può avere la meglio rispetto su più situazioni negative, se noi stessi siamo in grado d'ingrandire l'essenza di quanto di bello ci è capitato e ridurre nello stesso tempo il significato degli altri accadimenti a noi meno congeniali.
Quindi più che di statistica del buon umore forse sarebbe meglio adottare un approccio più fotografico. "Zoomando" il bello e miniaturizzando ciò che non ci piace. Falsificazione della realtà? No, solo l'adozione di un pratico trucco per il benessere.
Dall'interno appariva come un gioco di ombre cinesi. I movimenti ritmici avvistati su quella tenda tirata rendeva tutto più romantico. Non sembravano rami di un albero indispettiti dal vento, ma una danza gioiosa di un essere vivente.
A poco importava che avesse tante braccia e molte gambe, non sarebbe stato certamente quello ad incutere paure prive di fondamento. Semmai era proprio quella strana forma a renderlo misteriosamente affascinante. Più il vento si alzava più le sue movenze erano perfette. Anche la luce del lampione là fuori sembrava piuttosto compiaciuta. Forse perché soddisfatta del suo contributo, più facilmente perché anch'essa aveva intuito la bellezza di quei gesti.
Intanto l'esibizione andava lentamente a concludersi. Anche il finale era degno di un tale spettacolo. Movenze che diminuivano d'intensità senza perdere la magia di un'esibizione irripetibile. Ed ecco che mentre il vento staccava la musica, una flessione in avanti richiamava un vero e proprio inchino.
Questo era il vero volto di una natura amica.
Marco è bravo a scuola. Marco obbedisce ai genitori. Marco non interrompe mai nessuno. Marco però ha pure un sogno. Più di uno. Vorrebbe correre in un prato fino all'ultima goccia di respiro. Saltare nelle pozzanghere quando fuori piove. Cantare a squarciagola tutte quelle canzoni che ha imparato, ma che non ha mai interpretato. Ma soprattutto Marco vorrebbe essere ascoltato. Quando le sue parole riescono ad uscire dalla sua bocca. Quando i suoi silenzi emergono dalle espressioni del suo viso.
Marco vorrebbe fare. Provare. Realizzare e alcune volte anche sbagliare, per capire meglio. Per imparare. Per migliorare o semplicemente per vivere.
A Marco non interessano i complimenti per dei comportamenti che si deve imporre. Al massimo qualche consiglio, ma meglio ancora qualche sorriso. D'incoraggiamento. Di stima. Di amore, quello vero però. Quello incondizionato, per ciò che sei e non per ciò che vorrebbero che fossi.
Intanto Marco continua a sognare. Piano piano però inizia pure ad agire. Nessun capriccio, solo segnali chiari che lui non è disposto a rinunciare alla propria vita per viverne una di qualcun altro. Magari pure bella, ma sicuramente non sua.
Si può fare ancora un bel video musicale senza tanti effetti speciali, ma dal forte impatto emozionale? E' possibile che la canzone abbinata al video sia anch'essa bella, ti metta di buon umore e ti faccia venire voglia di organizzare una festa con tutti i tuoi migliori amici? Può essere che l'album nel quale è contenuta questa canzone ci siano altrettanti brani belli, che per alcuni di essi siano stati realizzati degli altri video e anche codesti siano gradevoli? Ma soprattutto è possibile che questi ragazzi siano riusciti a produrre questo disco utilizzando la benevolenza delle persone che apprezzano la loro musica e attraverso un sito di raccolta finanziaria per progetti culturali abbiano trovato il denaro necessario per realizzarlo, ed ora loro ricambiano tutto questo amore mettendo a disposizione il disco, scaricabile gratuitamente (e legalmente) dal sito del gruppo stesso?
Bene, se a tutte queste domande avete risposto affermativamente, non vi rimane che vedere il video che trovate qui sotto, ascoltare la canzone e se vi piace il genere collegarvi a questo sito per il download gratis dell'intero album, non prima però di aver fatto un applauso A Banda Masi Bonita da Cidade.
La sveglia suona, la luce entra e l'occhio s'apre come un sipario.
La gamba cala, il corpo vive e l'uomo torna nel suo cammino.
Il caffè sale, l'aroma odora e il buongiorno intona il suo arrivo.
Lo sguardo pensa, la mente vede e il sole stende i suoi nuovi raggi.
I pensieri corrono, il respiro no e il mento su una mano l'appoggio ha.
Gli impegni scorrono, il tempo s'accorcia ed i panni sventolano nel loro asciugar.
La radio canta, la tele tace e la musica della natura inebria.
L'acqua scorre, la lama taglia e il viso è pronto per gridar.
La veste è pronta, la vestizione inizia e il costume di un nuovo giorno è indossato.
La borsa c'è, il sorriso pure ma di chiavi nessuna notizia.
La ricerca inizia, l'orologio segnala e un nuovo ritardo è assicurato.
Ritrovamenti fatti, porte chiuse e la marcia ha il suo inizio.
Un passo avanti, un altro ancora e l'arrivo sembra sempre più vicino.
Un saluto a destra, un altro a sinistra e le parole trovan vigore.
Il clacson suona, l'auto frena e pure l'altro occhio s'apre.
I gesti continuano, i momenti si sovrappongono e il canto del nuovo giorno sottolinea, oggi più che mai, che un buongiorno intonerai.