giovedì 30 settembre 2010

L'Italia in Presadiretta di Riccardo Iacona - Parte terza

L'Italia in Presadiretta di Riccardo Iacona (casa editrice chiarelettere)


Leggi la seconda parte

Storie che oggi sono raccolte anche in un libro. L’Italia in Presadiretta non è solo una trasposizione su carta dei reportage di Riccardo. E’ qualcosa di più. Un ulteriore sforzo per raccontare delle storie secondo un linguaggio comunicativo diverso. Un momento per lo stesso autore per fare il punto della situazione su ciò che fatto e ciò che potrà fare ancora.

Si sente che Riccardo vive le storie che racconta. Si legge che per Riccardo sono spunti di riflessione gli incontri che fa. Proprio sul libro si percepisce il suo disagio per un progetto di integrazione che non c’è. “Investire in integrazione è investire in un processo… i risultati non sono immediati, perciò non è merce spendibile in campagna elettorale, dove per ottenere voti si lavora su fronti che portano un riscontro visivo e mediatico istantaneo” mi risponde alla domanda su quale dei temi affrontati finora l’avevano maggiormente infastidito.

Un Riccardo Iacona che crede in questo Paese, ma che allo stesso tempo avverte il rischio di un’involuzione se la democrazia diventasse una democrazia limitata. Una democrazia per pochi. E’ preoccupato il suo tono quando parla che una svolta autoritaria porterebbe l’Italia fuori dalle ricchezze del mondo. E’ vibrante la sua voce quando mi dice “mi piacerebbe un Paese che partecipa!”.

Ci lasciamo con una speranza. Lo saluto con un grazie. Un grazie perché se c’è un motivo per accendere la televisione qualche volta è anche merito suo. Un grazie perché non è semplice lavorare sempre mantenendo un’onestà intellettuale e un così elevato livello di professionalità. Un grazie perché è anche attraverso le sue storie che possiamo porci qualche domanda in più.

In bocca al lupo Riccardo e continua a raccontare ciò che spesso viene volutamente tralasciato da altri. Perché qui sono le sfumature a fare la differenza.

mercoledì 29 settembre 2010

L'Italia in Presadiretta di Riccardo Iacona - Parte seconda

RICCARDO IACONA - Ph. by Lucia Noviti
Vai alla prima parte


Denunce sociali raccontate attraverso delle storie. Una dimensione narrativa che permette la divulgazione ad un numero considerevoli di spettatori di importanti problematiche. Problematiche che spesso non trovano spazio nell’informazione quotidiana – “tutti argomenti presi dall’ultima pagina dei giornali”,  mi dice Riccardo al telefono ironizzando, ma non più di tanto.

Le difficoltà ci sono. Lunghi e lenti sono i passaggi burocratici dei vertici centrali della RAI per l’approvazione delle proposte giornalistiche. Molta è la fatica di uno staff di produzione, che quasi sempre lavora nel precariato, ma che attraverso la propria professionalità apporta in modo encomiabile il proprio contributo.

E proprio da questo lavoro collettivo che prende forma Presa Diretta. Un programma televisivo dove non ci sono temi, ma storie. Un programma televisivo dove c’è “il racconto fatto con il racconto”. Ed è attraverso questo strumento interpretativo che si parla di immigrazione, giustizia, scuola, nucleare. Solo per citarne alcuni.

Un pugno nello stomaco? Forse. Essendo abituati alla mediocrità dei palinsesti televisivi. Qui si viaggia ad alta quota. Il fisico ha bisogno di abituarsi alle nuove condizioni. I risultati non si fanno attendere. Presa Diretta è arrivata alla quarta serie. Le inchieste sono in prima serata. Le storie di tanti italiani sono in prima serata.


martedì 28 settembre 2010

L'Italia in Presadiretta di Riccardo Iacona - Parte prima

Non è tanto quello che fai, ma come lo fai. Mi verrebbe da introdurre così l’ospite di oggi. Già perché se si possono fissare dei criteri oggettivi di qualità per la valutazione di una professione, i suoi sarebbero molto elevati. Una professione nella quale si è ritrovato un po’ per caso, ma che nel tempo ha saputo sviluppare nei migliori dei modi.

Se sono lontani gli anni in cui era aiuto regista prima e sceneggiatore poi, non lo sono certo le esperienze e gli insegnamenti di quegli esordi. Certo era un altro periodo. Le occasioni per lavorare non mancavano. Erano gli anni in cui Andrea Barbato sperimentava su Rai 3 un nuovo modo di fare giornalismo ed informazione. Giovanni Minoli portava avanti i suoi faccia a faccia con Mixer. Michele Santoro si presentava agli italiani con Samarcanda.

Ed è proprio con Santoro, che lui, Riccardo Iacona inizia a fare ciò che meglio sa fare: il giornalismo d’inchiesta. Brevi pezzi, sei/sette minuti massimo, ma di forte intensità. E’ il giornalismo dei citofoni. Quello dove si andava a suonare ai campanelli delle famiglie della malavita organizzata. Quello che poi sarebbe stato adottato anche da altre trasmissioni e da altri giornalisti.

Dieci anni di Santoro. Dieci anni di lavoro sul campo insieme ad altri colleghi. Operatori, macchinisti, giornalisti. Poi il 2002 e l’editto bulgaro. Stop delle trasmissioni. Un momento difficile per chi lavora da anni insieme. Per chi lavora in un clima di confronto e rispetto come in una grande famiglia.

Ma questa è anche l’occasione per Riccardo di ripartire. Di lavorare da solo. Di non demordere e continuare a raccontare attraverso delle storie il nostro Paese. Ed ecco arrivare tre grandi inchieste “W gli sposi”, “W il mercato” e “W la ricerca”. Tre importanti reportage. Un unico elemento di comunanza: la qualità.



lunedì 27 settembre 2010

Qualcosa di diverso

Questo fine settimana sono stato al Blogfest. Nonostante le previsioni apocalittiche, il sole baciava i turisti presenti e illuminava quanti arrivati a Riva del Garda per il festival dei blogger.


Al Blogfest si è respirato un'aria di festa. Un'articolata tre giorni, ma con lo spirito di bonarietà che può avere un raduno di amici. Al Blogfest si sono intrecciate esperienze, ascoltate persone e avvertiti cambiamenti.


Al Blogfest si è capito che si è fatto tanto, ma che ancora molto c'è da fare. Al Blogfest ci si è resi conto di essere sulla giusta onda, quella che se ben cavalcata può portare lontani, ma si è capito anche che non esiste ancora un modello economico di sostenibilità del blogger. C'è competenza, c'è tanta passione, manca "solo" la giusta retribuzione (scusate la rima, ma magari qualcuno potrà usarla in qualche manifestazione sindacale).


Comunque sia il Blogfest è stato qualcosa di diverso. Diverso dai soliti convegni. Diverso dai tradizionali appuntamenti dedicata al mondo del web. Per questo bisogna fare i complimenti a Gianluca Neri e a tutti coloro che volontariamente hanno prestato del loro tempo per organizzare questo evento.


Qualcosa di diverso sarà anche l'incontro di questa settimana de Il Mecenate di Anime. Se siete appassionati di giornalismo d'inchiesta, di reportage e di qualità dei contenuti, vi invito a tornare domani. L'ospite de ILBETTA ON AIR di questa settimana ha girato l'intera nostra penisola per raccontare attraverso delle storie, quali sono le problematiche del nostro Paese.  E lo ha fatto in modo encomiabile.


A domani.

venerdì 24 settembre 2010

Disco Week End: Renato Zero - Sulle tracce dell'imperfetto

Ci sono ben tre motivi che mi permettono di essere soddisfatto per il disco di questo week end.

Il primo è che è stato scelto dal nostro gradito ospite di questa settimana. Già Barnaba Ungaro mi ha segnalato uno dei successi di sempre di questo grande interprete. Sulle tracce dell'imperfetto infatti contiene tra gli altri  I migliori anni della nostra vita
Estrapolando da una mail personale che Barnaba mi ha inviato, così lui motiva la scelta: "... perché ogni momento la vita ci presenta situazioni da poter apprezzare. Ogni stagione, infatti, ha i suoi frutti, basta saperli aspettare e riconoscere. E poi è una canzone che mi piace perché è cantata da Renato Zero, un romano capace di farmi ricordare sempre "l'altra mia" città...".

Secondo motivo è che finalmente soddisferò un desiderio di mia sorella. Aspetto di non poco rilievo, considerando che mi segue con molta attenzione, trovando il tempo tra lavoro, famiglia e quant'altro di leggermi con assiduità e costanza. Commenta pure e lo fa bene. Prima o poi aprirà un blog pure lei.

Terzo, la casualità ha voluto che Renato Zero sia disco week end su ILBETTA ON AIR, proprio a pochi giorni (il 30 settembre) dal suo sessantesimo compleanno. Per questo attraverso questo post voglio omaggiare anche la sua lunga e florida carriera artistica. A tal riguardo vi segnalo anche una bella intervista pubblicata sul Corriere.it a firma di Aldo Cazzullo.

Detto questo buon ascolto e... non dimenticatemi!.



giovedì 23 settembre 2010

Barnaba Ungaro: storia di una persona - Parte terza

Barnaba Ungaro nello studio Radio Rai Uno di Roma, a Saxa Lubra, durante la conduzione della trasmissione sportiva "Zona Cesarini"

Vai alla seconda parte


L’unione Barnaba Ungaro, sport e radio diventa sempre più forte, tanto che a marzo del 2007 ritorna a Roma con Radio Rai: ancora Marco Martegani gli affida un’intera trasmissione sportiva, “Zona Cesarini”, in onda dal lunedì al giovedì dalle 21 alle 23. Il riconoscimento della sua professionalità.

Ma la mancanza di Venezia torna a farsi sentire e nel giugno dell’anno successivo, Barnaba torna in laguna per lavorare al Tg Regionale Veneto della RAI. Qui inizia ad occuparsi non solo di sport, ma anche di tutto il resto. Ricomincia da zero, ma con il suo animo sportivo accetta con entusiasmo la nuova sfida. Sfida che lo porta anche alla conduzione di “Buongiorno Regione”.

Quest’estate mi confida però che ha realizzato un altro sogno. E’ stato un mese e mezzo a Milano per collaborare con RaiSport. Chissà se il dna sportivo di Barnaba lo porterà a seguire ciò che naturalmente ama.

Intanto abbiamo finito di sorseggiare il caffè insieme. Lui riprende la sua graziella e riparte, non prima di avermi regalato ancora una volta un suo sorriso. Il sorriso di una persona.


mercoledì 22 settembre 2010

Barnaba Ungaro: storia di una persona - Parte seconda

Vai alla prima parte


A far da collante a tutto ciò c’è lo sport. Che non è solo una passione, ma anche (e felicemente, ndr) il suo lavoro. E’ a partire dal terzo anno di Liceo Classico che Barnaba Ungaro inizia a scrivere di sport. E’ il 1987 quando escono i suoi primi articoli su Il Gazzettino dedicati alle partite di calcio a livello dilettantistico. Mi racconta di ciò con l’entusiasmo di un bambino che descrive i regali ricevuti al compleanno. Ma questo è solo l’inizio.

Dal calcio si sposta poi al pattinaggio. Realizza dei servizi per la trasmissione “Roller Time”, prodotta dalla Federazione Italiana di Pattinaggio. In un certo qual senso questa rappresenterà la svolta per Barnaba. Proprio per la passione con la quale porta avanti il suo lavoro, la Federazione di Pattinaggio gli offre la possibilità di diventare responsabile dell’ufficio stampa.

E’ il 1995 e per Barnaba inizia una grande avventura. Un’avventura che lo porta a girare per il mondo, ma non solo. In questa sua nuova veste lavorativa ha un primo contatto con la RAI. Concorda con loro le migliori manifestazioni di pattinaggio da inserire nel palinsesto televisivo. Organizza le riprese televisive. Diventa pure Responsabile della Lega Nazionale di Hockey. E’ il commentatore tecnico di questi eventi sportivi. Nonché cura i contatti con tutte le testate giornalistiche.

In quegli anni Barnaba vive a Roma, ma a metà del 2005, complice da un lato la crisi del CONI che non gli può garantire una continuità lavorativa, e dall’altro la nostalgia per il mare, Barnaba torna a Venezia.

Ma il bello deve ancora arrivare, grazie al mezzo di comunicazione che Barnaba predilige: la radio. Questo sempre perché in radio non c’è bisogno di apparire. In radio è necessario avere qualcosa da dire e saperlo raccontare. Ed è Radio Rai, nelle vesti di Marco Martegani ad offrire a Barnaba questa opportunità. La trasmissione è “Poveri ma belli” e per due anni e mezzo, ogni sabato pomeriggio la voce di Barnaba Ungaro fuoriesce dalle onde medie di questa emittente radiofonica: un collegamento di cinque minuti dedicato agli sport minori.


Domani la terza ed ultima parte dell'intervista


martedì 21 settembre 2010

Barnaba Ungaro: storia di una persona - Parte prima

La storia è fatta di persone e di personaggi. L’incontro che vi sto per raccontare oggi rientra a tutti gli effetti nella prima categoria. E’ l’incontro con un essere reale. Un uomo costituito da interessi, passioni e pronto al confronto. Un uomo che ha una sua personalità. Pregi e difetti compresi. Un uomo che non ha bisogno di stereotipi e di modelli. Questa è la storia di un uomo libero.

E’ libero perché non ha bisogno di fingere. Non ha bisogno di filtri per modificare l’intensità della sua anima. Non potrebbe fare la pubblicità per nessun brand. Lui è testimonial di se stesso. Lui è Barnaba Ungaro.

Per capire tutto ciò non ci vuole molto. Basta vederlo arrivare all’incontro. In sella alla sua graziella, in pantaloncino corto e t-shirt, ma soprattutto con un grande sorriso.

Sono le undici qui al Lido di Venezia e nella frenesia dei giorni della Mostra del Cinema, troviamo un angolo di tranquillità per bere un caffè e chiacchierare un po’ insieme.

E’ strano intervistare un giornalista. Ho sempre paura di essere un po’ sotto esame. Ma con Barnaba non c’è questo pericolo. E’ proprio lui a togliermi da ogni eventuale situazione di disagio, complimentandosi per il lavoro che sto facendo con Il Mecenate d’Anime.

Tra le ultime letture che sto facendo con Carofiglio e Gilberto Squizzato, ho letto anche alcune delle interviste che hai realizzato e devo dire che riesci a cogliere l’essenza delle persone che incontri” – mi dice prima di parlare delle sue passioni. Passioni nelle quali rientra a pieno titolo la lettura. “Per me leggere ha un suo preciso momento. Leggere è prima di andare a letto, ma non per addormentarmi, ma per viaggiare con la testa. Pensare. Analizzare”.

Ed è proprio per questa funzione che innesca piacevolmente il pensiero, che Barnaba ama anche il mare. “Un elemento naturale che trasmette tranquillità e permette di pensare” – così lo descrive passando la mano nell’aria a riprodurre il movimento delle onde.


Continua domani


lunedì 20 settembre 2010

Un nuovo incontro

Questa settimana riprendiamo gli incontri con Il Mecenate d'Anime dopo la pausa estiva. Vi anticipo che ci sono tutti i presupposti per una nuova ed interessante scoperta.

Simpatia. Amore per la radio. Mare come elemento inscindibile. Passione per lo sport.
Se a questi elementi aggiungiamo che si tratta di una Persona con la "P" maiuscola, diciamo che avete dei buoni motivi per tornare e scoprire di chi si tratta.

Non è stato difficile scovarlo. Basta incontrarlo anche una sola volta per capire di chi si tratta. Già, perché a differenze di tanti, lui è quello che è. Non ci sono maschere da abbassare o parole da interpretare.

Non vado oltre se non per dirvi che ha un nome che adoro. Il nome che forse avrei voluto io. Che avrei dato al mio secondogenito se fosse stato maschio. Che ho dato però al protagonista del mio primo romanzo. Anche questo fa la differenza.

A domani.

venerdì 17 settembre 2010

Disco Week End: Matt Bianco - Whose Side Are You On?

Ci ho pensato e ripensato. Avendo parlato di scuola per tutta la settimana, trovare un disco che rappresentasse quel periodo per me non è stato così facile. Troppe alternative.

Allora sono andato a ritroso, alle origini della mia memoria musicale. Un origine che mi riporta ad un periodo qualitativamente piuttosto discutibile, però simpaticamente orecchiabile. Musicalmente parlando sono figlio di quegli anni '80 che non è che abbiano presentato chissà quali rivoluzioni sonore.

Era il periodo della New Wave. Avrei potuto citare Duran Duran , Tears for Fears, i King, gli Wham o cose analoghe. Però alla fine, complice le prime trasmissioni dedicati ai video, mi sono soffermato su una canzone che emblematicamente associo al mio "suono della campanella".

Era il 1984. Io ero in seconda media e la radio suonava Sneaking Out the Back Door. Loro erano i Matt Bianco e tutto il resto è storia.




giovedì 16 settembre 2010

Il bidello

Si chiamava Dario. Non era tanto più alto di noi. Capelli neri con qualche ciuffo grigio. Per me era già vecchio, anche se avrà avuto su per giù la mia attuale età.

Portava un grembiule lungo blu. Solo i due bottoni centrali erano abbottonati. Lo si trovava spesso con una scopa in mano. Una di quelle di paglia. Quelle che si fanno un po' fatica a vedere in giro oggi.

Era sorridente, ma non sempre. Era allegro, ma non sempre. La presenza degli insegnanti lo modificava. Diventava più serio, più distaccato con noi, quando c'erano loro. Per noi rappresentava proprio una linea di confine. L'autorità da un lato, la complicità dall'altro. Bastava poco per far pendere l'ago della bilancia. Una richiesta impartita da un docente. La convivialità della merenda di metà mattina.

Proprio la merenda, era il momento di massima vicinanza a noi. Con lista in una mano e panini dall'altra, dispensava prontamente quanto richiesto da noi al bar fuori dalla scuola.

Ma non solo. La campanella dell'uscita suonata in anticipo nella giornata del sabato. Le parole consolatorie con chi veniva messo alla porta. Uno sguardo che stemperava la tensione prima di un compito in classe.

Dario il bidello era una certezza. Una presenza discreta, ma rassicurante. Una ruolo secondario, ma fondamentale. Dario era uno di noi.


mercoledì 15 settembre 2010

Buongiorno Signora Maestra

Leggi l'introduzione


I loro nomi sono Monica e Giorgia o meglio maestra Monica e maestra Giorgia. Questo però poco importa. Quello che ha valore effettivo sono due elementi: professionalità e passione.

Arrivano da esperienze diverse. Monica ha iniziato in maniera casuale. Un po’ traumatico l’inserimento iniziale, tanto da farle prendere la decisione che forse l’insegnamento non facesse per lei. Quindi pausa. Altri lavori, il matrimonio, la maternità e poi, come voleva dimostrarsi un ritorno alla scuola. Sì, perché era solo questione di tempo. Il primo incontro con la scuola non aveva funzionato, perché non era il momento. L’onestà di non sentirsi ancora pronti e la maturità acquisita della persona, le hanno permesso di ritornare ad insegnare (in maniera eccellente, ndr) ormai da più di dieci anni.

Per Giorgia il percorso è stato differente. Un percorso universitario per assistenti sociali. Una sfida continua per affrontare casi sempre più complicati. Un tirocinio che la mette di fronte anche alla componente burocratica del lavoro. Un insegnamento “soffocato” nelle scuole elementari. L’approdo alla scuola per l'infanzia con la consapevolezza che è l’ambiente dove ricevere risposte dal proprio lavoro. Ai propri sacrifici. L’ambiente dove attraverso la creatività e il rispetto delle singole personalità di ogni bimbo, si può costruire qualcosa d’importante.

Monica e Giorgia da un paio d’anni portano avanti i loro progetti didattici per la loro classe e con il lodevole contributo delle altre colleghe per l’intera scuola.

Monica e Giorgia mi parlano di quanto sia gratificante vedere crescere i propri alunni. Mi descrivono con emozione i piccoli/grandi risultati che ottengono con loro. Che non sono solo quelli d’imparare qualcosa, ma soprattutto quelli di vederli esprimere loro stessi.

Saperli ascoltare. Capirne i loro stati d’animo. E’ questa la vera essenza da dove ripartire per una scuola migliore.

Una scuola funzionale dovrebbe essere un luogo aperto. Dove esiste un contatto umano. Dove il bambino non ha paura di fare per non commettere errori. Un modello che se fosse replicato, anche solo a partire dalla scuola elementare, forse avrebbe bisogno di tempi diversi. Di un programma scolastico meno rigido. Di una volontà di puntare sull’essere umano, non sui crediti scolastici.

Una scuola come luogo di confronto anche per i genitori. Nella scuola per l'infanzia questo contatto tra insegnante e genitore c’è. Ma appena arrivati alla scuola dell’obbligo questo confronto si trasforma in scontro. Si erige una barriera. Si creano gli schieramenti. Contatti sporadici e solo in ben determinate occasioni.

Mentre Monica e Giorgia parlano, mi guardo attorno. Siamo nella stanza dove loro trascorrano le giornate con i bimbi. Si capisce che è un luogo piacevole. Accogliente. Allegro e stimolante. Sempre dalle loro parole si capisce quanto sia importante creare il giusto spirito all’interno di una classe. Uno spirito sostenuto dal rispetto. Verso gli altri. Verso se stessi.

Monica e Giorgia mi raccontano dell’importanza di personalizzare un programma didattico. Sulla base del gruppo di bambini a disposizione. Sulla base degli stimoli che arrivano dalla quotidianità. Attraverso forme artistiche differenti. Pittura, danza, scultura, fotografia, musica. Non devono esserci limiti, ma solo fonti alternative dalle quali attingere.

Anche per loro quest’anno si presenta una nuova avventura. Ripartono con una nuova classe. Stanno procedendo con l’inserimento dei più piccoli. Un periodo importante, dove la loro funzione è soprattutto quella di osservare. Di capire. Di conoscere e di farsi conoscere.

Le guardo con ammirazione mentre mi raccontano di questa fase della loro attività scolastica. Perché scuola vuol dire anche questo. Vuol dire sapere ascoltare.

Prima di andarmene e lasciarle al loro lavoro pongo a loro un ultimo quesito. Voglio capire se sono soddisfatte di quello che fanno. Ma non ho il tempo di concludere la domanda. La risposta è corale ed immediata. “Assolutamente sì!”.

Chissà se da questa esperienza si possa trovare le basi per una vera riforma della scuola. Intanto lasciamo lavorare tutte le maestre Monica e Giorgia che conosciamo. Sono fiducioso che potremo avere delle positive sorprese.

Buongiorno signora Maestra.


martedì 14 settembre 2010

Buongiorno Signora Maestra - Introduzione

Un nuovo anno scolastico è appena iniziato. Problematiche vecchie e nuove sono presenti all’appello. Tra riforme, agitazioni sindacali e malfunzionamenti oggettivi, si continua a discutere. Intanto il tempo trascorre e la scuola che dovrebbe rappresentare le fondamenta per una ripresa umana ed economica, perde sempre più valore. Cultura alla base di un Paese civile. Cultura alla base di un Paese moderno. Cultura per innovare. Cultura per rispettare. Ma questi appaiono solo concetti altisonanti per una politica di mediocre visione.

Dicono che abbiano già rovinato l’Università. Delle scuole superiori non ne parliamo. Delle medie inferiori è già stato detto. La scuola elementare sembra la prossima vittima sacrificale. Ma in tutto questo scenario apocalittico ci sarà pur qualcosa da salvare. Ci sarà un punto zero da dove ricominciare. Eccoci allora a verificare con mano la scuola per l'infanzia. Lo facciamo con l’ausilio di due insegnanti. Sentiremo le loro esperienze. Cercheremo di capire se il seme dal quale far germogliare una nuova scuola, si celi forse proprio sul gradino più basso dell’apprendimento scolastico.

Una volta lo chiamavano asilo. Ora potremmo chiamarla pre-elementare. Questo per il grado di preparazione del corpo insegnante. Questo per gli stimoli trasmessi ai giovani bambini.


Segue


lunedì 13 settembre 2010

Per chi suona la campanella

Astuccio con doppio scomparto. Matite HB, pastelli colorati, temperamatite, righello, colla e nastro adesivo da un lato. Pennarelli, tanti, dall'altro.

Album da disegno con fogli bianchi ed un quadernone a quadretti senza margine.

Il tutto riposto comodamente nello zainetto, posizionato davanti alla porta d'ingresso nell'attesa che arrivi il nuovo giorno. Sì, perché il giorno che verrà non sarà un giorno qualunque. Sarà il primo giorno di scuola.

Questi sono solo i preparativi.
Preparativi iniziati con i profumi. Quello delle mine appuntite. Quello delle copertine di plastica per salvaguardare (e riconoscere) i diversi quaderni. Quello intenso dei pennarelli.

Preparativi iniziati con i suoni. Quello del girare la matita per temperarla. Quello del passaggio con l'unghia sulle copertine colorate. Quello del tappo tolto al pennarello.

Preparativi iniziati con gli sguardi. Quello sognante per il sentirsi più grande. Quello riflessivo per il sentirsi ancora piccoli.

Ma ora è giunto il momento. Tra pochi istanti la campanella suonerà. Una nuova avventura sta per iniziare.

In bocca al lupo capitano.

sabato 11 settembre 2010

Un altro giro di leoni

Conclusasi la 67ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia


Chiude i battenti anche questa 67ma edizione. I leoni sono stati assegnati. Qualcuno sorride e qualcun altro meno. Onore ai vinti e gloria ai vincitori.

Comunque sia, nemmeno il tempo per gioire o recriminare, che tutto sta per tornare alla normalità. I residenti riprendono possesso della loro isola. La gente con l’accredito penzolante al collo sparisce. Gli operai smontano velocemente le scenografie e il Lido di Venezia torna alla sua naturalezza.

C’è un po’ di malinconia. E’ come assistere al dopo di una grande festa. Gli amici se ne vanno. La casa da ordinare. L’euforia si spegne. I ricordi si accendono.

Forse è anche questo la Mostra del Cinema di Venezia. Una carovana di sogni. Un avvicinamento tra due mondi. Da un lato quello reale, dall’altro quello della fantasia. Sono giornate che può capitare di tutto. D’incontrare una star. Di sentirsi una star.

Poco conta se durante questo evento qualcosa non è andato. Ci sarà tempo per rifarsi, per un nuovo Palazzo del Cinema, per la sistemazione degli immobili attuali, per l’arrivo di nuovi film, per il ritorno di grandi attori.

Quello che conta è che ci sarà ancora tempo per sognare.

Manca solo un anno a Venezia ’68.

Arrivederci.


venerdì 10 settembre 2010

La versione di Procacci

Anche il fondatore della Fandango presente alla presentazione del film “Barney’s Version”


La Fandango è una delle realtà più dinamiche nel panorama delle case di produzione. Forse perché non è solo una casa di produzione, bensì come la definisce lo stesso fondatore Domenico Procacciè un progetto culturale”. Infatti oltre al cinema, c’è la musica, i libri, la radio e il web.

Proprio Domenico Procacci era presente alla conferenza stampa del film “La versione di Barney” tratto dall’omonimo romanzo di Mordecai Richler. L’intuizione di Procacci è stata quella di avere il coraggio di co-produrre il film, appena saputo che sarebbero state ambientate a Roma le scene che nel libro erano state descritte dall’autore a Parigi.

Parlo di coraggio, perché “La versione di Barney” è molto di più di un libro. E’ un vero e proprio cult. Ha seguaci in tutto il mondo. Un testo tremendamente amato dai propri lettori. Quindi come in tutte le trasposizioni dalla carta alla pellicola c’è un grande rischio. Il rischio di essere attaccato dai critici e massacrato dai sostenitori.

Al di là di come sarà accolto dal pubblico il film (ndr in conferenza stampa dagli applausi), Domenico Procacci può contare su due certezze. La prima è l’attore protagonista. Paul Giamatti è l’interprete del burbero e ironico Barney Panofsky. La seconda, la presenza nel film di Dustin Hoffman. Scusate se è poco.


La musica degli Avion Travel a Venezia

Musicisti e narratori con Turturro - Compositori e protagonisti in Into Paradiso

Normalmente il venerdì è dedicato alla musica. Per questo ho pensato che non ci fosse conclusione migliore per questo speciale dedicato a Venezia 67, se non legare queste due forme artistiche: il cinema e la musica.

La cosa è piuttosto facile, dal momento che l'elemento sonoro è parte inscindibile di qualunque pellicola. In alcuni casi ha addirittura decretato il successo di un film e comunque in genere ne accresce sempre il valore complessivo.

A questa 67ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia chi si è fatto musicalmente (e non) notare sono stati gli Avion Travel. Infatti oltre ad aver partecipato in veste di musicisti e di narratori nel film di John Turturro dal titolo "Passione", il chitarrista del gruppo Fausto Mesolella ha composto le musiche del film "Into Paradiso" di Paola Randi, dove lo stesso Peppe Servillo, voce del gruppo, figura come attore nel ruolo di Vincenzo Cacace, imprenditore colluso con la malavita.

Bravi Avion Travel che comunque già da tempo avevano dimostrato il loro amore per il cinema. Proprio quasi un anno fa infatti, erano usciti con l'album "Nino Rota L'Amico Magico". Un loro personale omaggio alla musica del maestro Nino Rota.


giovedì 9 settembre 2010

Ben chi?

Ben Affleck in conferenza stampa alla 67. Mostra del Cinema di Venezia (Photo by Monica Silva)


L'arrivo in laguna dell'attore statunitense

"Ben, Ben, Ben".
Non è l'onomatopea di una calibro 38, ma semplicemente quello che gridano i fotografi all'arrivo dell'attore americano.

E pensare che prima di questa venuta, gli unici Ben che ricordavo erano nell'ordine:
- Ben 10 come degno genitore moderno
- Ben Spies come appassionato di MotoGp
- Ben Hur come sostenitore dei kolossal storici

Invece ecco spuntare tra una guardia del corpo e un'altra il mio coetaneo d'oltreoceano. S'infila in ascensore e via alla conferenza stampa per la presentazione del suo ultimo film.

Deluso per il mancato arrivo di uno dei tre personaggi sopracitati, m'interrogo su Ben Affleck. Penso in che film l'ho visto recitare. Penso. Continuo a pensare. Passano un paio di minuti e non me ne viene in mente nemmeno uno. Vabbè dico, questo è un mio limite che non ho una grossa conoscenza di questo genere di film.

Sì ma appunto in che tipologia di film recita questo Ben? Ritorno a pensare. Con una faccia così non lo vedo per ruoli drammatici. Commedie brillanti? No, meglio lasciar perdere. Ruoli impegnati meno che meno. Thriller... mah!

Imbarazzato dalla mia ignoranza, visto che tutti lì tutti lo conosco, non mi rimane altro che dirigermi mestamente nella sala dove sarà proiettato il suo film. Chissà magari riuscirò a colmare queste mie lacune in materia di Ben... Ben... come si chiama... mi sfugge il cognome... si insomma quello lì.

mercoledì 8 settembre 2010

La pioggia protagonista a Venezia

Il maltempo non dà tregua alla Mostra del Cinema di Venezia


E’ un’edizione particolare. Alcuni dicono sottotono. Altri parlano di mancanza di vere star. C’è chi sventola la mancanza di fondi finanziari. E chi s’interroga sui lavori (fermi) per il nuovo Palazzo del Cinema.

Ma la risposta si ha guardando verso il cielo. Piove. Continua a piovere. La pioggia è la vera protagonista. E’ lei che hai allegato la sala stampa. E’ lei che sta creando i maggiori disagi.

E’ sempre lei però che sta suscitando un particolare stato d’animo. Già perché se da un lato guardando il calendario e vedendo questo tempo crea una nostalgia da rientro delle vacanze, dall’altro entrare in una sala cinematografica scampando alla pioggia per vedere i film in programmazione alla Mostra può creare un non so che di affascinante.

Un anticipo d’autunno che ti fa godere ancor di più la sala cinematografica. Potremmo definirle coccole da film. Manca solo la coperta per ripararsi dai getti dell’aria condizionata e poi è fatta.

Naturalmente non ditelo ai giornalisti, che hanno le proiezioni alle otto e trenta del mattino. Anche se, l’immagine di un capo redattore in pigiama, ciabatte e copertina di Linus, non sarebbe male da immortalare.

Gassman: profumo di cinema

Presentato fuori concorso il film sul grande mattatore


Dopo l’evento speciale con la riproposizione di uno dei grandi film interpretati da Vittorio Gassman “Profumo di donna”, è stato presentato fuori concorso “Vittorio racconta Gassman – Una vita da mattatore”.

Al di là delle emozioni che suscita la visione di questo docufilm diretto egregiamente da Giancarlo Scarchilli, c’è un elemento di oggettività che emerge. Riguarda l’essere attore. Essere un grande attore. Rivedendo alcune interpretazioni di Vittorio Gassman si rimane sbalorditi dalle qualità recitative del personaggio.

Certamente c’è la poesia del bianco e nero. Sicuramente c’è la direzione di grandi registi (tra gli altri Dino Risi, Mario Monicelli, Vittorio De Sica). Ma soprattutto c’è lui Vittorio Gassman, l’attore. Gesti, mimica, linguaggio di un uomo che non ha intrapreso questo mestiere per diventare famoso, ma perché era l’unica cosa che sapeva fare e la sapeva fare esageratamente bene.

I fuoriclasse non esistono solo nello sport. Vittorio Gassman ne è la testimonianza. La sua presenza scenica è così forte da uscire dal grande schermo. La sua grandezza d’attore però gli permette anche di non rubare la scena agli altri interpreti, semmai di incrementarne anche il loro valore.

Se dobbiamo trovare un difetto a quello che è stato ed è tutt’oggi l’attore Vittorio Gassman, sta nel fatto che non permette di fare confronti con gli attori moderni (erede a parte). La sua classe stenta a trovare degni sostituti.

E allora standing ovation per il grande mattatore.


martedì 7 settembre 2010

Ritrovo di classe a Venezia

Eleonora Giorgi e Carlo Verdone si ritrovano compagni di scuola dopo ventidue anni


Alla Mostra del Cinema di Venezia può succedere anche questo. Può succedere che due vecchi compagni di scuola si ritrovino per celebrare il film, che uscì nel 1988, che parlava appunto di una loro reunion.

Fa una certa impressione rivedere insieme dopo tutti questi anni, Piero Ruffolo detto “Il Patata” (Carlo Verdone) e Valeria Donati (Eleonora Giorgi). Lo sguardo di lei è sempre vivace con quel sorriso in grado di essere allo stesso tempo dolce e accattivante. Raccolta in un sobrio vestito nero a fatica fa pensare che siano trascorsi ventidue anni da quel film.

Lui è lui. Lui è Verdone. In abito scuro con camicia bianca aperta all’estremità superiore, intrattiene i giornalisti con il suo savoir-faire. Disponibile, ironico e con quel pizzico di malinconia, che in un certo qual senso caratterizza i suoi personaggi.

Il momento più bello è quando si rincontrano fuori dalla sala dove sarà proiettato il film Compagni di scuola, per la categoria Retrospettiva. E’ in quel preciso istante in cui per un momento gli operatori interrompono le riprese, gli inviati le interviste ed i giornalisti della carta stampata le annotazioni, che Carlo Verdone si fa largo tra la gente accalcata attorno a lui e va ad accogliere in un tenero abbraccio Eleonora Giorgi.

Un gesto semplice, ma pieno di affetto e spontaneità. Nient’altro che l’incontro di Valeria e Il Patata. Due compagni, per un ritrovo di classe a Venezia.

lunedì 6 settembre 2010

Lidhollywood

67° ciak per l'isola del cinema di Venezia

Lidhollywood è il titolo del libro fotografico del fotoreporter veneziano Gianfranco “Tigieffe” Tagliapietra, decano dei fotografi della Mostra del Cinema di Venezia. Raccoglie alcune tra le immagini più belle delle edizioni tra gli anni ’50 e ’60. Rigorosamente in bianco e nero, immortala la storia di questa manifestazione e allo stesso tempo dell’isola che la ospita: il Lido di Venezia.


Lidhollywood è anche l’atmosfera che si respira durante questo periodo su questa isola. Anche se il divismo dei tempi d’oro, forse è terminato, la carovana della celluloide continua ad avere un suo fascino.


I poco più ventimila abitanti si ritrovano per la 67ma volta proiettati su uno dei più importanti palcoscenici per gli appassionati cinefili e per gli addetti ai lavori di questo mondo del cinema. Attività commerciali con in vetrina vecchie e nuove foto di star. Mezzi pubblici con le affissioni delle novità cinematografiche. Menù nei ristoranti con richiami ai grandi kolossal. Tutto assume una forma e una dimensione diversa con l’arrivo della Mostra del Cinema.


L’elemento più lampante però, quello che ti fa capire che sei arrivato al Lido nel corso della manifestazione è e rimane la gente che si muove avanti e indietro con il pass appeso al collo.

Sono operatori, giornalisti, bodyguard, ma soprattutto persone comuni che per questi undici giorni potranno vivere l’evento. Chi assistendo ai film, chi inseguendo un attore per un autografo, chi solamente per poter dire “io c’ero”.


La magia della Mostra del Cinema è anche questa. Trasformare il Lido in Lidhollywood.


Ciak si gira.


venerdì 3 settembre 2010

Disco Week End: Devendra Banhart - Cripple Crow

Spiaggia. Ora del tramonto. Dei bambini giocano sulla battigia. Un anziano signore passeggia lentamente osservando il mare.

A pochi metri di distanza ci sono io. Seduto sulla sabbia. Immortalo questa scena nella memoria, mentre in cuffia parte una canzone. L'ascolto. La riascolto. Tre, quattro volte. E' come un mantra, mi diffonde serenità mentre con lo sguardo continuo ad osservare quello che succede davanti a me.

La canzone è Santa Maria De Feira.
L'album dal quale è estratta porta il titolo di Cripple Crow. L'interprete Devendra Banhart.
Questa canzone riassume lo spirito delle mie vacanze. Questa canzone è allo stesso tempo la perfetta colonna sonora della scena che sto assistendo. Vitalità, gioia, entusiasmo dei bimbi. Riflessione, serenità e un pizzico di malinconia della persona matura.

E la vostra canzone delle vacanze, qual è stata?

Buon fine settima.




giovedì 2 settembre 2010

ILBETTA in Mostra

E' iniziata la 67ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia. E' iniziata l'avventura de ILBETTA come inviato di questa manifestazione culturale. Anzi più che inviato diciamo pure osservatore, perché naturalmente ILBETTA ha il suo stile.

Non aspettatevi recensioni di film, interviste a star o gossip scandalistici. Questo lasciamolo fare a chi è più competente ed autorevole. Aspettatevi invece storie, sensazioni, emozioni. Ecco questo è quello che cercherò di cogliere per poi trasmetterlo a voi. Riduttivo? Forse, ma è un punto di vista e d'altronde da un Mecenate d'anime cose vi potevate aspettare?

Quindi che si spengano le luci in sala. Sta per partire un nuovo film. ILBETTA On Air alla Mostra del Cinema di Venezia.

E speriamo che sia buona la prima!

mercoledì 1 settembre 2010

Appunti disordinati di una vacanza - Parte terza

Il cielo sopra Sabaudia - Photo by Chiara B. (3 anni, dopo aver rubato la macchina fotografica al sottoscritto e averla puntata verso l'alto)

Vai alla seconda parte


La volontà di raggiungere degli amici, ci porta in quel Agro Pontino descritto nei testi storici per le bonifiche mussoliniane. Direzione Terracina, destinazione Sabaudia.

Le aspettative create dai racconti di questi nostri amici, che ne hanno fatto una loro dimora estiva e forse anche un loro stile di vita, sono pienamente confermate. L’agriturismo che ci ospita è un tuffo nella natura. Le spiagge che ci accolgono un’immersione nel selvaggio. Dune di sabbia, ventilazione greca e onde californiane. Porto ancora i segni della tavoletta da bambini usata a modo di tavola da surf, per cavalcare un mare agitato, ma stimolante. Mi dicono che non è sempre così, ma poco importa. Ciò che m’interessa è che lo sia nei giorni di mia presenza.

Naturalmente anche qui il cibo ha la sua buona parte. Oltre alla lauta cena dove soggiornavamo che ci era stata assicurata una garanzia, si sono presentate soluzioni alternative alquanto interessanti. Come il take-away del pesce fresco, la fragrante pizza nel sottoscala di un garage, la bomba di una nota pasticceria della zona, ma in particolar modo quello che potrebbe diventare il business della prossima estate, il frisella party in spiaggia, con friselle autoprodotte artigianalmente dai nostri compagni di viaggio e amabilmente dispensate ai partecipanti alla funzione.

Quindi tre tappe, tre situazioni diverse, tante storie diverse, tutte accomunate però da un piacevole mangiare che ha scandito inequivocabilmente il nostro trascorrere una vacanza o per meglio dire un viaggio tra le persone. Ritornati a casa dopo quasi tre settimane, non rimane altro che pianificare il prossimo itinerario, intanto mi appresto a gustarmi questa colazione che seppur poco tipica, mi permette di riprendere coscienza con me stesso e il mondo che mi circonda.