venerdì 29 ottobre 2010

Disco Week End: Francesco De Gregori - Titanic


E' stato un suo fedele compagno di viaggio. Durante il giro del mondo in barca-stop lo ha ascoltato ripetutamente. Chissà come sarà stato associare questa musica, queste parole, con ciò che gli occhi di Alberto Di Stefano vedevano. Mentre sentiva questo disco, Alberto non era comodamente disteso nel salotto di casa. Nemmeno, ad onor del merito, imbottigliato nel traffico di una città come Milano. Alberto era in mezzo all'oceano oppure in qualche porticciolo difficilmente individuabile da una cartina geografica.


Comunque sia stava ascoltando un grande album. Un album dove Francesco De Gregori è riuscito, attraverso la sua poesia e una moltitudine di metafore, a dipingere perfettamente le contraddizioni che accompagnano un progresso.


Brani come L'abbigliamento di un fuochista, I muscoli del capitano e la stessa Titanic, che da il nome al disco, sono il sunto esemplare di un disco ben riuscito. Ma poi c'è una canzone d'amore come Belli Capelli. La ballata sognante di Caterina. Il rock'n'roll d'amarcord di Rollo & his Jets. L'apparente tranquillità di Centocinquanta stelle. Lo struggente racconto di San Lorenzo. Ed infine c'è lei, La leva calcistica della classe '68 che non ha bisogno di essere commentata.


Proviamo ad ascoltarlo ad occhi chiusi questo album. Chissà, forse ci sembrerà di essere in barca con Alberto, nel suo giro per i mari del mondo. Chissà.





giovedì 28 ottobre 2010

Alberto Di Stefano - Il giro del mondo in barca-stop - Parte terza


Turni al timone. Pesca. Lettura. Scrittura. Questa era la giornata tipo di Alberto Di Stefano durante i lunghi trasferimenti in mare. Leggendo, Alberto si prepara dettagliatamente per conoscere le nuove tappe da raggiungere. Scrivendo, mette su carta una serie di racconti tratti da questo suo viaggio, ma non solo. Quello che scrive diventa anche una sorta di guida per fare il barca-stop. Dove si possono trovare le imbarcazioni. A cosa bisogna stare attenti durante gli spostamenti e altro ancora. Un volume che trova sostanza in un libro pubblicato da Feltrinelli una volta rientrato a casa.

Alberto in questo suo viaggio lungo un anno non si è fatto mancare nulla. Il lancio con il paracadute a Nadi nelle Fiji. Immersioni spettacolari, come il bagno con le megattere alle Vavau. Il rafting sul fiume Chiriqui Viejo a Panama o l’upsailling di una cascata a Efate. Solo per citare alcune.

Megattera alle Tonga
Mi dice che è stato difficile una volta rientrato, dopo essere stato per un anno in giro per il mondo scalzo, per il mare, riprendere le tradizionali abitudini come la sveglia del mattino, gli impegni di lavoro, le presentazioni powerpoint da fare e la pausa pranzo da assaporare. Alberto mi confida che la voglia di fare un altro viaggio così c’è. Senza fretta però. Quando sarà il momento. Quando ci saranno le condizioni per farlo. – “Intanto ora appago la mia voglia di vela facendo lo skipper, facendo l’istruttore in una scuola vela di Milano”, sì perché durante la nostra chiacchierata telefonica, Alberto si trova in uno dei tanti uffici del capoluogo ambrosiano, mentre io guardo le acque della laguna che mi dividono dal campanile di San Marco. Ironia della sorte. Oppure solo amore incondizionato per il mare. Non bastano quattro mura per fermare la fantasia di un uomo. Nemmeno qualche chilometro di distanza dalla costa per impedirgli di diventare un vecchio lupo di mare. 

Sotto una cascata nella grotta sacra delle Vanuatu - Alberto Di Stefano

mercoledì 27 ottobre 2010

Alberto Di Stefano - Il giro del mondo in barca-stop - Parte seconda

"La prima cosa che abbiamo visto dopo 18 giorni di Oceano Pacifico: la stupenda Baia delle Vergini alle isole Marchesi" - Alberto Di Stefano

Vai alla prima parte

Per Alberto è un’illuminazione. Il giro del mondo di Alberto Di Stefano si trasforma nel giro del mondo in barca-stop. In ogni porto che raggiunge ci sono annunci di persone che cercano compagni di viaggio. – “Ho trovato tante persone che dovevano fare lunghi tratti che erano contenti di ospitare gente a bordo. Pensionati ancora fisicamente atletici che si godevano i soldi risparmiati con il lavoro. Coppie che avevano deciso di fare il giro del mondo. Oppure skipper che dovevano traghettare una barca da un porto all’altro… o ancora imbarcazioni finanziate dalle università per ricerche in ambito marino. Erano veramente diverse le persone che si potevano incontrare, anche se tutte avevano un elemento in comune. La voglia di socializzare. La curiosità. L’entusiasmo di vedere posti che altrimenti difficilmente si potrebbero vedere in modalità diverse.”

Il 60% del tempo, Alberto Di Stefano lo ha trascorso navigando. Su un anno di durata del suo viaggio, più di duecento giorni sono stati di navigazione. Questo è un dato straordinario per chi ama l’ambiente marino come lui. Un valore affascinante al solo pensiero che solo due anni prima era salito per la prima volta in barca.

Sono numerosi gli aneddoti nei quali Alberto è incorso durante questa avventura. Come quando è arrivato dall’altra parte del mondo. Nella piccola isola di Niue, tra Tonga e le Fiji. E’ qui che dopo essere sbarcato, si ritrova in un piccolo bar a parlare con un polinesiano. Una persona distinta, di una certa età, ben vestita. Un polinesiano che appare fin da subito ad Alberto una persona con un’ottima conoscenza della civiltà europea e della storia risorgimentale italiana. Poco ci vuole per svelare che l’interlocutore in questione era il primo ministro di quella piccola isola. S’instaura un rapporto di stima e amicizia tra i due. – “Ogni sera mi ritrovavo a bere una birra con il primo ministro”, mi dice sorridendo Alberto. Tanto che il primo ministro offre l’opportunità ad Alberto di trasferirsi a vivere sull’isola. A prenderne la cittadinanza. Una tentazione, quella di cambiare radicalmente vita. Vivere in un piccolo Eden, con tanto di ottime retribuzioni pensionistiche garantite. Però per Alberto è solo una piacevole tappa e continua la sua attraversata.



martedì 26 ottobre 2010

Alberto Di Stefano - Il giro del mondo in barca-stop - Parte prima

"La nostra rotta era sempre per Ovest, nelle lunghe attraversate bastava seguire il tramonto..." - Alberto Di Stefano 

Spesso in questo blog abbiamo parlato di cambiamento. Di nuovi stili di vita. Di un riappropriarsi della propria esistenza.

Molti degli incontri che abbiamo fatto sono dei viaggi. Alcuni con delle mete fisiche precise e lontane. Altri apparentemente più vicini, nel profondo di se stessi.

Quello di oggi è un viaggio ancor più particolare. Complice la passione per il mare e la voglia di concedersi una pausa. Voglia di avventura. Voglia di libertà. Nella consapevolezza però, che tutto ciò avrà un inizio, ma pure una fine. Ecco un altro elemento di differenziazione.  Una parentesi di un anno. Un periodo di tempo limitato per immergersi in una nuova dimensione, ma per poi ritornare con i piedi a terra. In tutti i sensi.

Il protagonista di questa storia ha un nome: Alberto Di Stefano. Ha pure un lavoro (in ambito finanza) e pure gli piace. Certo quello che fa non è certo la sua passione, però è funzionale come mi illustra dettagliatamente Alberto nella sua categorizzazione del lavoro.

Sai secondo me ci sono due tipi di lavoro. Quelli che si possono considerare delle passioni… e senza entrare nell’arte, pensa ad un medico che salva i propri pazienti oppure ad un ingegnere che progetta e costruisce un ponte. Poi ci sono quelli, come il mio, come quelli della maggior parte delle persone che presentano aspetti dei quali si farebbe volentieri a meno, che ti fanno qualche volta odiare il lunedì, che però presentano dei vantaggi oggettivi che ti permettono di fare altre cose.

Siamo a gennaio del 2005 quando Alberto prende il largo. Inizialmente doveva essere un anno sabbatico con l’obiettivo dell’attraversamento dell’Atlantico in barca a vela. In teoria raggiunti i Caraibi sarebbe dovuto scendere per continuare il viaggio con altri mezzi. Se non fosse che, arrivato in questo primo paradiso, si accorge di una cosa che gli cambierà radicalmente la sua modalità di spostamento. Ci sono molte persone che sarebbero contente di ospitarlo sulle proprie imbarcazioni per continuare il proprio viaggio.



lunedì 25 ottobre 2010

Una pausa di mare

E' domenica sera. Autostrada A4. Fuori piove. Dentro, chi può, riposa. Velocità ridotta e autoradio con il volume sufficientemente basso. Ugualmente riesco a sentire cosa dicono. E' una trasmissione dalla quale hanno preso spunto tante maestre per il tema del lunedì mattina o forse più facilmente, da loro hanno preso spunto i conduttori - "Come avete trascorso il fine settimana?".


In studio arrivano diverse telefonate di ascoltatori. Molte esperienze a carattere enogastronomico. Chi sta tornando dal Salone del Gusto di Torino. Altri dall'Eurochocolate di Perugia. Altri ancora sono stati con amici in un agriturismo in Toscana.


Fino a qui niente di particolare. Ad un certo punto uno dei due conduttori fa la considerazione che certo è divertente trascorrere il week end a fare una gita fuori porta, però due giorni sono troppo pochi per staccare completamente da una settimana lavorativa. Secondo lui bisognerebbe prendersi, se fosse possibile, una pausa più lunga, per fare qualcosa di diverso e tornare completamente rigenerati.


La cosa mi fa sorridere. Con queste parole mi fa pensare al nuovo ospite de ILBETTA ON AIR, che da domani ci accompagnerà per tutta la settimana. Questa persona effettivamente si è presa una pausa un po' più lunga. Un anno. E ha pure fatto qualcosa di particolare. Il giro del mondo. Ma non solo. Ha fatto il giro del mondo in barca a vela. Ma non si è fermato qui. Ha fatto il giro del mondo in barca-stop.


Siete pronti a salpare?

venerdì 22 ottobre 2010

Disco Week End: Bob Dylan - Blood On The Tracks

Un mediocre conduttore televisivo adotterebbe questa frase: "Signore e signori un artista che non ha bisogno di presentazioni...". Seppur tremenda come introduzione oggi sarebbe perfetta.


Questo perché l'album che ci fa dono come disco week end Renzo Di Renzo, ospite di questa settimana de ILBETTA ON AIR, è Blood On The Tracks di Bob Dylan. Che dire uno dei migliori songwriter della storia della musica, con uno dei suoi migliori album. Il giusto binomio.


Non è possibile spendere parole su Bob Dylan. L'unica cosa della quale ci si potrebbe ironicamente interrogare è se lui stesso si renda conto di essere Bob Dylan. Non è da tutti in ambito musicale poter svegliarsi al mattino e fregiarsi di tale nome e allo stesso tempo appellativo. 


Su Blood On The Tracks, al di là dell'aneddoto che a poche settimane dalla pubblicazione (anno 1975) molti dei brani sono stati ri-registrati, è semplicemente solo da ascoltare. Poesia in musica.


Detto questo vi lascio all'ascolto di Tangled Up in Blue e buon fine settimana.




giovedì 21 ottobre 2010

La casualità d'essere Renzo Di Renzo - Parte terza


Tu sei fondatore anche di HEADS Collective. Che periodo è per le agenzie di comunicazione?
Abbiamo la fortuna per lavorare per grandi marchi. E’ indubbio però che con la crisi economica si siano verificati nelle aziende dei tagli di budget alla comunicazione notevoli. Quindi capita che ci siano richieste importanti da parte dei clienti che non trovano il giusto corrispettivo economico. Il rischio è che si radichi l’abitudine a sottopagare un lavoro spesso articolato.

A proposito di comunicazione, cosa ne pensi della polemica legata alle affissioni pubblicitarie a Venezia?
Credo che ci siano cose più brutte delle affissioni. La gente dovrebbe scandalizzarsi di più per i tagli alla cultura. L’intervento dei privati è necessario. Come diceva uno degli ultimi ospiti che abbiamo avuto in Fondazione, il rischio altrimenti è che il pubblico diventi privato. Che la gente venga privata delle immense bellezze artistiche che vengono parcheggiate in stanze inadatte perché non ci sono i soldi per ristrutturare importanti spazi espositivi.
Per quanto riguarda le affissioni a Venezia, si tratta solo di adottare una modalità di linguaggio conforme alla città. Le aziende devono contestualizzare il loro messaggio pubblicitario e questo se non raggiunge determinati criteri qualitativi prestabiliti non può essere affisso.

Veniamo all’insegnamento. Cosa rappresenta per te?
E’ un modo per stare attaccato ai giovani. Insegnando all’Università da un lato apporto agli studenti la mia esperienza, quello che ho maturato sul campo del mondo del lavoro. Dall’altro ricevo da loro entusiasmo, energia, voglia di fare e poi non ti nascondo, che durante le ore di laboratorio del corso di design/management e comunicazione d’impresa, i ragazzi mi hanno presentato delle proposte che tranquillamente potrebbero trovare commercializzazione da parte di qualche azienda”.

Ma tra scrittura, la Fondazione Claudio Buziol, il tuo studio e l’insegnamento all’Università di San Marino, trovi il tempo per qualcos’altro?
Oltre la famiglia e le uscite in mountain bike, ci sono altri progetti in cantiere. Il prossimo in uscita sarà Treviso Design. Ufficialmente sarà inaugurato il 2 dicembre e rappresenta la volontà di raggruppare varie situazioni ed iniziative di design presenti nella provincia, sotto un unico modello di sviluppo, in modo tale da non aver dispersioni in un settore in forte fermento.

Prima di lasciarci non posso non farti questa domanda. Ma sotto sotto, cosa ti senti di essere?
Un editore. Cerco di presentare contenuti di qualità attraverso modalità diverse e gran parte del merito va ai giovani brillanti che incontro.

Lascio Renzo e la Fondazione. Me ne torno a camminare per le calli. Me ne torno a viaggiare con i pensieri. Quasi per caso Renzo DI Renzo si è ritrovato ad essere quello che è. Quasi per caso io mi ritrovo a raccontare la sua storia. Quasi per caso qualcuno oggi troverà la propria strada. E questo è un augurio.

mercoledì 20 ottobre 2010

La casualità d'essere Renzo Di Renzo - Parte seconda








Direi che è andata più che bene, visto che Nero ha vinto il premio Grinzane Junior?
Certo. Però anche quel libro è nato più che altro da una mia esigenza personale. Volevo attraverso dei racconti per bambini comunicare agli amici, alle persone che mi conoscono, che da lì a breve mi avrebbero visto in un contesto personale diverso. Attraverso la scrittura volevo fargli capire in un certo qual modo cosa sarebbe accaduto. La finalità che diventasse un libro commercializzabile era secondaria. E’ per questo che la proposta editoriale l’ho inviata solo a due case editrici e con una delle due è andata a buon fine.

Renzo, quindi per te la scrittura è una passione. Ma cosa vuol dire portare avanti una passione?
Partiamo dal presupposto che spesso la passione deve essere gratuita. E’ per questo motivo che molti giovani creativi e talentuosi, purtroppo si riducono a fare il surrogato di quello che vorrebbero fare. Ottimi fotografi che si ritrovano a scattare foto per dei matrimoni. Promettenti musicisti a suonare in feste di piazza. Bravi fumettisti a fare le caricature ai turisti. Questo è un sistema che non sempre premia il talento delle persone, le quali appunto si ritrovano disilluse a fare qualcosa di diverso per guadagnare.

Mentre Renzo parla, si capisce dal tono di disappunto con il quale esprime queste parole, che non gli va bene una situazione contingente di questo tipo. Anche perché parte del suo tempo lo dedica alle speranze dei giovani. Ne percepisce le loro potenzialità e allo stesso tempo le loro insoddisfazioni nel non poter seguire un loro amato cammino.

Com’è nata la collaborazione con la Fondazione Claudio Buziol?
Arrivavo da un’entusiasmante esperienza in Fabrica. Erano gli anni di Oliviero Toscani. Gli anni in cui c’era la possibilità di lavorare insieme con tanti giovani in gamba. Vederli arrivare. Vederli crescere per poi lasciarli andare per le loro strade. Una ciclicità di gruppi di lavoro che teneva costantemente  alto il livello di creatività presente. Poi però la necessità dopo sette anni di cambiare. Ripartire da zero per rimettermi in discussione. Ed ecco arrivare la possibilità di collaborare con la Fondazione Claudio Buziol. Ancora una volta, quasi per caso, ma nel momento ideale per me di cambiare.
Oggi a distanza di tre anni, possiamo contare su un numero cospicuo di attività portate avanti, una serie di collaborazioni di rilievo oltre ad essere considerati a Venezia tra i principali interlocutori culturali.


martedì 19 ottobre 2010

La casualità d'essere Renzo Di Renzo - Parte prima


Spesso abbiamo una visione parziale e riduttiva delle persone.
“Ah, tu fai questo, quindi sei questo”. Dimentichiamo che un individuo è costituito da un insieme di passioni, interessi e predisposizioni che ne fanno un soggetto piacevolmente variegato.

Se poi si ha la fortuna d’incontrare qualcuno che di natura è poliedrico, si ha la certezza che le etichette hanno diritto di esistere solo sui faldoni di un archivio.

Sono le 9.30 a Venezia. Ho appena attraversato una Piazza San Marco ancora non troppo gremita di turisti e con il sole che illuminando le calli, porge il suo buongiorno ad una Serenissima ancora assonnata.

All’inizio di Strada Nuova si affaccia sul Canal Grande uno dei tanti e meravigliosi palazzi di questa città. Al secondo piano di esso vi è un luogo magico. Un luogo che vuole ricordare La Forza del Sogno di un imprenditore illuminato. Un luogo che vuole promuovere i sogni di tanti giovani artisti e talenti. Si tratta della Fondazione Claudio Buziol e ad accogliermi c’è il suo direttore artistico: Renzo Di Renzo. E’ con lui che andremo a testare le tante sfaccettature di un essere umano.

Ci accomodiamo in una stanza che accoglie molti degli avvenimenti ed incontri della Fondazione. Osservo Renzo in questa sala settecentesca. Il contesto gli si addice. Con abiti d’epoca, potrebbe tranquillamente impersonificare un nobile del passato.

Iniziamo a conversare. Partiamo dalla fine in termini temporali. Un libro. La Musica è il mio radar. Massimiliano Nuzzolo ne è il curatore. Renzo Di Renzo uno degli autori con un suo racconto.

Questo è un progetto che premia la passione di chi l’ha portato avanti, Massimiliano Nuzzolo. Già fautore di altre interessanti iniziative, è un ragazzo in gamba, che stimo. Avevo un racconto rimasto fuori dal mio precedente libro (Motivo Privato edito da Marsilio, ndr) legato alla musica. A questo aggiungiamo che l’intero ricavato sarà devoluto alla AMREF per finanziare dei progetti in Africa, diciamo è stato un piacere parteciparvi.

Ma che rapporto ha Renzo Di Renzo con la scrittura?
Per fortuna non è il mio mestiere” mi dice sorridendo. “Anche se ho pubblicato quattro libri, non mi considero uno scrittore. Scrittore è colui che fa solo ed esclusivamente questo, vivendo di ciò. Io non ho i tempi e la loro costanza. Mi sono ritrovato, come per tante altre cose, un po’ per caso a pubblicare un primo libro. Sollecitato dalle persone che mi stanno attorno. E’ andata bene. Però la scrittura rimane una passione. Una delle modalità per esprimermi”.


lunedì 18 ottobre 2010

Fare ed essere

E' la ricerca più difficile. Capire chi effettivamente si è. Spesso, nemmeno davanti allo specchio si trova la risposta. Se a questo aggiungiamo le proiezioni degli altri su di noi, il rischio è quello di limitarsi ad interpretare dei ruoli.


Poi c'è un altro assioma da scardinare. Essere identificati per quello che si fa. La professione è la persona. Altra grossa limitazione. Altro grosso abbaglio.


Questa settimana avremo la fortuna però d'incontrare una persona che fa molte cose. Ed è molto altro ancora. Attraverso il suo essere, verificheremo come non è possibile ingabbiare una persona in quello che fa, ma non solo. Con lui andremo a toccare un altro piano a me caro. Quello delle passioni.


Quindi ancora una volta sarà un viaggio alla scoperta di una nuova anima. Un'anima che in un certo qual senso anche lei si occupa di mecenatismo, cercando di dare visibilità a giovani artisti di talento.


Scrittura, comunicazione ed insegnamento, saranno gli elementi che ci accompagneranno nella conoscenza di questo nuovo ospite.


Per tutti i dettagli l'appuntamento è a partire da domani.



venerdì 15 ottobre 2010

Disco Week End: Edoardo Bennato - Burattino senza fili



Mi sono soffermato qualche minuto. La copertina era circa all'altezza del mio ventre. Proprio da quella angolazione con il suo sguardo sembrava pormi un interrogativo. Chissà cosa avrebbe voluto dirmi. Chissà se ad ognuno che prendeva in mano quel disco ponesse delle domande diverse. Personalizzate. Come a conoscere le parole che ognuno di loro voleva soffocare. Per vergogna. Per paura.


Poi ho messo la puntina sulla prima traccia e il disco è partito. E' stata tua la colpa. Un colpo allo stomaco. Mi siedo. Armonica e chitarra introducono Mangiafuoco. Una smorfia d'ironia. Poi arriva La Fata. Un sospiro di dolcezza. Non riesco a stare seduto con In prigione, in prigione. Mi alzo, mi arrabbio, ballo.


Il tempo di portare il vinile al lato B e partono gli archi di Dotti, Medici e Sapienti. Poi silenzio. A ritmo di blues è la volta di Tu grillo parlante. Salto per overdose d'ascolto in passato, Il gatto e la volpe, per arrivare ad un grande finale con Quando sarai grande.


Riposo il Burattino senza fili nella sua custodia. Penso a chi oggi potrebbe scrivere un concept album così. Non trovo risposta. Riguardo per l'ultima volta la copertina. Mi verrebbe voglia di fare una domanda ad Edoardo Bennato. Però forse questa volta sarebbe lui a non trovare risposta.




giovedì 14 ottobre 2010

Sentimenti paralleli

Antonio amava la sua compagna. Odiava il suo lavoro.
Marco era un affermato artista. Era tremendamente insoddisfatto.
Paola sentiva l'affetto degli amici. Rinnegava quello dei genitori.


Storie diverse. Racconti vissuti. Esistenze incomplete. Vite che scorrono come su piani paralleli. Un piano che rallegra, che fa essere felici. Un altro invece che catapulta in una dimensione di tristezza. 


Alcune volte uno prende il sopravvento sull'altro. Addirittura quello che non fa gioire appare con un peso specifico diverso. Anche se quantitativamente inferiore riesce nel suo tentativo di sbilanciare a suo favore l'ago. Resta il fatto che creano un disequilibrio. Uno scollamento tra le diverse componenti della vita.


Sono quelle situazioni che mettono serie dubbi sulla possibilità che tutto possa andare bene. Ma forse questa è una pretesa irrealizzabile. Forse fa parte della condizione umana vivere a corrente alternata.


A questo punto però occorre almeno cambiare i pesi in gioco. L'ideale sarebbe invertirli. Manipolare il sentimento di felicità affinché incrementi la propria intensità rispetto al suo antagonista. Dal momento che questo non sempre è possibile, almeno però eguagliarne i valori è fattibile. Un sorriso per una lacrima. Tasso di conversione pari ad uno.


Forse solo così, il mercato dei sentimenti risentirebbe meno di brusche oscillazioni d'umore.

mercoledì 13 ottobre 2010

La stanza dei ricordi

Era la preferita. Sarà che erano poche. Dieci per la precisione. Sarà che era l'unica che affacciava sul giardino dei ciliegi. O forse sarà stato solo per il suo nome: memory. Comunque sia era la stanza nella quale tutti volevano soggiornare.


La locanda era gradevole. Era stata una delle prime ad aprire in quella zona. Ad ovest il mare. Ad est le colline. Gli ospiti erano per lo più viaggiatori. Mercanti d'oriente. Nobili d'oltralpe. Alcuni arrivavano accompagnati. Altri speravano d'incontrare compagnia.


Si fermavano tre, massimo quattro giorni. Il tempo necessario per riposare, per sistemare alcuni affari, per poi ripartire. Quella sosta rappresentava solo una tappa, non certo l'arrivo. Ed era proprio in quella stanza che lasciavano però traccia del loro passaggio. 


Il profumo della loro presenza. Impronte della loro esistenza. Di tutto ciò un unico testimone, memory. Con il suo pavimento calpestato. Con le sue lenzuola stropicciate. Con le sue mura impregnate di ricordi. 


Era notte quando vedeva il viandante perdersi nei sogni delle sue speranze. Era giorno quando lo ritrovava sveglio di fronte alla propria vita. Ogni ospite lasciava qualcosa di sé. Confessava le proprie debolezze. Esternava le proprie incerte sicurezze. E lei ascoltava. Raccoglieva questi frammenti di vita. Non giudicava. Nemmeno consigliava. Si limitava a custodire fedelmente segreti, che difficilmente sarebbero stati compresi da altre persone.


Poi un giorno la locanda venne chiusa. L'edificio venne abbattuto e con esso la storia di tanti viaggiatori scomparve. Dopo qualche tempo tra le macerie venne ritrovato un pezzo di carta da parati. Sul colore sbiadito una piccola scritta a mano. "A memory che ci ha fatto sentire più vicini alle nostre dimore... più vicini al nostro cuore".

martedì 12 ottobre 2010

Concorso

Saranno stati attorno ai trecento. Decina più, decina meno. Anche se qui le singole unità contano e come se contano. Solo uno ne passerà. Solo uno avrà quel contratto. Diciotto mesi la durata, ma buone probabilità di proroga. Il posto è per uno di quelle mansioni che periodicamente cambia denominazione. Tanto per essere al passo con i tempi. Tanto per far vedere che ci sono nuove figure professionali che nascono (mentre tante altre muoiono).


Sono tutti lì in fila nell'attesa che si aprano i cancelli. Nell'attesa che si compia un miracolo. C'è chi fuma guardando all'orizzonte. Chi lo sguardo lo ripone sui libri. Un ultimo ripasso. Una nuova nozione appresa.


Donne e uomini equamente distribuiti. L'età varia. Alcuni sembrano appena usciti da un liceo. Altri portano sul viso la stanchezza di un lavoro sperato. 
Si distribuiscono in grandi gruppi. Forse qualcuno già si conosce. Qualcun altro si sta conoscendo. Magari nasceranno delle amicizie. Magari.


Sono vestiti da tutti i giorni, qualora ci fosse il dubbio che esista ancora l'abito delle feste. Ogni giorno è domenica. Ogni giorno è lunedì. Dipende solo se a dirlo è qualcuno che lavora o che vorrebbe lavorare. Comunque sia niente paillettes. Nessuna strass. D'altronde non è mica un casting per un reality televisivo. Qui conta chi è più preparato. Chi ha fatto più sue le materie di studio. Questo è quello che conta. Almeno dicono che sia così.


Mancano dieci minuti alle nove. Un inserviente apre un portone. E' il momento. Un sospiro. Un'ultima tirata di tabacco. Libri che si richiudono. Speranze che si accendono. Entrano. Che si dia inizio al concorso. Quello vero. Anche se pure qui è una lotteria. Anzi magari i monopoli di stato ci hanno già pensato. Una lotteria per un posto di lavoro. Sarebbe il coronamento. Il coronamento che la meritocrazia è un termine obsoleto. Ma noi ci crediamo. Ci crediamo ancora che i più bravi ce la faranno. I più bravi. Non i più furbi.

lunedì 11 ottobre 2010

Gli Uomini Senza Vento di Simone Perotti

Uomini Senza Vento, Simone Perotti (Garzanti)

L’ultima volta che ci eravamo visti risale quasi ad un anno fa. Era un venerdì uggioso. Eravamo a Mestre e all’ultimo piano della libreria Feltrinelli lui presentava “Adesso Basta”.

Oggi ci risentiamo telefonicamente. Il sole sembra prendere il sopravvento sulle nuvole e le nostre parole si mischiano, come in un incontro tra vecchi amici.

L’uscita di un suo romanzo è il pretesto della chiacchierata. Sapere come sta un uomo libero invece ne è il motivo.
Uomini Senza Vento è il titolo del nuovo libro di Simone Perotti. In queste parole anche la sintesi metaforica di una generazione. Quella che vorrebbe cambiare, ma non trova il coraggio. Quella che fa quello che non vuole e non quello che vorrebbe.

Sono molti gli spunti di convergenza con quello che è stato definito il manifesto del downshifting in Italia. Forse perché cronologicamente è stato scritto prima di Adesso Basta. Forse perché come dice lo stesso Simone “è stato il laboratorio narrativo di Adesso Basta”. O forse solo semplicemente, perché Uomini Senza Vento nasce dal desiderio di libertà, con l’obiettivo di poter scrivere, quando Simone Perotti aveva già compiuto la scelta di “rallentare” la sua vita.

E’ suggestiva l’immagine di lui che scrive, nella sua casa ligure ristrutturata da sé, con il portatile appoggiato a quel tavolino costruito con una vecchia porta.

Uomini Senza Vento in una commistione tra realtà e fantasia, ripercorre la storia di Renato, un uomo che di fronte a un bivio, è costretto dalle circostanze a prendere una decisione da troppo rimandata.
Un protagonista che se da un punto di vista caratteriale e psicologico è agli antipodi da Simone Perotti, come lui avverte la necessità di un cambiamento.

Simone sceglie per questo romanzo uno stile noir. Anche questo rappresenta una nuova sfida. La volontà di confrontarsi con generi di scrittura differenti. Un ulteriore tentativo di fare un pezzo di strada del cammino che si è scelto.
… un pittore si limiterebbe mai ad usare solo certi colori? Ecco la scelta del noir rappresenta la curiosità di descrivere e descriversi attraverso un altro colore” mi dice sorridendo al telefono.

Prima di lasciarci c’è il tempo di parlare anche di com’è stata la sua esperienza estiva in barca a vela. Per la prima volta il suo equipaggio non era un gruppo di sconosciuti che voleva trascorrere le vacanze in mare. Era un gruppo che con Simone condivideva uno stile di vita. Un gruppo che aveva letto “Adesso Basta” e si era pienamente ritrovato. Chissà cosa accadrà quando uscirà il film tratto da “Adesso Basta”, visto che Simone mi comunica che una casa di produzione cinematografica ne ha acquistato i diritti. Forse si renderà necessaria una nave da crociera per ospitare le richieste dei tanti naviganti. Anche se non credo che Simone, con il suo approccio pragmatico alla notorietà,  rinuncerà così facilmente alla sua barca a vela.

venerdì 8 ottobre 2010

Disco Week End: Dire Straits - Brothers in Arms

Non servono tante parole per descrivere uno dei dischi più venduti nella storia della musica. Chissà se gli stessi Dire Straits quando lo pubblicarono venticinque anni fa, avrebbero mai pensato di poter ottenere un successo così importante.


Il riff di chitarra di Mark Knopfler in Money for Nothing è tra i più conosciuti e replicati in tutto il mondo.  Da commozione è il preludio di Your Latest Trick. Incontenibile è Walk of Life. Emozionante è Why Worry? e un capolavoro è Brothers in Arms che da pure il titolo all'album. Solo per citare alcune delle canzoni presenti in questo disco.


Quindi ringraziamo Claudio De Angelis, il nostro uomo dei concerti, che ci ha accompagnato per questa settimana e che ha scelto questo album come disco week end per noi.


Ed ora maestro Knopfler a lei la chitarra...




giovedì 7 ottobre 2010

Claudio De Angelis: una vita di concerti - Parte terza

Foto "storica": Claudio De Angelis con la mazza del ritardo


Vai alla seconda parte

Sembrava un sogno ripercorrere da dove quella società era partita fino a dov’era riuscita ad arrivare. Una società che grazie al genio di Riccardo Carotenuto “una mente nell’organizzazione dei concerti”, alla capacità di Angelo Bay (maestro in ambito sicurezza per Claudio) e insieme al terzo socio fondatore Busca, diventava in quegli anni il punto di riferimento per l’organizzazione di eventi sulla capitale.


Per Claudio è un’emozione continua. Vedere montare e rismontare un palco. Il passaggio da un luogo ad un altro. “Un lavoro che non terminava mai, dove non avevi orari, ma non avevi la sensazione della fatica, perché era l’entusiasmo a trascinarti” mi dice Claudio quasi commosso, ripercorrendo quei ricordi.

In quel periodo si sperimentava. La BBC Company fu precursore dei concerti in Sardegna. Iniziarono una serie di collaborazioni con Sassari. Prima Sting con i Tazenda, poi Pino Daniele i Ramones e altri ancora.

Un sogno durato sedici anni. Poi però, ed è il 2002, una necessità: riappropriarsi della propria vita. Vivere di giorno. Avere del tempo libero e sapere cosa farne. Un incontro e un amore.

Ancora una volta Claudio segue il cuore. E se prima era rappresentato dal suo lavoro ora è impersonificato da una donna. Comunque sia non ci sono recriminazioni. “E’ stata un’esperienza meravigliosa di vita” mi dice Claudio “non ho rimpianti, ma solo bei ricordi”.

Anche questo vuol dire essere rock.




Nota della redazione. Comunque se avete bisogno di avvalervi della professionalità di Claudio De Angelis per l'organizzazione di eventi e concerti mandategli una mail... il leone ruggisce ancora!

mercoledì 6 ottobre 2010

Claudio De Angelis: una vita di concerti - Parte seconda


Nel 1990 la svolta. La società di servizi per la quale lavorava al tempo fa una serie di servizi all’interno dello stadio Flaminio. Runner, facchinaggio e naturalmente servizio d’ordine. E’ l’estate del 1990. E’ l’estate di Madonna, Pink Floyd, U2, Rolling Stones a Roma.

Se fino ad allora l’entità primaria nell’organizzazione degli eventi sulla capitale era stato David Zard, da quel momento in poi è la BBC Company, la società per la quale Claudio lavora ad assumere il ruolo di local promoter.

E proprio a Claudio De Angelis vengono affidati gli incarichi di responsabile del servizio d’ordine e di quelli legati alla produzione come la richiesta delle diverse autorizzazioni (questura, prefettura, ufficio licenze, …).


Per Claudio è l’apoteosi. Si ritrova a fare ciò che ama, nel momento migliore, dove la città è sensibile all’organizzazione di grandi eventi come l’Estate Romana e in luoghi a dir poco inaccessibili all’epoca. La Scalinata dell’Eur, Villa Pamphilj o lo stadio Olimpico.

E quando il posto per un concerto non c’era si creava. All’aeroporto civile dell’Urbe non c’era nulla per ospitare una delle tappe degli U2. E’ forse una delle esperienze più belle per Claudio. Una sfida. Fu realizzato qualcosa di memorabile. Un evento eccezionale.

Ma anche seguire la tournée di Barry White fu una grossa soddisfazione personale per Claudio. Diverse tappe. Situazioni differenti tra loro. Da grandi strutture fino ad arrivare alla realizzazione di un concerto privato, ove il cantante americano era stato letteralmente prelevato per presenziare al compleanno del figlio di un facinoroso dell’epoca.


martedì 5 ottobre 2010

Claudio De Angelis: una vita di concerti - Parte prima

Per raccontare la storia di Claudio De Angelis occorre fare un salto indietro nel tempo.

E’ il 1986. Claudio come tutte le sere lascia la gelateria dove lavora per tornarsene a casa. Siamo a Roma. E’ primavera. E a Claudio per indole piace vivere la sua città nella dimensione notturna. Una passeggiata, quattro chiacchiere con amici, scambi di opinioni o solamente guardare la capitale che vive.

Come accade per chiunque, basta un incontro perché cambi l’esistenza. Quella sera l’incontro di svolta è rappresentato dal cugino. Metronotte di professione, un compagno con il quale Claudio ha piacere condividere l’essenza della notte.

Tra le varie parole di quella sera c’è un invito. “Claudio ho degli amici che lavorano nel servizio d’ordine dei concerti… a te che piace la musica, ti potrebbe interessare arrotondare qualcosa?”, con questa domanda suo cugino scardina la fantasia e l’entusiasmo di Claudio.

Dopo qualche sera, il nostro ventinovenne Claudio è già in servizio.
Il luogo è il PalaEur. La canzone è Ferryboat, tratta dall'omonimo album. L’artista è Pino Daniele.
Ho visto Pino fare le prove… l’emozione del prima… di cosa succede nei momenti antecedenti al bagno di folla… i riflettori che ci accendono… le casse che ti sommergono prima le orecchie, poi l’anima… ed infine l’artista, lassù sul palco”, con queste parole Claudio mi trasmette tutto il suo entusiasmo nell’assistere a quella visione. Una visione catartica. “Voglio fare questo lavoro perché è quello che mi piace fare”, si dice tra sé Claudio, assistendo al primo di una lunga serie di concerti.

Poco importa se lui deve stare ai cancelli d’ingresso per controllare che tutto proceda nella giusta maniera. Ma è quello che c’è dietro ad un concerto a scatenargli un entusiasmo difficile da contenere.

Più passa il tempo più gli piace quello che sta facendo. Dopo dieci anni, la passione per quel mondo andava ulteriormente ad aumentare. Duran Duran, Spandau Ballet, Frankie Goes To Hollywood, sono solo alcuni degli artisti che ha seguito in quel primo periodo.




lunedì 4 ottobre 2010

Quelli tra palco e realtà

Superati indenni i festeggiamenti per il secondo anniversario de ILBETTA ON AIR, ricominciamo una nuova settimana a tempo di musica. E questo non solo in termini metaforici.


Questo perché nei prossimi giorni avremo il piacere di fare la conoscenza con una persona che ha trascorso una buona porta della propria vita nella produzioni di eventi e concerti.


Con questo ospite andremo a rivivere le emozioni di fare un lavoro che senti tuo. Un lavoro che una volta incontrato, nonostante le difficoltà, fai fatica a distaccartene.


Con lui scopriremo qual è l'energia sprigionata nell'organizzazione di un grande concerto. Con lui capiremo che un grande evento musicale, non sono solo quelle due ore di esibizione dell'artista. E sempre con lui, vedremo l'entusiasmo di quando si accendono per la prima volta i riflettori, l'impianto audio funziona e tutto è pronto per partire.


Insomma con lui faremo un viaggio, citando il buon Luciano Ligabue, tra palco e realtà.

venerdì 1 ottobre 2010

E siamo a 2

Torta gentilmente realizzata da Monica:) per il secondo anniversario de ILBETTA ON AIR


Erano le 11.59 del primo ottobre del 2008 quando veniva pubblicato questo primo post. Sono trascorsi 2 anni. Più di 500 articoli e quasi 30 interviste. Eppure mi sembra di essere ancora all'inizio. Questo non tanto per quello che non sono riuscito ancora a fare, ma per l'entusiasmo che oggi come quel giorno c'è. E' intatto. Forse ancora più forte. E questo lo devo a tutti coloro che mi seguono, mi supportano e perché no, anche sopportano.


Chi non si ricorda l'origine de ILBETTA ON AIR lo invito a leggere quest'altro post, pubblicato l'anno scorso in occasione del primo anniversario del blog.


Per non dimenticare nessuno ringrazio tutti, con un pizzico di riguardo chi ieri mi ha organizzato la festa a sorpresa per questa piacevole ricorrenza e coloro che fisicamente o attraverso telefonate, skype e mail hanno partecipato insieme a me ai festeggiamenti.


E prima di concludere vi lascio con un estratto del testo della canzone della Bandabardò che si presta molto ad essere quasi un inno per questo blog:


"Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
e con la faccia verso il cielo,
viaggi avventurosi
ma mi dirai "Ah, poesia!!
Non si mangia, sai, con la poesia!!

Bisognerebbe fare sempre sogni grandiosi
e con la faccia verso il cielo,
viaggi avventurosi
pensa se la gente, invece del potere,
pensasse all'amicizia come modo per godere

..." (Sogni Grandiosi, Erriquez Greppi)



Disco Week End: Soap & Skin - Lovetune for Vacuum

Siamo in conclusione di questa settimana trascorsa in compagnia di Riccardo Iacona. Una settimana intensa dove ripercorrendo il cammino professionale di Riccardo, abbiamo sfiorato una parte importante di cosa vuol dire fare giornalismo d'inchiesta in Italia.


Come consuetudine quando c'è un ospite lasciamo scegliere a lui il disco week end. Bene Riccardo Iacona ha scelto per noi qualcosa di diverso. D'altronde era iniziata proprio con questo incipit la settimana. Si tratta di Lovetune for Vacuum di Soap & Skin.


E' diverso per vari motivi. Per l'origine della cantante. Anja Plaschg arriva da Gnas, un piccolo paesino austriaco ai confini con l'Ungheria. Per l'età della cantante. Ventenne. Per il fermento che ha creato nel mondo della musica indie-rock. Tremendamente acclamato. Se a tutto ciò aggiungiamo una serie di sonorità particolari con contaminazioni classiche e sperimentali, il cerchio viene perfettamente chiuso.


E' un disco che richiede più ascolti e una disponibilità a lasciarsi andare in determinate atmosfere ombrose, per regalare poi un'ottima musica alternativa. Che dire un lavoro discografico che merita di essere fortemente preso in considerazione.