mercoledì 18 luglio 2012

The End

Il primo ottobre 2008 si partiva. Un po' di emozione. Un pizzico di incoscienza. Sicuramente tanto entusiasmo. Da quella data, praticamente ogni giorno esclusi i festivi, un post veniva pubblicato all'interno di questo blog. Pensieri, racconti, sensazioni o solo semplici emozioni. Tutti accomunati da un unico desiderio, quello di distribuire per quanto possibile un pizzico di positività. Così tanto per cercare di riequilibrare un'informazione troppo sbilanciata sui toni neri, esistenti, ma non unica realtà di una vita dove comunque la bellezza prevale, nonostante non faccia rumore.


E' stato un cammino per quanto mi riguarda straordinario. Mi ha permesso di conoscere molte persone in gamba e forse scoprire anche qualcosa in più su di me. Grazie a questo blog sono nate interessante collaborazioni, diversi progetti e molto altro ancora. Per me è stata una fantastica palestra di scrittura. 


Bene quasi allo scadere del millesimo post, è giunto il momento di congedarmi. Non so se esiste un giusto finale, se penso ai tanti film visti o ai molti libri letti, forse quello che mi lasciava più a desiderare erano proprie quelle ultime immagini o quegli ultimi capoversi che anticipavano la parole fine. Perciò preferisco concludere con dei ringraziamenti che vanno a tutti coloro che mi hanno seguito con molto affetto fino a qui. Dai fedelissimi dei primi articoli fino ad arrivare a coloro che magari anche solo recentemente o per sbaglio sono atterrati tra queste pagine. Un ringraziamento particolare inoltre va a colei che mi ha supportato (e sopportato) durante questo mio tragitto, sia in veste di musa ispiratrice sia in veste di correttrice di bozze. Anzi vi invito a visitare il suo nuovo sito ricco di consigli per vivere in salute.


Detto ciò non mi rimane che enunciare quella fatidica parola. Non è un addio però, diciamo piuttosto che è un arrivederci. Nei prossimi mesi potrebbe capitare che ci si riveda sotto vesti diverse, comunque sia chi ha seguito ILBETTA ON AIR non faticherà a riconoscermi. Naturalmente continuate a seguire invece le storie raccontate su Il mecenate d'anime e per i più affezionati vedremo nei giorni a seguire di rendere disponibile per un download gratuito gran parte degli articoli presenti in questo blog. 


Grazie ancora a tutti,
ILBETTA


The End.


P.S. Mi farebbe piacere se voleste scrivere voi i titoli di coda ;)

giovedì 5 luglio 2012

Il concerto di cicale

Il concerto era iniziato. Non si sapeva se in anticipo o meno. Non esisteva un cartellone ufficiale che indicasse il preciso orario per tali tipi di rappresentazioni. Comunque fosse il suono era ben presente e l'affiatata coralità del gruppo lasciava intendere che si erano preparate come non mai per l'occasione. 


Lui era lì nel pieno di quello che doveva essere la sua corsa quotidiana. I pensieri avrebbero dovuto essere in movimento con lui, mentre la sua mente lasciava da parte problemi antichi e nuove incombenze. Niente di tutto ciò accadde quel giorno. L'intensità del suono di quell'orchestra di cicale era dominante, tant'è che le poche macchine passanti la strada antistante, apparivano silenziose scatole di metallo su ruote, prive di quel suono che ne caratterizzava il motore. Ma pure tale rombo quel giorno venne sommerso da quella naturale musica.


Nel frattempo gocce di sudore lasciavano inconfutabili tracce su una fronte arsa dal calore e le gambe a fatica cercavano di ritrovare una falcata fino a pochi giorni prima di una rara scioltezza.


Dopo più di quaranta minuti d'assordante accompagnamento e con una temperatura corporea da evidente stato febbrile, il cartello di benvenuto, indicatore di un immediato arrivo, riportava la corsa ad una normalità oramai dimenticata. Proprio prima degli ultimi ottocento metri il gran finale. Come dirette da uno straordinario maestro, tutto d'un colpo la musica s'interruppe. Una perfetta contemporaneità nella dismissione degli strumenti. Solo allora lui capì, che quello che gli era sembrato un disturbo, in realtà non fu altro che un tributo allo sforzo appena compiuto.


Applausi.

mercoledì 4 luglio 2012

Limiti di età

I valori di confine sono sempre in agguato. "Sei troppo vecchio per fare questo!". "Sei troppo giovane per poter fare quest'altro!". In un attimo un valore puramente anagrafico abilità o meno le proprie capacità. E spesso questi numeri nemmeno vengono applicati per chi sa quale disciplina sportiva, che a ragion veduta o meno, potrebbero essere giustificati, ma sull'espressione della propria indole, lo sviluppo di un'idea o più semplicemente l'esternazione di un pensiero. E' proprio questa la cosa grave, il pensiero che viene messo continuamente in discussione. Perché arriva da persone prive di esperienza vista la giovane età. Perché il portavoce, oramai troppo anziano, è inadeguato rispetto ai soggetti che fa riferimento.


Ecco che così vengono issate barriere. Ecco che in questo modo si generano limiti inesistenti. Ecco che attraverso la pigrizia mentale di alcuni, si spengono definitivamente i desideri e le passioni degli altri. E mentre nuovi più stringenti confini vengono fissati, progetti concreti si trasformano prima in sogni e poi in ricordi pregni di rimpianti.

martedì 3 luglio 2012

A volte ritornano: la moda fluo

E' durata poco la speranza che ci fosse un party anni '80 in giro. Troppi indizi. In luoghi disparati. In momenti diversi. Veicolati da persone differenti. Ed ecco che ciò che era un ricordo custodito nella valigia dei pensieri volutamente chiusa a chiave, fuoriesce allo scoperto. 


Impossibile non notarlo. Gradazioni di colore che prendono il sopravvento su tutto. Inizialmente gli incontri si limitavano a qualche accessorio. Qualche calzatura per poi arrivare a qualche bracciale abbinato ad un orecchino. Poi però t-shirt, canotte e abiti si sono moltiplicati e in poco tempo. Nemmeno gli evidenziatori avevano osato tanto, dispersi oramai in qualche disordinata e impolverata scrivania d'ufficio. 


Purtroppo ciò che mesi fa era stato presentato sulle passerelle della moda, ora trova riscontro visivo per le strade delle città. A questo punto non rimane che auspicare un ritorno delle giacche con le spalline imbottite, chissà quali "scheletri" potrebbero uscire dagli armadi?


Intanto in tutto ciò mettiamoci pure la colonna sonora. Al minuto 2:33 il momento clou.




giovedì 28 giugno 2012

Un costruttore del proprio destino

Il suo sorriso era irritante. Non per tutti, solamente per coloro che si erano arresi a un futuro già scritto. Lui invece aveva tutt'altra visione. Convinzioni poche, tra cui quella che la vita era unica e troppo importante. Non si poteva sperperare. Forse per questo alcune volte appariva ansioso nel dover per forza fare. Fare cose che magari non ne capiva subito  pienamente il motivo, ma che ne sentiva la necessità. Rientravano tutte nell'avvicinamento per realizzare ciò che si ha dentro e quello che lui aveva dentro era quello di raccontare il mondo, d'altronde era sempre stato curioso. Aveva sempre avuto il bisogno di capire le cose. E questo bisogno l'aveva portato lontano. In luoghi distanti da quei modelli sociali dominanti che comunque lui aveva sempre cercato di evitare. E' così che tra guerre e rivoluzioni si era ritrovato testimone dei grandi cambiamenti della storia. Dal crollo di un'ideologia che avrebbe dovuto dar voce ai più diseredati, alla constatazione che non esistono giuste guerre. Finché un giorno non ha deciso di spostare l'attenzione dai macro avvenimenti a quelli più piccoli, più intimi, ma non per questo meno rilevanti: la propria vita.


Comunque sia era un costruttore. Un consapevole costruttore del proprio destino. Un esempio di talento, determinazione e coraggio.


(in omaggio a Tiziano Terzani)

martedì 26 giugno 2012

L'ultima occhiata

C'erano due cose che non tornavano. Il tempo che era trascorso dal suo arrivo e le movenze che assumeva. Era pur vero che la fermata del tram era proprio lì davanti a lei e che facilmente era nell'attesa di esso, però per quale motivo fissava in modo così incuriosito ed intenso la vetrina di un negozio chiuso, per lo più la rivendita al dettaglio di finestre e persiane, rimaneva un mistero.

Ma bastò avvicinarsi un po' di più per capire che non le interessava nulla di quanto presente in quella vetrina. Il vero interesse era un altro. L'effetto specchio che ricreava il riflesso della luce. Era lì che approfittava di quel gratuito servizio prima di andarsene al lavoro. Si stava dando quell'ultima occhiata, per verificare che fosse tutto apposto. Abito, camicia, scarpe e accessori vari. L'ultima di una serie di occhiate che sistematicamente ogni mattina caratterizzavano l'inizio della sua giornata. La prima addirittura risaliva alla sera prima, quando con il pensiero andava ad individuare nell'armadio cosa avrebbe messo. Già lì mentalmente si dava una prima specchiata. 

Cosa che poi si trasformava in qualcosa di concreto durante la fase di vestizione del mattino. Sfidando il proprio sguardo nel grande specchio in bagno. Passando poi alla figura intera di quello presente nell'armadio della camera da letto. Per arrivare infine a quella veloce, ma doverosa, sbirciata nel piccolo specchio a muro dietro la porta d'ingresso, frettolosamente uscendo.

Quel giorno però il destino le aveva regalato un'ultima occasione prima di iniziare un nuovo grande giorno. A poco sarebbe servito avvicinarsi ancor di più a lei e dirle che era splendidamente perfetta di suo, al di là di cosa indossasse e come lo portasse quel giorno. Per lei sarebbe rimasto unico insindacabile giudizio quell'ultima occhiata.

giovedì 21 giugno 2012

Vero o Falso?

La matita rimarca la sua presenza su uno dei due quadrati contrassegnati da una V o una F. Non lascia diritto di replica quella X che va perfettamente ad incastrarsi in uno spazio relativamente piccolo. Poche incertezze accompagnano l'esecutore di un test banale.


Ma basta uscire dai confini limitati di un foglio per far sorgere qualche dubbio. Basta allontanare da sé fondamenta da altri sorrette, per vedere vacillare verità che forse tanto vere non erano o riabilitare falsità che tanto false non dovevano essere.


La parzialità che prende il sopravvento sull'assoluto. Su un assoluto spesso preso come tale, senza avvertire la necessità di mettere nulla in discussione. Troppo difficile. Troppo oneroso. Troppo destabilizzante.


In tale contesto verità crescono e falsità si alimentano. In un'eterna sfida, come se lo scopo fosse quello di incitare le proprie garanzie, screditando chi non sta con noi e senza mai porsi l'unico interrogativo fondamentale: che la stessa contrapposizione sia una completa messa in scena.


Intanto la matita ritorna a planare sul foglio, pronta a riprendere quel suo unico cammino tranquillo, lontano da ogni tentazione legata al dubbio.


martedì 19 giugno 2012

Capelli: brizzolati

"Ma mi guardi bene per favore?"
"E' perché l'ho guardata bene che confermo quanto detto"
"Non voglio tediarla e non ne faccio una questione di principio, ma se da quella fototessera potrebbe anche apparire, dal vivo è ben altra cosa"
"Senta, lei mi è pure simpatico però non deve vergognarsi. E' un fatto naturale"
"Ma forse non ci siamo capiti. Non l'ha sto mettendo sul piano del compiacimento o meno di come sono, bensì di fornire un dato reale"
"Bene, allora a proposito di realtà si guardi allo specchio e vedrà lei stesso quelle sfumature di grigio ai lati che vedo io in questo momento"
"Le posso garantire che quelle sfumature che lei dice di vedere è perché oggi ho avuto la brillante idea di pettinare i capelli all'indietro"
"Mi dispiace. Io devo scrivere ciò che vedo".


Ed è così che dopo una discussione perdurata più di un quarto d'ora, mi ritrovo con la carta d'identità rinnovata con una voce modificata. Capelli: brizzolati. Comunque poteva andare peggio. Il dialogo fin da subito si era fatto serrato con la domanda da parte della responsabile dell'anagrafe: "Altezza... rimasta invariata?".



lunedì 18 giugno 2012

Segui la lista. Sempre.

Sarebbe bastato seguire la lista. Ricontrollarla, prima di farne una palla di carta arrotolata e imbucarla in fondo alla tasca destra del jeans. Era la terzultima voce. La prima per importanza. Forse il vero motivo di quel pellegrinaggio sotto il sole battente a più di trentacinque gradi. 


Invece no. Giunto a casa e disposto sul tavolo da cucina l'intero contenuto di quella shopper riciclabile, mancava inesorabilmente all'appello. Un sorriso posticcio di lui cercava di anticipare un veritiero sguardo assassino di lei. Ma appena i pollici e gli indici delle due mani posizionati sulle estremità di quella borsa, la scuotevano con gesto plateatico all'ingiù, la percezione di lui fu quella di uno sventolamento di bandiera e non certo di pace.


Il passo successivo fu l'enunciazione sempre da parte di lei in modo apparentemente flemmatico della frase di circostanza: "... ti ricordi cosa ti avevo detto di ricordarti di prendere prima di uscire, vero?". Dopodiché trascorso qualche eterno secondo di pausa, un sospiro accompagnava l'oscillazione della sua testa da destra a sinistra e viceversa. Infine il silenzio.


Fu allora che lui cerco di sdrammatizzare la situazione con un innocente battuta. Ma ci sono momenti in cui sia l'innocenza sia le battute è meglio mettere da parte. E quel momento era proprio uno di quelli.

giovedì 14 giugno 2012

La statistica del buon umore

Che cos'è che ci fa dire se è stata una bella giornata oppure no? E' possibile adottare la statistica per misurare quanto di buon umore siamo prima di andare a letto? E ancora, quanto incidono in termini matematici quelli che nel Monopoli si suddividono tra imprevisti e probabilità?


Certo che comunque sia, è indiscutibile quante siano le oscillazioni dello stato d'animo  nell'arco di un intero giorno. Buoni risvegli, cattive mattinate, euforici pomeriggi e deludenti serate. Ma si possono tranquillamente mischiare i sentimenti per ritrovare delle nuove medie giornaliere. Chissà se conta di più una bella notizia ricevuto alle dieci del mattino o alle dieci di sera?


Però c'è una componente che va irrimediabilmente a sfalsare astrusi calcoli aritmetici. Questa componente è la soggettività o per meglio dire il nostro approccio nei confronti di ciò che ci accade e perché no, di ciò che potrebbe accaderci. Non conta tanto quante cose sono accadute in un giornata, ma cosa rappresentano per noi, il valore che noi attribuiamo ad esse. Quindi anche un solo accadimento positivo può avere la meglio rispetto su più situazioni negative, se noi stessi siamo in grado d'ingrandire l'essenza di quanto di bello ci è capitato e ridurre nello stesso tempo il significato degli altri accadimenti a noi meno congeniali. 


Quindi più che di statistica del buon umore forse sarebbe meglio adottare un approccio più fotografico. "Zoomando" il bello e miniaturizzando ciò che non ci piace. Falsificazione della realtà? No, solo l'adozione di un pratico trucco per il benessere.


mercoledì 13 giugno 2012

Una danza oltre la tenda

Dall'interno appariva come un gioco di ombre cinesi. I movimenti ritmici avvistati su quella tenda tirata rendeva tutto più romantico. Non sembravano rami di un albero indispettiti dal vento, ma una danza gioiosa di un essere vivente.


A poco importava che avesse tante braccia e molte gambe, non sarebbe stato certamente quello ad incutere paure prive di fondamento. Semmai era proprio quella strana forma a renderlo misteriosamente affascinante. Più il vento si alzava più le sue movenze erano perfette. Anche la luce del lampione là fuori sembrava piuttosto compiaciuta. Forse perché soddisfatta del suo contributo, più facilmente perché anch'essa aveva intuito la bellezza di quei gesti.


Intanto l'esibizione andava lentamente a concludersi. Anche il finale era degno di un tale spettacolo. Movenze che diminuivano d'intensità senza perdere la magia di un'esibizione irripetibile. Ed ecco che mentre il vento staccava la musica, una flessione in avanti richiamava un vero e proprio inchino.


Questo era il vero volto di una natura amica.

martedì 12 giugno 2012

Marco è

Marco è bravo a scuola. Marco obbedisce ai genitori. Marco non interrompe mai nessuno. Marco però ha pure un sogno. Più di uno. Vorrebbe correre in un prato fino all'ultima goccia di respiro. Saltare nelle pozzanghere quando fuori piove. Cantare a squarciagola tutte quelle canzoni che ha imparato, ma che non ha mai interpretato. Ma soprattutto Marco vorrebbe essere ascoltato. Quando le sue parole riescono ad uscire dalla sua bocca. Quando i suoi silenzi emergono dalle espressioni del suo viso.


Marco vorrebbe fare. Provare. Realizzare e alcune volte anche sbagliare, per capire meglio. Per imparare. Per migliorare o semplicemente per vivere.


A Marco non interessano i complimenti per dei comportamenti che si deve imporre. Al massimo qualche consiglio, ma meglio ancora qualche sorriso. D'incoraggiamento. Di stima. Di amore, quello vero però. Quello incondizionato, per ciò che sei e non per ciò che vorrebbero che fossi. 


Intanto Marco continua a sognare. Piano piano però inizia pure ad agire. Nessun capriccio, solo segnali chiari che lui non è disposto a rinunciare alla propria vita per viverne una di qualcun altro. Magari pure bella, ma sicuramente non sua.


  

venerdì 8 giugno 2012

Disco Week End: A Banda Mais Bonita da Cidade - O disco - Oração

Si può fare ancora un bel video musicale senza tanti effetti speciali, ma dal forte impatto emozionale? E' possibile che la canzone abbinata al video sia anch'essa bella, ti metta di buon umore e ti faccia venire voglia di organizzare una festa con tutti i tuoi migliori amici? Può essere che l'album nel quale è contenuta questa canzone ci siano altrettanti brani belli, che per alcuni di essi siano stati realizzati degli altri video e anche codesti siano gradevoli? Ma soprattutto è possibile che questi ragazzi siano riusciti a produrre questo disco utilizzando la benevolenza delle persone che apprezzano la loro musica e attraverso un sito di raccolta finanziaria per progetti culturali abbiano trovato il denaro necessario per realizzarlo, ed ora loro ricambiano tutto questo amore mettendo a disposizione il disco, scaricabile gratuitamente (e legalmente) dal sito del gruppo stesso?


Bene, se a tutte queste domande avete risposto affermativamente, non vi rimane che vedere il video che trovate qui sotto, ascoltare la canzone e se vi piace il genere collegarvi a questo sito per il download gratis dell'intero album, non prima però di aver fatto un applauso A Banda Masi Bonita da Cidade.




mercoledì 6 giugno 2012

Il canto del nuovo giorno

La sveglia suona, la luce entra e l'occhio s'apre come un sipario. 
La gamba cala, il corpo vive e l'uomo torna nel suo cammino.
Il caffè sale, l'aroma odora e il buongiorno intona il suo arrivo.


Lo sguardo pensa, la mente vede e il sole stende i suoi nuovi raggi.
I pensieri corrono, il respiro no e il mento su una mano l'appoggio ha.
Gli impegni scorrono, il tempo s'accorcia ed i panni sventolano nel loro asciugar.


La radio canta, la tele tace e la musica della natura inebria.
L'acqua scorre, la lama taglia e il viso è pronto per gridar.
La veste è pronta, la vestizione inizia e il costume di un nuovo giorno è indossato.


La borsa c'è, il sorriso pure ma di chiavi nessuna notizia.
La ricerca inizia, l'orologio segnala e un nuovo ritardo è assicurato.
Ritrovamenti fatti, porte chiuse e la marcia ha il suo inizio.


Un passo avanti, un altro ancora e l'arrivo sembra sempre più vicino.
Un saluto a destra, un altro a sinistra e le parole trovan vigore.
Il clacson suona, l'auto frena e pure l'altro occhio s'apre.


I gesti continuano, i momenti si sovrappongono e il canto del nuovo giorno sottolinea, oggi più che mai, che un buongiorno intonerai.

martedì 5 giugno 2012

Lei

L'ho vista pure oggi. Allegra, spensierata e gioiosa. E poi vitale, energica e straordinariamente bella. Si spostava da una stanza all'altra. Si poteva percepirne il profumo ovunque. Perché ha un profumo. E' un aroma che non si può comprare. E' tipo un elisir di lunga vita. Anzi forse è proprio quello.


Il suo arrivo non è stato annunciato. Forse per questo ha colto di sorpresa anche coloro che erano con me. Però non c'è stato bisogno di fare grandi presentazioni. Anche loro già la conoscevano, nonostante fosse da un po' che non la incontravano. Se ne erano quasi dimenticati o volutamente l'avevano rimossa.


Comunque sia è stata una festa. E' andata come doveva andare, perché la sua presenza è rassicurante da un lato e contagiosa dall'altro. Sarà per quest'ultimo aspetto che alcuni cercano di evitarla, di non darle troppo confidenza. Meglio rimanere tranquilli con ciò che si sta facendo, perché lei, la passione, può scatenare le vere pulsioni dei singoli individui. Valorizzarne i talenti. Portare alla realizzazione di sogni concreti. 


A nulla sono serviti la pioggia copiosa e delle nuvole che hanno scippato il sole. La passione incontrata oggi nelle persone che stavano facendo non solo un lavoro, ma ciò che più gli piaceva, ha illuminato una giornata e i pensieri di tutti i presenti.

lunedì 4 giugno 2012

Cigarettes and win

All'entrata le quattro slot machine posizionate sulla parete destra sono già tutte occupate. L'orologio al centro della stanza segna le 09:28, ma soprattutto copre il vuoto lasciato da un Cristo rimosso. Tre persone al di là del bancone soddisfano le richieste di una clientela di passaggio. Il piatto del giorno, ma forse non solo di quel giovedì mattino, è un'accoppiata. Sigarette morbide o dure fa poco differenza con un gratta & vinci, richiesto al posto di un resto o semplicemente maggiorazione per un'illusione.

In tutto questo via vai ci sono pure dei giornali. Testimoni smarriti di quanto accade. Immancabili resi da restituire al mittente. Per qualche quotidiano c'è un po' più di dinamismo. E' quello locale, frutto forse della morbosità sull'ultima tragedia accaduta a poca distanza da lì. 

Gli sguardi di chi entra sembrano tutti uguali. Non basta un colore diverso degli occhi per accendere in loro una luce che da tanto sembra spenta. Un sussulto avviene quando da un monitor fissato sopra la cassa, numeri di una lotteria istantanea appaiono in modo disordinato. Ma sono solo numeri, non possono garantire speranza.

Intanto un avventore stizzito se ne esce frettolosamente. Apre il suo pacchetto appena preso e con un gesto abitudinario si accende la sua sigaretta. Un velo di fumo gli confonde i lineamenti del viso, mentre una massa di pensieri gli camuffa l'anima.
 

giovedì 31 maggio 2012

Io ci sarò

Gli teneva la mano mentre il respiro lentamente tornava alla sua normalità e gli occhi dalla stanchezza si chiudevano. Là fuori tuoni e lampi imperversavano nel cielo. In quella stanza invece il silenzio aveva preso il posto di un pianto e di consolatorie parole. Erano i pensieri ora a prendere il timone di una notte particolare. Una notte nella quale alla paura di un figlio il padre aveva dovuto rispondere con umana fermezza, mettendo da parte le proprie insicurezze e issando la bandiera del coraggio. Poco importava se fosse un semplice mozzo, ora doveva indossare gli abiti e non solo del capitano.


Dopo pochi minuti lontano sembrava quell'incubo portato dal sonno, ma forse iniziato molto prima. Più si accorgeva che il suo piccolo uomo aveva abbandonato in mare quei cattivi pensieri, più il frastuono del temporale si allontanava. 


Ad un tratto iniziò a pensare a tutte le volte che lo aveva visto spensieratamente ridere. Così per stemperare la tensione di un momento, ma forse anche nell'inconsapevole tentativo di trasferirgli serenità attraverso l'unione di quelle due mani. Una a fianco all'altra, disinteressandosi completamente che una fosse più del doppio dell'altra.


Accertatosi che tutto fosse tranquillo, si alzò per abbandonare la stanza, non prima di regalarsi un sorriso che asciugava una lacrima non caduta.


martedì 29 maggio 2012

La carica dei 1.000

Il tempo d'impatto era stato di circa due secondi e mezzo. Il mezzo era dovuto al rimbalzo sul piano adiacente ai fornelli. Un ostacolo inevitabile, ma con estrema facilità superato. Il coperchio si era staccato subito, come il paracadute tempestivamente azionato da un pratico lanciatore. Peccato che quel distacco aveva ulteriormente aggravato il disastro. Già perché proprio in volo i primi stuzzicadenti si erano festosamente dispersi, anche se era sul pavimento che sembravano aver trovato la loro perfetta dimensione.


Se fossero stati colorati qualcuno avrebbe potuto pensare che si volesse organizzare una partita a Shangai in cucina. Invece erano tutti rigorosamente monocromatici e non era l'unica cosa che li accomunava. C'era pure quel senso di liberazione tipico delle truppe all'enunciazione di "rompete le righe". I più pigri si erano accampati nel centro della stanza, ma tutti gli altri, la maggioranza, avevano ben pensato di andare a divertirsi. Chi sotto il tavolo, chi raggiungendo il frigo, chi ancora varcando la soglia del salotto. I veri burloni rimanevano però, coloro che tra le vie di fuga del pavimento trovavano non solo ristoro, ma tranquillità e mancanza di motivo di andarsene.


In questa situazione di festa per loro, l'orologio scandiva inesorabilmente che era giunta l'ora. I mille rivoluzionari erano lì a terra. Non rimaneva che richiamarli all'ordine. Sarebbe servita una tromba per la ritirata. A suonare invece fu il campanello. Gli ospiti per la cena erano arrivati. Ed erano perfettamente in orario. 

mercoledì 23 maggio 2012

Un uomo tutto d'un pezzo

E' colui che ti guarda in faccia mentre parli non per incutere timore, ma per ascoltare cosa hanno da dire i tuoi occhi. 
E' quello che mette tutto sé stesso in quello che fa. A volte sbagliando. A volte no.
E' quella persona che ha coraggio non di offendere gli altri, ma di dialogare anche con coloro che non la pensano come lui.
E' un uomo che non ha bisogno di usare violenza per dimostrare la propria virilità. 
E' quell'essere che ammette l'esistenza di paure, ma non per questo è disposto a rinunciare alle sfide.
Mette la giustizia al primo posto. L'arroganza all'ultimo.
Può guardarsi allo specchio al mattino e fare sogni tranquilli la notte.
Sa il valore che ha la vita. La sua e quella degli altri.
Abbina la determinazione con l'entusiasmo.
Non cerca di piacere per forza a tutti. Anche se da tutti senza sforzo è piaciuto.
Cerca di spostare ogni giorno più in la il livello dei suoi limiti con l'umiltà di essere consapevole di averne.


Un uomo tutto d'un pezzo... ama.

martedì 22 maggio 2012

L'arcobaleno

Era come della polvere che gli si depositava addosso. Una nebbia sottile che gli offuscava la vista. Un'interferenza artificiale per le emozioni del cuore. Oggi, come ieri e forse ancora per domani. Gli occhi intercettavano solo i titoli di quelle notizie, per poi soffermarsi sulle immagini che seppur in bianco e nero, non perdevano d'intensità. Se non fosse stato sufficiente il giornale, ci avrebbe pensato la televisione a ricordare il tutto. E anche nel tratto che lo divideva da casa il radiogiornale aveva strappato il palcoscenico alla musica.


Non era bastato chiudere quelle pagine e abbassare i volumi degli altri mezzi, per riprendere possesso con se stessi. Era quello il mondo che gli avevano imposto. Niente e nessuno si sarebbe potuto esimere da una scenografia già montata e una sceneggiatura già scritta. Anche la pioggia quel giorno sembrava cadere ad un ritmo di insolita insofferenza, mentre il cielo si avvolgeva in quel suo abito grigio.


Al semaforo l'arresto fu totale. Il rosso sembrava essere giunto al momento più opportuno. Il respiro affannato lasciava le sue impronte sul vetro. Con le tre dita della mano sinistra cercò di togliere traccia di ciò. Fu così che il suo sguardo oltrepassò il finestrino per imbattersi nell'interruttore dei suoi sentimenti. Due giovani ragazzi completamente indifferenti alla pioggia si lasciavano andare ad un bacio voluto. Era quello l'arcobaleno che stava attendendo. Il verde arrivò, il cuore riprese il suo battito e la sua mente tornò ad essere libera.


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