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mercoledì 13 luglio 2011

Dai e vai

Dai miei ricordi da cestista (dalla grande passione, ma dal poco talento), ogni tanto riemerge il nome di un piccolo schema, un movimento di gioco, nominato "dai e vai". Da un punto di vista sportivo non era niente di che. Si passava la palla al compagno, per poi tagliare verso canestro. Ma mi è sempre piaciuto cosa stava dietro al nome di quella azione.


In un certo qual senso poi, ho cercato di applicarlo anche alla mia intera esistenza. Quel senso del dare incondizionato. Dare agli altri per poi andare, proseguire il proprio percorso. Non è mai stato fondamentale se poi era il compagno di vita, l'amico di turno a segnare. Ciò che importava invece era fare al meglio ciò che si era in grado di fare. Mettere nelle condizioni se stessi e gli altri affinché da un'azione corale si ottenesse il risultato migliore.


Questa del "dai e vai" è una metafora che ho portato avanti negli ambiti più diversi. Nel lavoro, inteso come gruppo di lavoro, team nel quale ognuno può/deve dimostrare il proprio talento. Nei rapporti sociali dove ognuno fa parte di qualcosa di più grande e dove vige il rispetto dell'individuo, ma allo stesso tempo la consapevolezza del gruppo.


Forse di canestri non ne ho segnati molti in passato. Anche perché il mio tiro era alquanto scadente, però su una cosa credo di aver fatto modificare il mio referto di gioco. Lo spirito di squadra. L'uomo spogliatoio. Colui che faceva diminuire la tensione del match, ricordando che si trattava pur sempre di un gioco, senza per questo inficiare l'agonismo che doveva essere presente.


Sempre e comunque in un'ottica di "dai e vai".


E ora time out. Mi prendo un caffè.

mercoledì 1 giugno 2011

Festival della Felicità

Tra i vari appuntamenti e manifestazioni che popolano la nostra penisola, c'è un evento che mi ha incuriosito. Il Festival della Felicità che si tiene in questi giorni a Pesaro e Urbino. Al di là del programma, degli ospiti e degli interventi, tutti meritevoli di attenzione e interesse, mi piaceva l'idea che ci fosse qualcosa, un momento di riflessione, su quell'elemento cui tutti siamo alla ricerca.


"La felicità in tutti i sensi..." è il sottotitolo della festival e già questo potrebbe aprire le porte ad ampi dibattiti. Ma ancor prima di addentrarci in questo sarebbe interessante porsi l'interrogativo principe: "Esiste la felicità?". 


Esiste la felicità come stato assoluto e continuativo, oppure dobbiamo accontentarci di più o meno brevi momenti di gioia? Momenti che, se siamo abbastanza bravi, riusciamo ad immortalare nella nostra memoria e utilizzare come battello di salvataggio nelle situazioni personali più difficili.


E se fosse solo un miraggio la felicità? Una meta non solo irraggiungibile, ma anche una distrazione costante che ci fa perdere di vista la quotidiana esistenza. Offusca gli istanti. Anestetizza le reali percezioni.


Chissà. Sta di fatto che è più semplice dire di essere impegnati nella sua ricerca, che non dichiarare la propria infelicità. Forse non ci si può permettere nemmeno la libertà di esserlo.


Comunque quando avete un attimo provate a fare questo giochino. Prendete un foglio ed iniziate a scriverci sopra quali sono stati i momenti che vi siete sentiti felici. A fianco provate ad inserire anche il luogo e soprattutto chi era presente con voi in quel fatidico momento della vostra vita. Non aspettatevi di trovare il segreto della felicità, però forse qualche spunto in più sul vostro approccio ad essa sicuramente.


Nel frattempo, come cantavano la grande coppia Al Bano e Romina Power, "Felicità è...".

giovedì 10 marzo 2011

2 settimane

La vita media di una farfalla.


Vedendolo nero su bianco sulla pagine di quell'enciclopedia, lascia stupiti.
Eppur vero che la farfalla con le sue belle ali colorate è il frutto di un lungo processo di metamorfosi che può durare, per alcune specie, anche sette anni. Però quel 2 fa un certo effetto.


Fa effetto perché confrontato con la speranza di vita media di una persona è un valore insignificante. Noi siamo abituati a ragionare per fasce d'età. Per alcuni c'è anche un pensiero di immortalità. Però chissà se questo approccio di aver tanto tempo a disposizione, non ci limiti nell'esistenza quotidiana.


"Questa cosa la farò domani!", "... un giorno quando smetterò di lavorare, potrò finalmente dedicarmi...", oppure ancora "... per fare questa cosa c'è tempo...". Rimandiamo. Tergiversiamo. Procrastiniamo. Ne so qualcosa a proposito.


E mentre aggiorniamo in data futura la nostra vita, ne passano di settimane. Altre che solo due. Trascorrono mesi. Anni. 
E tutto ciò dove ci porta? Poco lontani. Ciò che vorremmo fare viene rimandato a data da destinarsi. Nel frattempo però, veniamo sommersi da impegni più o meno artificiosamente giustificabili.


Addirittura arriviamo a fare anche degli straordinari tanto per occupare il tempo. Tanto per distrarsi e non pensare al presente, ma al futuro. Quel futuro che un giorno verrà senza nemmeno rendercene conto. Perché quando sarà arrivato, noi saremo concentrati nel pensare ad un altro futuro ulteriore, come se potessimo continuare così, in eterno.


Ora prendo un calendario. Da oggi alle prossime due settimane mi segno tutto ciò che andrò a fare. Certo non riuscirò a fare tutto. Ma forse nemmeno conta il tutto. Conterà più che altro come farò queste cose. 


Armiamoci di entusiasmo, curiosità e determinazione. Ci sarà da divertirsi.

lunedì 21 febbraio 2011

Tempo d'amare

Non importa che si tratti di lavoro o tempo libero. Sta di fatto che la parola d'ordine è essere impegnati. Impegnati a fare qualcosa d'importante. Il problema è che tutto sembra essere diventato estremamente importante. Tutto, tranne una cosa.


Impegnati in maniera spasmodica in ufficio. Impegnati in maniera compulsiva fuori dall'ufficio. Assenti ripetutamente nella nostra esistenza.


Concentrati su alcuni aspetti, ma fagocitati dalle distrazioni che ci allontanano sempre più dalla visione d'insieme. 


Mentre la vita scorre si affievolisce sempre più l'entusiasmo che ci aveva accompagnato. Immersi nelle nostre discutibili convinzioni è l'amore che se va.


Ed è così che nel frastuono del quotidiano, il sentimento viene soffocato. Allontanato. Dimenticato. Tutto ciò che è stato fatto non ha saputo alimentare ciò che doveva essere alimentato.


Ci si dimentica di amare se stessi. Figuriamoci gli altri.


Intanto si continua a correre, nonostante il fiato corto e un amore da amare.


E se la noia sembra prendere il sopravvento, ancor di più si correrà.


Cambiare rotta si può. Basta traghettare verso i mari, non sempre tranquilli, dei nostri sentimenti. Solo così nell'essenza della propria esistenza, intravedremo un'altra concezione del tempo. Quel tempo d'amare, troppo spesso perso o lasciato andare.

giovedì 10 settembre 2009

Entusiasmati per entusiasmare

C'è una cosa sulla quale periodicamente mi ritrovo a riflettere.
Si tratta dell'approccio con il quale una persona afrronta la propria vita. Più mi guardo attorno e più mi accorgo che c'è mancanza di un ingrediente fondamentale per ottenere un'ottima ricetta dalla nostra esistenza.

Entusiasmo!

Entusiasmo in ciò che si fa, in ciò che si vede, in cio che si sente, in ciò che si dice. Solo se una persona è entusiasta riuscirà ad entusiasmare gli altri. E' questo il contagio positivo che dovremmo perseguire.

Sono fermamente convinto che se emaniamo entusiasmo, riceveremo entusiasmo e viceversa. Dobbiamo innescare questo circolo virtuoso dell'esistenza. Basta musi lunghi, sospiri di sconforto e sguardo latitante. Facciamo noi il primo passo, il primo sorriso, magari la prossima volta che ci presenteremo davanti allo sportello di qualche ufficio publlico qualcosa cambierà.

Surprise.


lunedì 7 settembre 2009

Fatto, saputo fare, potuto fare


Il ristorante era semideserto. Una coppia di poche parole, un gruppo di apparenti amici e una reunion famigliare composta da tre generazioni: nonno, figlio di mezza età e nipote da poco maggiorenne.

Da quest'ultimo tavolo, il mio sguardo viene attratto. In particolar modo dal capostipite di questa famiglia. Lineamenti ben marcati, pelle abbronzata dal sole della terra, mani grandi in continuo movimento nel tentativo di rafforzare parole che scorrono in tono solenne e autoritario senza permettere un contraddittorio.

Sto assistendo ad un sermone che trova il suo gran finale in una frase che riecheggia nella spoglia sala da pranzo "... posso essere completamente soddisfatto della mia esistenza perché ho fatto, ho saputo fare e ho potuto fare...".

Una frase a suggello di una gloriosa visione della propria vita. Niente pentimenti. Nessuna incertezza. Una ferma sicurezza.

Gli occhi del figlio si abbassano sul piatto vuoto in forma reverenziale. Quelli del nipote si alzano al cielo come in una preghiera che il supplizio abbia un veloce termine.

Chissà se con meno presunzione, questo monologo e apporto di esperienza si sarebbero potuti trasformare in un dialogo costruttivo e un confronto reale sulla esigenze e difficoltà di generazioni diverse. Chissà.
Intanto arriva il conto.
La cena è finita e ben poco rimarrà di questa serata ai partecipanti di questo banchetto.

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martedì 21 luglio 2009

Non t'arrabbiare

Mogli che rimproverano i mariti per aver dimenticato di acquistare il sapone per la lavatrice.
Inquilini che contano le briciole sul davanzale per poi rinfacciarle al vicino del piano di sopra, togliendogli sistematicamente il saluto.
Anziane signore che inveiscono contro dei turisti che secondo loro gli sono passati davanti nella fila alla cassa del supermercato.
Bambini che litigano per un gioco non condiviso.

Cos'è il caldo che ci annebbia la ragione? Non passa un'istante che non si veda qualcuno arrabbiarsi. Ma la cosa più grave è che spesso i motivi di questi litigi sono veramente futili. Perdiamo energia e tempo di fronte a stupidaggini e intanto il tempo passa, portandosi via momenti unici della nostra vita.

Ricordo ancora quel gioco che si chiamava Non t'arrabbiare.
Non t'arrabbiare, proprio così, poche parole che racchiudevano il senso di quel gioco, ma sotto sotto della nostra esistenza.

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mercoledì 13 maggio 2009

Non ho l'età

Questo è il vero grande dilemma della vita.

Non avere l'età giusta al momento giusto. Essere troppo giovani, quando si vorrebbe avere qualche anno in più e, il sistematico contrario, essere avanti con gli anni quando ci servirebbero fresche energie.

E' questa la teoria che mi hanno sempre propinato, ma sarà vera?
Lo è. Parzialmente.
A tutti sarà capitato qualche circostanza dove gli sembrerà di essere stato in ritardo o in anticipo con il proprio destino anagrafico, però c'è un fattore fondamentale che cambia le carte in tavola: l'entusiasmo!

L'entusiasmo è quel elemento magico che ti fa affrontare di petto la tua esistenza. E' quel concentrato adrenalinico che ti rende felice di vivere la fase della tua vita.
All'entusiasmo non interessa sapere quando sei nato. Gli basta sapere che sei nato. Che esisti. Che puoi fare, creare, pensare e imparare.

Ecco svelato il trucco del perché alcune volte incontro delle persone che hanno diverse primavere sulle spalle, ma che tanti dei miei giovani coetanei non riuscirebbero a stargli dietro.

P.S. Credo che la cosa valga anche per quel signore che sistematicamente mi supera in scioltezza quando vado a correre :)