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lunedì 7 settembre 2009

Fatto, saputo fare, potuto fare


Il ristorante era semideserto. Una coppia di poche parole, un gruppo di apparenti amici e una reunion famigliare composta da tre generazioni: nonno, figlio di mezza età e nipote da poco maggiorenne.

Da quest'ultimo tavolo, il mio sguardo viene attratto. In particolar modo dal capostipite di questa famiglia. Lineamenti ben marcati, pelle abbronzata dal sole della terra, mani grandi in continuo movimento nel tentativo di rafforzare parole che scorrono in tono solenne e autoritario senza permettere un contraddittorio.

Sto assistendo ad un sermone che trova il suo gran finale in una frase che riecheggia nella spoglia sala da pranzo "... posso essere completamente soddisfatto della mia esistenza perché ho fatto, ho saputo fare e ho potuto fare...".

Una frase a suggello di una gloriosa visione della propria vita. Niente pentimenti. Nessuna incertezza. Una ferma sicurezza.

Gli occhi del figlio si abbassano sul piatto vuoto in forma reverenziale. Quelli del nipote si alzano al cielo come in una preghiera che il supplizio abbia un veloce termine.

Chissà se con meno presunzione, questo monologo e apporto di esperienza si sarebbero potuti trasformare in un dialogo costruttivo e un confronto reale sulla esigenze e difficoltà di generazioni diverse. Chissà.
Intanto arriva il conto.
La cena è finita e ben poco rimarrà di questa serata ai partecipanti di questo banchetto.

Photo Credits

lunedì 4 maggio 2009

The Power of Love

L'Amore, l'arma più potente che abbiamo a disposizione, ma che spesso e volentieri dimentichiamo di usare.

Se ci pensiamo gran parte delle cose brutte che ci accadono, che ci circondano, sono conseguenza di un'assenza di Amore.
Arrabbiature, tensioni, malumori non sono altro che segnali di allerta. Rappresentano la nostra spia della riserva. Ci indicano che dobbiamo fermarci per ricaricare il nostro cuore d'Amore.

Amore verso il nostro partner. Amore verso i nostri famigliari. Amore verso i nostri amici. Amore verso gli altri. Amore verso noi stessi.

C'è bisogno di tanto amore per rendere piacevole la nostra esistenza e di tutti quelli che ci circondano. Innamoriamoci. Facciamo innamorare e viviamo nel pieno stordimento d'Amor.


venerdì 17 aprile 2009

Replica - Gli Uomini di una Volta

Non esistono più pure quelli.

Proprio così, se ieri abbiamo avvallato l'ipotesi che le donne, fortunatamente sono cambiate, un consistente cambiamento si è verificato anche nell'emisfero maschile.

Anche in questo caso, le donne dovranno rinunciare a certe attenzioni, ad una galanteria degna dei migliori cavalieri del '700, ma tutto sommato credo che ne valga la pena.

In cambio si ritrovano degli uomini più vicini ai loro sentimenti, al loro modo di pensare, pur mantenendo sempre le inaviccinabili distanze.

E' la generazione di questi trentenni un po' sognatori, alcune volte fragili, ma che hanno comunque tanto amore da dare.
Siamo passati da un compagno autoritario ad un confidente autorevole.

Ora i mariti si rendono conto di cosa vuol dire mandare avanti una famiglia.
Vedono i figli. Vivono i figli.

Anche in questo caso, scorgo più gli aspetti positivi del cambiamento che non quelli spesso romanzati degli uomini di una volta.

E poi non è vero che gli uomini migliori sono già tutti sposati o gay. Qualcuno ne è rimasto in circolazione (forse).

martedì 17 febbraio 2009

Perché Sanremo è Sanremo

Stasera si ricomincia.
Non m’interessa tanto parlare di cos’è oggi il Festival di Sanremo, ma di quello che ha rappresentato per me in passato.

La mia memoria fa riaffiorare in me ricordi da bambino. Nove, dieci anni, poco importa. Ero lì seduto con la mia famiglia per godermi un momento di condivisione, di sana passione musicale.

Era un po’ come la vigilia di Natale, quando ci si riunisce per stare insieme e scambiarsi oltre che i regali, parole, gesti, affetti. Tutti lì ad ascoltare per poi commentare e fare i propri pronostici.

Non ho vissuto i primi anni dell’avvento della televisione, quando ci si riuniva nelle case dei più fortunati detentori dell’apparecchio o nei bar per assistere alla programmazione, ma per me il tenore era un po’ quello. La televisione aveva ancora una forza aggregante e trasferiva oltre che dei contenuti un linguaggio.

Si tirava piacevolmente tardi. Ma si stava insieme. Sanremo era un collante di anime, che attraverso la musica le riavvicinava.
Tutto girava attorno all’orchestra, al suo maestro, alla canzone e al suo interprete. Poche note ed eravamo già rapiti dalla melodia.

Il giorno dopo un po’ stanchi ci si alzava, ma il motivetto sentito la sera prima era già lì pronto per essere fischiettato.
Quelle sere passavano velocemente, nell’attesa della serata finale, dove puntualmente mi addormentavo perdendomi la proclamazione del vincitore, ma anche questo poco importa.