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venerdì 24 giugno 2011

Disco Week End: Casino Royale - Io e la mia ombra

E' iniziato! L'atmosfera è già molto calda. Ieri sera una prima serata esplosiva che proprio con la Submotion Orchestra ha raggiunto il suo apice.


Ora fino a domenica sera il Jazz:Re:Found  di Denis Longhi è pronto ad accogliere ancora un sacco di artisti. Tanta musica. Bella musica e un vasto pubblico che voglia divertirsi con queste straordinarie onde sonore ricreate qui a Vercelli.


E' perciò che anche questa settimana il disco week end è dedicato a questo festival. Ma ci va bene, molto bene, visto che l'album in questione era molto atteso ed è uscito solo qualche giorno fa.


Loro sono un gradito ritorno, i Casino Royale e proprio domenica prossima, 26 giugno andranno a concludere il Jazz:Re:Found presentando proprio il loro nuovo lavoro discografico dal titolo Io e la mia ombra.


Parlare dei Casino Royale è per me fare anche un tuffo nel passato. Ho ancora ben presente nella mia personale memoria dei suoni i live d'esordio di questo gruppo, che fin dall'inizio ha dimostrato di essere un importante tassello della scena musicale alternativa italiana. 


Da allora di anni ne sono trascorsi, ma ascoltando questo loro nuovo disco non si può che fare un plauso. Non è facile evolversi. Loro lo hanno fatto e bene.




venerdì 17 giugno 2011

Disco Week End: Submotion Orchestra - Finest Hour

Manca una settimana. E con il disco di oggi iniziamo la nostra personale marcia di avvicinamento al Jazz:Re:Found edizione 2011. Quello che Denis Longhi, ideatore e fondatore del festival, ci ha anticipato nelle scorse settimane con l'intervista su Il mecenate d'anime è passato. Ora è tempo di musica. Basta parole.


Per entrare nel clima di questo evento culturale che vedrà Vercelli, per quattro giorni, catalizzare l'interesse di tutti gli appassionati di musica (di buona musica), propongo come disco week end di oggi un gruppo di artisti che si esibirà insieme ad altri, proprio nella prima giornata del 23 giugno.


Loro sono la Submotion Orchestra e chi crede che suoni diversi si possano fondere insieme per riprodurre delle nuove melodie, loro ne sono l'esempio concreto. Molti la accostano alla Cinematic Orchestra. Sicuramente la possono ricordare, soprattutto quella prima versione. Però la Submotion Orchestra riesce ad esprimere un ulteriore linguaggio musicale, che la fa essere diversa e unica pur nella sua similitudine con i "cugini" inglesi.


L'album scelto è Finest Hour.  Non vi rimane che ascoltarlo, dopodiché preparate le valigie... Vercelli vi aspetta.




mercoledì 1 giugno 2011

Festival della Felicità

Tra i vari appuntamenti e manifestazioni che popolano la nostra penisola, c'è un evento che mi ha incuriosito. Il Festival della Felicità che si tiene in questi giorni a Pesaro e Urbino. Al di là del programma, degli ospiti e degli interventi, tutti meritevoli di attenzione e interesse, mi piaceva l'idea che ci fosse qualcosa, un momento di riflessione, su quell'elemento cui tutti siamo alla ricerca.


"La felicità in tutti i sensi..." è il sottotitolo della festival e già questo potrebbe aprire le porte ad ampi dibattiti. Ma ancor prima di addentrarci in questo sarebbe interessante porsi l'interrogativo principe: "Esiste la felicità?". 


Esiste la felicità come stato assoluto e continuativo, oppure dobbiamo accontentarci di più o meno brevi momenti di gioia? Momenti che, se siamo abbastanza bravi, riusciamo ad immortalare nella nostra memoria e utilizzare come battello di salvataggio nelle situazioni personali più difficili.


E se fosse solo un miraggio la felicità? Una meta non solo irraggiungibile, ma anche una distrazione costante che ci fa perdere di vista la quotidiana esistenza. Offusca gli istanti. Anestetizza le reali percezioni.


Chissà. Sta di fatto che è più semplice dire di essere impegnati nella sua ricerca, che non dichiarare la propria infelicità. Forse non ci si può permettere nemmeno la libertà di esserlo.


Comunque quando avete un attimo provate a fare questo giochino. Prendete un foglio ed iniziate a scriverci sopra quali sono stati i momenti che vi siete sentiti felici. A fianco provate ad inserire anche il luogo e soprattutto chi era presente con voi in quel fatidico momento della vostra vita. Non aspettatevi di trovare il segreto della felicità, però forse qualche spunto in più sul vostro approccio ad essa sicuramente.


Nel frattempo, come cantavano la grande coppia Al Bano e Romina Power, "Felicità è...".

giovedì 4 novembre 2010

Denis Longhi - Come suona la Provincia - Parte terza

Un'immagine del Festival Jazz Re Found 2010 

Vai alla seconda parte


Denis nonostante tu sia molto legato alla tua città, giri parecchio nel tuo tempo libero. Questo perché?
Dove ci sono concerti, appuntamenti musicali di rilievo prendo a vado. Una volta al mese normalmente un salto a Londra o a Berlino lo faccio. Queste uscite per me hanno una duplice finalità. Da un lato è un modo per aprire la mente, dall’altro è fondamentale conoscere le tendenze e le novità musicali. E’ come per uno stilista quando va fare ricerca all’estero. Dai piccoli negozi d’abbigliamento della California alle atmosfere dei mercati orientali. Sono stimoli importanti. Contaminazioni culturali necessarie.

Cosa significa vivere un festival per te?
“Vivere un’esperienza. Chi viene ad esempio al Jazz Re Found deve rimanere per tutti i giorni dell’evento. Non si tratta di andare a vedere un singolo concerto e poi tornarsene a casa. Il concetto di festival è molto più ampio. E’ un modo per stare insieme ad altre persone. Per conoscere. Per condividere interessi ed emozioni. La musica fa da collante a tutto ciò”.

Dicendo ciò, Denis mi fa vedere anche le due aree di campeggio che erano state allestite durante l’ultima edizione del Jazz Re Found. Anche questo è un segnale, non solo una provocazione. Allestire dei luoghi di ospitalità significa la volontà di accogliere le persone che arrivano nel modo migliore. Attraverso servizi e strutture.

E Jazz Re Found 2011 come sarà?
Ci stiamo già lavorando. Anche questo frutto dell’esperienza delle precedenti edizioni. Lavorare con un certo anticipo. Abbiamo già fissato le date. La quarta edizione sarà dal 23 al 26 giugno 2011. Abbiamo aggiunto un giorno in più, il giovedì, che sarà ad ingresso gratuito. L’idea è quella di continuare sulla linea artistica del nu-jazz. Presenza di band che possono anticipare i tempi con sicuramente qualche nome importante nell’ambito della musica internazionale. Sai per me è molto il feedback della gente. Per questo mi piace osservare le reazioni delle persone durante i giorni del festival. Già da quelle situazioni calibro le eventuali migliorie da apportare”.

La pioggia si ferma di scendere. Le acque del Sesia invece continuano a scorrere. Scorrono come l’entusiasmo di Denis Longhi. Vitalità. Pulsioni. Passioni. Nel silenzio della provincia c’è molto da ascoltare.  Come suona questa Vercelli. Come suona la forza di un’idea quando trova concretezza.

Riprendo l’autostrada verso la città. Tornerò Vercelli. Tornerò Denis. Ne potete stare certi. A giugno del prossimo anno voglio esserci anch’io a vivere questo festival.

mercoledì 3 novembre 2010

Denis Longhi - Come suona la Provincia - Parte seconda

Immagine di un live durante l'edizione 2010 del Festival Jazz Re Found di Vercelli

Vai alla prima parte dell'intervista


Non mi piace parlare di traguardi, però quello che siamo riusciti a raggiungere quest’anno è stato entusiasmante. Portare quasi 6.000 persone in tre giorni qui a Vercelli non è stata cosa da poco. Sono arrivate persone oltre che dalle province limitrofe, da molte altre regioni italiane, per non parlare delle presenze francesi, austriache e svizzere.”

Quali sono stati gli elementi di successo di questa edizione del Jazz Re Found?
Sicuramente la presenza di artisti come Tricky, Lamb, Zero 7 e The Cinematic Orchestra, hanno confermato che Jazz Re Found è un festival musicale a carattere internazionale. Un festival che parte dal jazz per convogliare diverse forme d’avanguardia all’interno del palcoscenico musicale. Poi il riconoscimento che abbiamo ottenuto a livello istituzionale e l’aiuto fondamentale di tutti i collaboratori presenti. Professionisti e volontari, uniti insieme nell’idea di fare qualcosa culturalmente importante”.

Ma non è stato sempre così, quali sono state le difficoltà maggiori che avete incontrato in questi anni?
“Sai la cosa più difficile è quando hai un’idea, avverti che potenzialmente è valida, ma ci sono aspetti che vanno gestiti che non sempre sono immediati nella loro risoluzione. Un esempio su tutti quello di dare una sostenibilità economica al progetto. Ci vuole determinazione, professionalità e crederci. Crederci fino in fondo. Nel 2009 abbiamo avuto paura di non farcela. Le risorse finanziarie erano quello che erano e per noi che puntiamo sulla qualità del festival, in tutte le sue sfaccettature, sono sempre poche. Poi però la credibilità che abbiamo ottenuto con il nostro impegno, la visibilità raggiunta e quant’altro ci hanno permesso non solo di continuare, ma anche di crescere come evento culturale”.

Il sogno, oggi realtà, che porta il nome Jazz Re Found da dove nasce?
“Nasce dieci anni fa. Da una visione comune. Inizialmente eravamo in quattro, cinque persone. Il classico gruppo di amici che hai da ragazzo. Poi l’idea ha iniziato a diffondersi. L’associazione culturale Casanoego si è allargata, raggruppando persone in gamba. A questo punto la frustrazione di non poter fare nulla in una piccola realtà come Vercelli si era dipanata. Era giunto il momento di fare qualcosa, di agire”.


martedì 2 novembre 2010

Denis Longhi - Come suona la Provincia - Parte prima

Nella foto Denis Longhi fondatore dell'Associazione Culturale Casanoego e direttore artistico del Jazz Re Found

E’ una delle tappe della Via Francigena. Antico cammino di pellegrinaggio per Roma. E’ a metà strada tra la capitale dell’auto e quella economica lombarda. E’ equidistante dal mare (quello ligure) e dalle montagne (e che montagne!). Ma soprattutto è una provincia.

Perché dico ciò. Perché la provincia rappresenta un vero e proprio laboratorio sociologico. Ritmi diversi. Attaccamento alle tradizioni. Smania di evolversi. Metaforicamente parlando è come un adolescente. Da un lato la voglia di diventare grandi, dall’altro la paura di non essere ancora pronti.

In tutta questa entropia di sentimenti contrastanti però capita di incontrare straordinari risultati. Risultati di un lungo percorso fatto di legami, passioni ed interessi. Ed è in questo contesto che andiamo ad incontrare Denis Longhi.

C’è una leggera pioggia oggi su Vercelli. La foschia tende ad allontanarsi e il piccolo fiume Sesia continua ad apportare le sue acque in direzione del Po. Denis ci aspetta nell’area della cascina del Borghetto. Non è casuale che l’incontro sia qui. E’ in questo spazio che qualche mese fa, Vercelli ha fatto sentire il suo suono.

Stiamo parlando del festival “Jazz Re Found”. Giunto alla sua terza edizione, l’ultima della quale svoltasi appunto a giugno di quest’anno. Denis Longhi ne è il direttore artistico, ma non solo. Ne è l’anima insieme agli altri ragazzi che costituiscono l’Associazione Culturale Casanoego.

Nell’accogliermi Denis si scusa per essere arrivato tutto trafelato “… era dal ’88 che non si vedono così tanti virus”. Dopo una leggera perplessità, capisco che sta parlando di virus informatici. Ha appena terminato il suo lavoro presso la Facoltà di Lettere di Vercelli, dove è responsabile della mediateca. “Stiamo digitalizzando tutto il materiale che abbiamo a disposizione. Sarà un ottimo lavoro per recuperare e condividere rapidamente informazioni” continua.

Già mentre parla di questo lavoro, si capisce che in Denis c’è un’energia non comune. Energia che si amplifica ulteriormente quando inizia a raccontarmi del Jazz Re Found.


mercoledì 17 marzo 2010

Nicola Farronato "Qui Bassano, a Voi la linea... resto del Mondo" - Parte seconda


Leggi la prima parte


ILBETTA: “E veniamo al momento zero, quello che ti ha permesso di capitalizzare tutto ciò che avevi appreso. Come è avvenuto il cambiamento, quando è sopraggiunta la consapevolezza che attraverso la rete si può creare e condividere conoscenza?”

Nicola: “La passione per la rete credo di averla acquisita giorno dopo giorno, e così coltivata pure, visto che la considero una soglia di contatto dal potenziale ancora inespresso… tornando alla tua domanda, beh, mentre non credo di avere ancora capitalizzato, sono certo ci sia stato un punto zero, che si è distinto dalla corsa quotidiana, ed ha lasciato il segno indelebile sulla mia traiettoria. Credo proprio coincida con una delle tante conoscenze di questi ultimi anni, datata 2005. La rete l'ha facilitata, l'intelletto sviluppata, questo si. Lui è uno dei massimi esperti internazionali di executive education, e insegna management dell'idea a Parigi. Si chiama Isaac Getz, e quando ho letto il suo trafiletto su un quotidiano locale è scoccata una scintilla... dopo 2 ore gli mandai una email fiume, dopo 2 giorni eravamo al telefono...


ILBETTA: “Qual è stato il tuo primo progetto di questa tua nuova fase di vita?”

Nicola: “Mi ci sono voluti mesi per collocarlo nel mio contesto quotidiano, e anni (ora lo posso dire) per coglierne la portata. Eppure era una cosa semplice, un messaggio lampante: (ri)mettere l'uomo al centro del sistema innovazione, e da li accelerarlo e poter creare nuovo valore, con gli stessi elementi. Ho girato più volte l'Europa, con ogni mezzo, per presentarlo, andando a bussare a porte concatenate l'una all'altra da indizi comuni, che la maggior parte delle volte si aprivano, e dischiudevano un altro mondo da capire, avvicinare, scrutare. Tutto questo ha preso forma in un nome, che più che un brand assomiglia oggi per me all'etichetta dell'abito che mi piace mettere ogni mattina: Smile@Work!"


ILBETTA: “Ma se non sbaglio poi questo Smile@Work è stato selezionato nel 2006 come uno dei progetti più innovativi. Addirittura ti hanno contattato per un format televisivo a riguardo. Com’è andata?”

Nicola: “Smile@Work non ha ancora accelerato l'innovazione mondiale, ma certamente lo ha fatto con me e le mie relazioni globali. Nel giugno 2006 ha debuttato sotto forma di modello innovativo per organizzare distretti della conoscenza ad un congresso EU a Napoli, poi da li il coinvolgimento in un progetto ministeriale dallo slogan inn-ovation: innovazione con ovazione, dove si sarebbe dovuto produrre un nuovo format per TV regionali sul canale di Stato, sfumato alla fine per intoppi di percorso burocratico (continuiamo pure la conta dei progetti falliti …). Da li è ritornato nel cassetto per un po', fino a che ne è riuscito sotto forma di idea editoriale. L'ultimo avvistamento ne parla bene, pare sia la volta buona quest'anno … ma sai sotto che forma?!!"

ILBETTA: “Poi c’è Back2Africa, un progetto che ben conosco visto che ne è stata coinvolta anche la mia amica Manu. Parlamene un po’ e soprattutto raccontami quale sarà la sua evoluzione?”

Nicola: “Back2Africa è stato un collante incredibile nel tenere uniti tutti questi elementi, soprattutto nella loro fase iniziale. E' partito in modo estemporaneo, anche lui; la scintilla l'ha presa nel 2006, dal piacere di scrivere qualche rima in una torrida notte agostana. Racconta di un nuovo modo di parlare d'Africa, nel nostro piccolo mondo locale, dove la nostra società si è fusa con una moltitudine di culture, troppo in fretta, e senza conoscerle. Di tutte le etnie, quella black mi ha da sempre affascinato, tanto è che questo progetto nasce dalla suggestione di un paesaggio del Continente Nero, reale o immaginario che sia, fatto di colori, suoni, canti e gesta uniche. Ho avuto la fortuna di trovare in alcuni amici la voglia di condividere questa visione fantastica, di sfidare l'inesperienza comune, di proporre un messaggio fresco, che sappia parlare di Africa senza essere scontato, conciliando cultura-solidarietà-divertimento. Sono passate 4 edizioni, in un tutt'uno di crescita, dall'entusiasmo, all'energia, alla partecipazione. Oggi, alla soglia della 5^ comparsa sul teatro di una bellissima villa veneta (17/18 luglio prossimi), B2A vuole diventare un festival di cultura black, che dia spazio a tutto ciò che da quei luoghi è partito e si è sparso in frammenti ovunque, riportandolo per la lunghezza di qualche giorno che assomiglia a notte, sotto un cielo stellato della Savana …


Nella foto Nicola Farronato (il secondo a destra) insieme ad alcuni collaboratori dell'evento Back2Africa

martedì 16 febbraio 2010

Il Festival di Sanremo che vorrei


Ci siamo. Stasera avrà inizio una nuova edizione del Festival della Musica Italiana.
Un altro giro di giostra o per meglio dire il sessantesimo giro, visto che la kermesse sanremese compie 60 anni.

Ma come porta questi suoi anni? Male, molto male. Certamente ne dimostra molti di più.
Dico tutto questo con cognizione di causa, dal momento che da quando sono in grado d'intendere e di volere la seguo. Lo dico con tutta quell'amarezza di chi si rivolge ad un grande amore dopo essere stati traditi.

E dov'è che ha tradito il Festival di Sanremo? Nella sua mancata evoluzione. Nella sua puntuale avvenuta involuzione. Quello che rimane del Festival oggi, non è altro che un format televisivo da prima serata e tra l'altro poco riuscito o comunque in linea con la mediocrità di quanto ci viene proposto nei palinsesti televisivi.
La musica è accessoria, secondaria. La musica fa da "stacchetto" al canovaccio dell'entertainment prodotto dagli autori del programma.

Vedo un'unica via di salvezza per questa manifestazione canora. L'abbandono della TV e il ritorno alla radio. E' una provocazione che mi ha fatto Alessio Bertallot quando l'ho intervistato. Forse però più che una provocazione è un auspicabile consiglio. Il Festival di Sanremo deve togliersi di dosso tutto ciò che è immagine, lustrini e paillettes. Solo allora tornerà ad avere una funzione per la musica. Già mi gusto il momento in cui accenderò la radio e, sedendomi comodamente sulla mia poltrona, potrò finalmente ASCOLTARE.

Photo Credits

martedì 17 febbraio 2009

Perché Sanremo è Sanremo

Stasera si ricomincia.
Non m’interessa tanto parlare di cos’è oggi il Festival di Sanremo, ma di quello che ha rappresentato per me in passato.

La mia memoria fa riaffiorare in me ricordi da bambino. Nove, dieci anni, poco importa. Ero lì seduto con la mia famiglia per godermi un momento di condivisione, di sana passione musicale.

Era un po’ come la vigilia di Natale, quando ci si riunisce per stare insieme e scambiarsi oltre che i regali, parole, gesti, affetti. Tutti lì ad ascoltare per poi commentare e fare i propri pronostici.

Non ho vissuto i primi anni dell’avvento della televisione, quando ci si riuniva nelle case dei più fortunati detentori dell’apparecchio o nei bar per assistere alla programmazione, ma per me il tenore era un po’ quello. La televisione aveva ancora una forza aggregante e trasferiva oltre che dei contenuti un linguaggio.

Si tirava piacevolmente tardi. Ma si stava insieme. Sanremo era un collante di anime, che attraverso la musica le riavvicinava.
Tutto girava attorno all’orchestra, al suo maestro, alla canzone e al suo interprete. Poche note ed eravamo già rapiti dalla melodia.

Il giorno dopo un po’ stanchi ci si alzava, ma il motivetto sentito la sera prima era già lì pronto per essere fischiettato.
Quelle sere passavano velocemente, nell’attesa della serata finale, dove puntualmente mi addormentavo perdendomi la proclamazione del vincitore, ma anche questo poco importa.