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giovedì 10 maggio 2012

Un gioco di squadra

Uno annuisce. Non c'è bisogno che parli. I suoi occhi stanno già rispondendo. Intanto l'altro pensa per poi far uscire una domanda perfetta. Un altro ancora prende parola disegnando nell'aria una frase esclamativa che a sua volta prende una forma interrogativa. E' così che il primo riprende possesso del dialogo per poi ricominciare a smistarlo.


E' questo quello che succede quando tre persone s'incontrano dialogano tra sé per un pubblico presente. Condividono, promuovono, traghettano pensieri. Alcune volte solo accennandoli, altre volte nella loro completezza, comunque sia con una continua attenzione che giungano a destinazione.


Si chiama gioco di squadra. Si basa sull'intesa. Si interpreta in maniera corale e prende forma con la parola. Sono poche le condizioni richieste. Affinità. Entusiasmo. Voglia di comunicare.


Le cose difficili non sembrano più tali. Le cose semplici si affrancano dall'essere banali. Sono dialoghi che potrebbero non aver fine. Anzi più il tempo trascorre più si amalgamano. La soddisfazione finale accomuna tutti. Relatori e presenti. Come in una festa dove la parola è la protagonista principale.

mercoledì 2 novembre 2011

Viaggio d'amore

Il suo sorriso da tempo si era smarrito. Era stato l'umore a portarselo via. Quell'umore che l'accompagnava nelle sue giornate. Quello che nemmeno la notte l'abbandonava. Non era tristezza. Nemmeno malinconia. Forse solo la mancanza di un motivo. Per essere felici. Per sentirsi vivi. 


In tutto ciò lui di certo non l'aiutava. L'ascoltava pure. Semplicemente non capiva. Questo non capire non faceva che alimentare un distacco. Sempre più grande. Sempre più pericoloso.


Intanto il tempo passava, se non che un giorno lei decise di riappropriarsi della sua vita. Lo fece nel modo più naturale, guardandosi allo specchio. E' lì che capì con chiarezza che stava soffocando la sua esistenza. Per chi? Per cosa?


Aspettò che lui tornasse. Si guardarono, dopodiché le parole presero il posto dei pensieri. Tante parole. Incessanti parole. Alcune spigolose. Altre più morbide, ma erano tutte quelle parole che non si erano più scambiati. Poi un pausa. Uno sguardo intenso e delle lacrime. Infine, come un arcobaleno, il sorriso. Prima di lei. Dopo di lui.


Si abbracciarono, dopodiché tenendosi per mano uscirono di casa. Fu così che iniziarono il loro vero viaggio d'amore. Un viaggio che avevano iniziato quando si erano conosciuti, ma che poi avevano dimenticato di continuare.

mercoledì 1 luglio 2009

Abbasso il navigatore

Non c'è niente di più bello che chiedere informazioni stradali, visto che sistematicamente per me questa richiesta si trasforma in dialoghi surreali.

Da un lato io non ho il senso dell'orientamento, dall'altro trovo spesso degli interlocutori fantastici, nel senso che non conoscono nemmeno loro il posto dove devo andare, ma hanno una tale voglia di aiutarmi e di parlare che può accadere che il posto non lo trovo, ma trascorro una decina di minuti veramente esilaranti.

Anziani che mi raccontano di quando hanno inaugurato la casa del popolo.
Giovani che mi aggiungono informazioni su informazioni, dando per scontato che conosca dov'è la pizzeria da Peppino e "la palestra Over the Top.
Signore che superata la prima fase di diffidenza verso "lo straniero", in pieno disappunto rimangono incredule che non conosca quell'indirizzo.

Per fortuna alla fine esistono chiese, monumenti e grandi/noti negozi, così tra "... vada dritto fino alla Chiesa di S. Andrea, poi al Monumento dedicato ai Caduti svolti a sinistra e infili la prima a destra dopo il McDonald's...", alla meta ci si arriva.

Quindi, se non avete fretta di arrivare a destinazione, abbasso il navigatore ed evviva l'informatore.

Photo Credits

lunedì 11 maggio 2009

Come va?

Ci sono dei modi di fare, delle abitudini radicate e ben consolidate, delle quali si potrebbe fare a meno.

Una di queste è il Come va?, usato sistematicamente come un cortese grimaldello per iniziare un discorso con chi incontriamo.

E' una domanda retorica, inopportuna e spesso falsa.

Retorica perché per sapere come sta una persona basta guardarla, parlarci, ascoltarla.
Inopportuna perché in alcune circostanze si va ad infierire sulla persona qualora questa per motivi suoi personali non stesse nelle migliori condizioni.
Purtroppo spesso falsa, perché poniamo la domanda, ma allo stesso tempo non ascoltiamo la risposta, menefreghisti come siamo.

Quindi direi la prossima volta prima di chiedere Come va? a qualcuno, vediamo di porre la domanda a noi stessi, dandoci naturalmente una risposta sincera.


giovedì 12 marzo 2009

Volevo dirti una cosa

... ma non mi ricordo più!

Quante volte vi è capitato che una persona inizia un discorso, sta per dirvi una cosa, ma tutto d'un tratto non si ricorda più di cosa si tratta.

Non sto parlando di casi patologici, ma di semplici amnesie che fanno innervosire chi è in ascolto. Poi se la persona alla quale avete iniziato il discorso è di natura curiosa, apriti cielo.

Purtroppo io sono un fuoriclasse in queste comunicazioni interrotte.
Già la mia memoria non è delle migliori, poi se subentra la smania di voler raccontare molte cose contemporaneamente, mi capita spesso di lasciare con un palmo di mosche i miei ascoltatore.
La cosa divertente è che quando mi ricordo cosa volevo dire, voglio assolutamente terminare la comunicazione cercando di rintracciare la sfortunata vittima.

Cosa c'è di divertente? Immaginate che l'interlocutrice sia mia moglie e che io mi ricordi cosa volevo dirle nel pieno della notte.

"Scusa cara, stai dormendo? Perché sai mi è venuto in mente cosa volevo dirti"

lunedì 9 marzo 2009

Convenevoli del dopocena

Mi è capitato ancora.

Mancava poco alla mezzanotte e la cena con gli amici stava volgendo al termine.
Caffè degustato. Limoncino sorseggiato. Il conto era arrivato ed era stato pure saldato, mentre i camerieri iniziavano ad alzare le prime sedie sui tavoli per sistemare il locale.

Una volta alzati, mettiamo le giacche e ci salutiamo. Ed ecco il momento topico.
Invece di imboccare l'uscita del locale, ricominciamo a parlare.
Piacevolmente si crea una situazione di stand by. Nessuno si muove, nessuno prende l'iniziativa di partire e le parole traboccano come un fiume in piena, come se ci fossimo appena ritrovati e non fossimo reduci da una lunga serata in compagnia.

Una situazione che può tranquillamente durare cinque, dieci, venti minuti o ancor di più.
Non c'è una spiegazione logica. E' un misto di convenevoli del dopocena e una voglia comunque di non staccarsi dal gruppo.

Il teatrino è durato finché il ristoratore elegantemente ci ha intimati ad uscire e uno dei presenti razionalizzato quanto accadeva ha preso l'iniziativa e ha oltrepassato la soglia dell'uscita.
Bene, sembrava tutto finito, se non fosse che, nonostante gli ulteriori saluti della buonanotte, ci siamo ritrovati per un'altra mezzora a parlare fuori del ristorante, sul piazzale dove avevamo parcheggiato le auto.

D'altronde questa è la forza di una piacevole Compagnia e poi il cielo ero fantasticamente stellato, la luna crescente origliava silenziosamente i nostri discorsi, i problemi di tutti giorni sembravano scomparire e i nostri cuori ricevevano un forte appagamento.