Pensate alle sensazioni che provate quando vi trovate con i vostri amici d'infanzia a chiacchierare, fino a tardi, davanti a un buon piatto di pasta e un ottimo bicchier di vino e dove emergono forse i veri valori della nostra esistenza e il senso di questa bellissima vita! Parleremo di momenti quotidiani, di musica, interessi, passioni e soprattutto darò spazio ai miei amici: ragazzi normali, ma per me persone speciali.
In questi giorni ho ritrovato un vecchio cd che raccoglieva cover acustiche di grandi brani musicali eseguite da band emergenti.
Effettivamente il suono grezzo, privo d'incursioni elettriche di chitarra e basso, se ben eseguite hanno un valore aggiunto notevole. Quindi per questo fine settimana vi presento l'album acustico per eccellenza: Eric Clapton - Unplugged.
Registrato negli studi inglesi di MTV rigorosamente dal vivo e pubblicato nell'agosto del 1992, è una live eccezzionale che racchiude alcuni dei successi del lungo percorso musicale di Clapton.
Ci sono alcuni profumi, odori, aromi che s'impregnano nel nostro olfatto e archiviano un ricordo ad esso collegati.
Mi sembra ieri, quando mia madre faceva il bucato a mano e nelle diverse stanze della casa si propagava quella delicata essenza primaverile che poi ritrovavo sistematicamente nei capi che indossavo. Era un profumo unico, che avrei riconosciuto (riconoscerei) tra mille. Ancora oggi riesco a materializzarlo nell'aria se penso a quei momenti.
Per non parlare del pranzo domenicale. Magari arrivavo da una serata che avevo fatto tardi con gli amici. Ne approfittavo di dormire qualcosa in più il mattino, ma venivo svegliato dagli aromi che arrivavano dalla cucina, i quali non avevano nulla a che spartire con il caffè per la colazione, ma con intensi risotti e arrosti al forno.
E' impressionante quello che riesce a fare la nostra mente. E per voi quali sono i profumi che fanno scattare il vostro album dei ricordi?
Erano tutti a letto. Io ero rimasto sul divano a scrivere un paio di annotazioni per il giorno dopo.
La televisione era rimasta accesa, ma con il volume azzerato. Ad un certo punto alzo la testa ed inizio a guardare quello che veniva trasmesso. Ero molto incuriosito e non avendo l’audio, tutta la concentrazione era nella visualizzazione delle immagini.
In teoria come nella nascita del film muto avrei dovuto apprezzare quella sequenza di fotogrammi, invece no. Anzi più mi lasciavo andare alla vista di quello che succedeva, più si rafforzava in me quel giudizio già non troppo positivo su ciò che rappresenta oggi la televisione.
Se in teoria dovrebbe essere un strumento per vedere lontano, oggigiorno ha sempre più un ruolo di media allo sbando. Tralascio i programmi di approfondimento che sono veramente pochi e di qualità mediocre, tranne pochi che vanno a confermare la regola. Ma anche i programmi di intrattenimento sembrano fatti apposta per togliere il piacere di passare un paio di ore di svago.
Spengo tutto e vado a letto. Fortunatamente ora posso accendere il canale della mia fantasia.
Ma chi sono gli eroi moderni? Non parlo tanto di super eroi stile fumetto Marvel, ma di quelle persone normali che hanno un ruolo, più o meno scelto, eroico.
Certe categorie professionali sono insigniti ad honoris dell'etichetta. Medici, infermieri, vigili del fuoco, forze dell'ordine, per citarne alcune. Altre sono meno "appariscenti", ma non meno importanti, come i giovani maestri, le casalinghe, i parroci di provincia, i volontari delle varie associazioni caritatevoli.
Però alla fine tutti coloro che fanno il lavoro con passione, affrontando e superando le quotidiane difficoltà, possono tranquillamente essere considerati eroi moderni. Magari non sono sotto i grandi riflettori, ma l'impegno che mettono in quello che fanno sarebbe sicuramente da prima pagina.
L'ironia è una componente straordinaria. E' come la pozione magica di Asterix. Ti permette di affrontare con un approccio diverso momenti di difficoltà.
L'ironia ti fa sdrammatizzare situazioni difficili, di forte coinvolgimento emotivo. E' un perfetto antidoto contro lo stress e la sistematica modalità dell'uomo di vedere problemi ancor prima della loro genesi.
A tutti dovrebbe essere somministrata. Come da bambini si fanno i vaccini contro determinate malattie, così si dovrebbe fare con l'ironia, al fine di essere immuni dai mali di una frenetica società moderna.
Terzo appuntamento con il filone romano. Dopo Silvestri e Gazzè, oggi è il turno dei Tiromancino. L'album che vi consiglio per questo fine settimana risale al 2000 ed è La descrizione di un attimo.
Anche qui più di tante parole vi invito al riascolto di questo disco. Poesia in musica. Oltre alla perla che da il titolo anche all'album, sono presenti Strade, Due destini, Muovo le ali di nuovo, solo per citarne alcune.
I violini romani di Zampaglione e compagni con questo disco forniscono un perfetto assaggio di come è possibile fare della buona melodia con arrangiamenti moderni.
Ho fatto trascorrere troppo tempo. Sarà dalla festa del mio matrimonio che non ballo seriamente. Leggende metropolitane, narrano che quella sera abbia ballato ininterrottamente per tutta la serata, nonostante il caldo africano e il richiamo d’invitanti prelibatezze.
La voglia di ballare c’è sempre stata. Ricordo ancora quando da ragazzi si andava in disco e mentre i miei amici si dividevano tra chi andava a caccia di girls e chi si posizionava davanti al bancone del bar nell’attesa che arrivassero le girls, io ballavo. Andavo in discoteca per ballare. Strano, ma vero.
Oppure quando ispirato da un animo latino mi ero iscritto ad un corso di salsa e anche qui, a differenza di molti dei presenti, ero concentrato nell’ascolto del maestro per imparare questo nuovo ballo.
Però alla fine è una passione innata. Non conta tanto il genere, anzi mi piace cambiare. L’importante che ci sia il ritmo giusto, quello che mi rapisce subito il controllo delle gambe e mi trascina in pista.
Detto questo, basta parole. Accendiamo lo stereo e baila.
Le sbarre si erano appena abbassate. Non avevo fretta e una pausa ci poteva stare.
Oggigiorno siamo così talmente poco abituati a stare da soli, in silenzio, ad avere del tempo a disposizione e non far nulla senza farsi prendere dai rimorsi di una società che ci vuole in continuo e veloce movimento.
In questa strada secondaria sembrava che il tempo avesse ritrovato il suo giusto equilibrio. Fuori la campagna, con le sue corti rurali e gli immensi campi ricoperti di brina. Dentro, in macchina, io con i miei pensieri e il battito cardiaco rallentato.
Una situazione tanto piacevole quanto inusuale. Nella rincorsa alla giornata, difficilmente mi ritrovo a fermarmi ai box e guardare gli altri correre. Ma in questa circostanza era bello fare da spettatori.
Forse passarono solo cinque minuti prima che si rialzassero le sbarre, ma poco importa. In quel momento non contava più la nostra misurazione del tempo. Bastava quel senso di benessere che avevo provato e niente più.
Ripresi il mio cammino, consapevole che non dovevo aspettare un altro passaggio a livello per prendermi il tempo nella vita. Sarebbe stato un atto naturale, dovuto e necessario.
Stasera si ricomincia. Non m’interessa tanto parlare di cos’è oggi il Festival di Sanremo, ma di quello che ha rappresentato per me in passato.
La mia memoria fa riaffiorare in me ricordi da bambino. Nove, dieci anni, poco importa. Ero lì seduto con la mia famiglia per godermi un momento di condivisione, di sana passione musicale.
Era un po’ come la vigilia di Natale, quando ci si riunisce per stare insieme e scambiarsi oltre che i regali, parole, gesti, affetti. Tutti lì ad ascoltare per poi commentare e fare i propri pronostici.
Non ho vissuto i primi anni dell’avvento della televisione, quando ci si riuniva nelle case dei più fortunati detentori dell’apparecchio o nei bar per assistere alla programmazione, ma per me il tenore era un po’ quello. La televisione aveva ancora una forza aggregante e trasferiva oltre che dei contenuti un linguaggio.
Si tirava piacevolmente tardi. Ma si stava insieme. Sanremo era un collante di anime, che attraverso la musica le riavvicinava. Tutto girava attorno all’orchestra, al suo maestro, alla canzone e al suo interprete. Poche note ed eravamo già rapiti dalla melodia.
Il giorno dopo un po’ stanchi ci si alzava, ma il motivetto sentito la sera prima era già lì pronto per essere fischiettato. Quelle sere passavano velocemente, nell’attesa della serata finale, dove puntualmente mi addormentavo perdendomi la proclamazione del vincitore, ma anche questo poco importa.
Sembrava così lontano questo giorno quando un paio di mesi prima avevo fatto la mia scelta. Invece eccolo qui. L’ultima sveglia all’alba. L’ultimo articolato viaggio di andata. L’ultimo giorno con i colleghi. Tutto è l’ultimo, per poi ricominciare domani con qualcosa di nuovo.
E’ una situazione strana il momento dei saluti, quando sai che comunque da quel momento si concluderà un ciclo. E’ un po’ come l’ultimo giorno di scuola, quando magari all’ultimo anno delle superiore lasciavi il tuo gruppo di amici per proseguire per il tuo cammino. Con una buona dose di gioia, di allegria per l’inizio delle vacanze, ma allo stesso tempo con un pizzico di malinconia perché comunque ti dovevi staccare da persone che volevi bene e con le quali avevi condiviso un lungo percorso.
Ormai mancano veramente pochi minuti. Molti abbracci. Tante strette di mano, mentre le parole lasciano il posto ad incroci di sguardi intensi. Sono pervaso da un senso di serenità, dato dalla consapevolezza che al di là dell’importante esperienza professionale, ho avuto la fortuna di fare degli incontri di valore. Sono nate e si sono sviluppate delle relazioni umane che avrò il piacere di portare con me. Ed è questa la cosa più importante.
Apro la porta. Esco. C’è uno splendido tramonto ad accogliermi, come se il cielo volesse regalarmi un suo segnale di affetto. Mi volto. Guardo per l’ultima volta lo splendido edificio che per quattro anni mi ha ospitato. Qualche brivido, ma deve essere colpa di questo rigido inverno.
Tempo fa scrissi che se avessi avuto venti anni negli anni '60 avrei fatto parte di qualche band che girava per le balere italiane. Ma se fossi nato a Cuba sicuramente sarei stato un componente di qualche grande orchestra locale.
E allora ecco un album al quale mi sarebbe piaciuto partecipare The Mambo Kings - Music from and inspired by the motion picture. In questo disco troverete dei grandi della musica del centro america come Tito Puente, Celia Cruz o Olga Tañón.
Ma soprattuto c'è una fantastica interpretazione di Beautiful Maria of My Soul featuring Antonio Banderas & Compay Segundo. Accendete i vostri animi latini e lasciatevi trasportare da questa intensa e struggente canzone...
E’ proprio in quegli istanti che ci separano dal meritato riposo, quando la nostra mente ripercorre rapidamente il film della giornata trascorsa che, il critico che è in noi stende la sua recensione.
Interpretazione, sceneggiatura, regia, fotografia, colonna sonora lasciano il posto a come ci siamo comportati, cosa ci è accaduto, come è accaduto, le condizioni meteo della giornata e infine, al motivetto che abbiamo fischiettato durante il giorno.
Proprio da questo rewind, scatta quel pensiero prima di congiungerci con Morfeo. E’ il pensiero della buonanotte, che ci strappa un sorriso se siamo compiaciuti del risultato oppure un piccolo rammarico se qualcosa non è andato per il verso giusto.
Poi le luci si spengono, per riaccendersi all’indomani, quando un altro ciak partirà e noi saremo pronti ad interpretare, si spera con poca finzione, un altro atto della nostra vita.
Gli ultimi gesti prima di posizionarsi ai blocchi di partenza. Alcuni saltellano. Altri eseguono gli ultimi esercizi di stretching. Chi si lascia sfuggire qualche sorriso compiaciuto. Chi con lo sguardo imperturbabile fissa esclusivamente il proprio punto d’arrivo. Rituali, ma non solo.
Poi lentamente le dita si appoggiano al tartan della pista, mentre i piedi trovano una naturale insenatura nei blocchi di partenza. E’ questo il momento di massima adrenalina. Di maggior tensione, nell’attesa del via per sprigionare la propria energia ed affrontare, in pochi secondi, quei 100 metri di gloria.
Ma quante volte nella nostra quotidiana vita ci troviamo di fronte a situazioni analoghe. Lì nella fremente attesa di partire per la nostra gara. Un importante impegno di lavoro. L’agognato esame universitario. Il primo incontro con la persona desiderata.
Cambiano gli scenari, ma le tensioni per il singolo sono molto simili. Importante è l’allenamento, la preparazione che abbiamo fatto. Ma è altresì fondamentale la concentrazione e la capacità di gestire la tensione in quegli eterni istanti che ci separano dalla partenza. Riuscire ad incanalare positivamente tutta questa energia emotiva. E’ questa la prima vittoria.
Pronti, attenti, via!
(liberamente tratto dalla trasmissione radiofonica "Amici al telefono", prossimamente on air su queste frequenze)
Dopo una lezione di inglese sul Feng Shui o una lezione di Feng Shui in inglese, poco importa, mi si sono spalancate le porte su questa interessante filosofia.
Sul Feng Shui di cose ne avevo già sentite e qualche amico arredatore aveva cercato di propinarmelo per la mia casa, ma la novità, almeno per me questa volta è stato sentirne parlare collegato ai buoni propositi per l’anno.
Mi hanno fatto fare un esercizio simpatico. Suddividendo in nove aree eguali la piantina della propria casa ed inserendo in ogni spazio i propri obiettivi per i diversi aspetti della nostra vita (lavoro, affetti, soldi, …) è possibile capire se la nostra casa è organizzata nel modo migliore per il loro raggiungimento ed inoltre quali cambiamenti possiamo apportargli per migliorare alcune lacune.
La sorpresa non è stata tanta nel vedere la perfetta coincidenza tra la sfera creativa della mia persona e lo spazio creativo in casa per eccellenza che è il soggiorno, ma nel mettere nero su bianco tutte le mie idee dandogli una scadenza.
Devo dire che dopo questa stesura, già mi sembra di aver fatto un passo nella direzione giusta per la loro realizzazione e riguardando questa mappatura mi sa che mi aspetta un anno particolarmente divertente.
Happy Hour è un termine che mi è sempre piaciuto, se non fosse però limitato alla possibilità di bere di più a metà prezzo.
Proviamo a trasportare ora il concetto alla nostra vita. Quali sono le nostre ore felici nell’arco della giornata? Cos’è che ci rende felici? Quante volte ci accade di essere felici e soprattutto di accorgerci di esserlo?
Non è che siamo talmente tanto anestetizzati dalla routine quotidiana che invece di vivere la giornata cerchiamo di sopravvivere ad essa?
Ecco che allora ho provato a fare questo esercizio. Ho cercato di individuare almeno dieci cose che fossero rappresentative del mio Happy Hour. Per rendere più difficile la cosa ho escluso da questa selezione persone e/o affetti a me cari. Moglie/figli/madre per una volta li ho messi da parte e mi sono focalizzato su cose e aspetti sicuramente molto più piccoli, che però sono in grado di regalarmi un pizzico di felicità.
In ordine puramente cronologico e non d’importanza, ecco cosa ne è venuto fuori: - lo yogurt cremoso dove faccio affondare i corn flakes - “strappare” scorci di lettura dai giornali degli altri sui mezzi pubblici - cantare in macchina una canzone alla radio senza conoscerne il testo - il paesaggio delle campagne che mi accompagna andando al lavoro - la tappa intermedia per il caffè prima di giungere sul posto di lavoro - incrociare uno sguardo sorridente di un collega - l’aria frizzante che respiro uscendo dall’ufficio - l’automobilista che all’incrocio mi lascia passare permettendomi di immettermi in carreggiata - il tramonto sulla laguna
E per voi quali sono i vostri piccoli momenti che vi fanno pensare che sia un Happy Hour?
Tra i vari suoi dischi vi consiglio per questo week end, il suo primo album che ho acquistato nel 1999 "La Favola di Adamo ed Eva". A dire il vero questo disco era già uscito l'anno precedente, ma è stato ristampato nel '99 dopo l'apparizione sanremese del buon Max con la canzone Una musica può fare.
Max Gazzè è un menestrello, un cantastorie moderno, che con i suoi brani sognanti trasmette note suadenti e positive melodie. In questo album, oltre alla già citata Una musica può fare e La Favola di Adamo ed Eva che da il titolo anche al disco, potrete farvi deliziare tra le varie da Cara Valentina, L'Amore Pensato, Comunque Vada e Vento d'Estate cantata insieme a Niccolò Fabi.
Ed ora allacciatevi le cinture, si vola con Max...
A stento riesco a tenere gli occhi aperti. Il freddo fortunatamente presente all’interno dell’abitacolo, mi costringe a stare sveglio. Se solo ci fosse un po’ di tepore, credo che sarei già nel pieno del sonno.
Ho dormito poco. Quel poco, pure male. Sono solo le 06.15. Tra circa due ore mezza avrò raggiunto l’ufficio. Al solo pensiero del lungo tragitto, mi sento ancora più stanco.
Tra vagheggi e sogni, penso a come necessiterei in questo momento di un caricabatterie. Di un alimentatore d’energia che permetta alle mie forze di ritornare a livelli di piena autonomia.
Mi metto a pensare. Penso alla colazione che mi ridarà un po’ di energia fisica. Penso alle cose nuove da fare, da imparare in questa nuova giornata, le quali mi forniranno nuova energia psichica. Penso a quale canzone potrei ascoltare per avere in dotazione una buona dose di buon umore. Ma soprattutto penso ai due bimbi a casa, quando stasera li rivedrò e con i loro sorrisi mi inebrieranno di gioia.
Direi che la carica è quasi completata. Estraggo le mani dalle tasche del giaccone ed impugno il volante. Parto. E che lo spettacolo del nuovo giorno abbia inizio.
Complimenti Raf! Sono da poco passate le 23.30 al PalaBAM di Mantova. Le persone sono ancora lì, assiepate sotto il palco. Le luci del palazzetto si accendono ed iniziano lentamente ad aumentare la loro luminosità, dando forma e scoprendo i lineamenti dei numerosi presenti.
Il concerto è terminato. L’emozione non ancora. L’ultima parte di questa esibizione sonora è stata molto carica di energia. I pezzi più ritmati con un Raf all’inseguimento del suo battito animale.
Prima di questa ultima sessione, le atmosfere erano molto più intime, rarefatte. Con una rivisitazione unplugged di successi ben riconducibili a quegli anni ’80 che hanno consacrato l’artista.
Mentre la parte iniziale è un’alternarsi di brani usciti dall’ultimo album con intensi singoli tratti dai dischi precedenti in un perfetto amalgamarsi di emozioni, parole e musica. C’è una costante in tutte le interpretazioni: la semplicità. Semplicità con la quale Raf riesce a trasferire emozioni senza mai essere banale. E’ questa la forza di Raf. Quella di parlare di amore senza perdere di vista il valore dei sentimenti.
La band lo supporta perfettamente. Anche qui essenziali, ma efficaci. Basso, chitarra, tastiere e batteria, con l’ausilio di una violoncellista per la parte unplugged.
Scenografia coinvolgente. Meduse giganti, abbracciano al loro interno ogni singolo componente. Sono essere marini, ma qui invece del mare c’è l’immensità dello spazio. Le lunghe braccia di queste meduse servono anche da perfetto appoggio alle immagini che vi vengono proiettate sopra. Solo con il terzo motivo, si alzano per liberare Raf, la sua band e la musica di questo tour, che da Mantova parte, per allietare chi avrà la fortuna di assistervi.
Non vi è mai capitato di sentire le versioni più disparate inerenti ad un medesimo accadimento?
Ero seduto al tavolo di un caffè. Da poco erano passate le 8. Entra nel bar un avventore, che con spirito da protagonista, annuncia di essere stato testimone qualche istante prima di uno spettacolare incidente, fortunatamente privo di vittime. Con tono impostato e minuzia di particolari inizia il suo racconto.
Poco dopo arriva anche una coppia di signore, che dopo avere richiesto un cappuccino, forniscono una loro versione dell’accaduto. Decisamente meno spettacolare e dall’evoluzione alquanto diversa dalla precedente.
Non passano cinque minuti, che entra un gruppo di studenti, che dopo essersi rumorosamente sistemati nel tavolo in fondo vicino al videogame, animosamente chiacchierano dell’incidente, presentando un’ulteriore versione dell’accaduto. Le descrizioni sono un po’ più pulp e la dinamica sfiora la miglior sceneggiatura di un film poliziesco all’americana.
Passo dalla cassa e pago. Mentre sto per uscire entra un signore anziano e sento che anche lui sta menzionando il fatto.Tralascio. Mi bastano tre versioni, per capire che ognuno ha dato una propria creativa interpretazione a quanto accaduto.
Credo che il massimo, però lo raggiungerò domani durante la lettura del giornale locale.
Tutto d’un tratto le nostre percezioni si modificano.
Brividi, nonostante la temperatura ambientale sia alquanto gradevole. Papille gustative fuori uso. Struttura ossea affaticata come dopo una maratona. Spossatezza generale come dopo un capodanno frenetico.
Ma soprattutto, almeno per me, quella voglia di tornare bambini e farsi coccolare. Lì sotto la copertina, con solo il viso pallido che fuoriesce, nell’attesa di un’anima pia che ti porti la benda bagnata da mettere sulla fronte. La spremuta con lo zucchero per reintegrare i liquidi persi. Un pasto caldo e leggero. Il termometro per la misurazione della febbre. Le medicine agli orari prestabiliti.
Una presenza costante e rassicurante, che allieti una situazione di estrema emergenza per noi. Noi che fino a poche ore eravamo dei super eroi ed ero ci ritroviamo privi di forze ed energie.
Naturalmente tutto questo mi accade con 37.3 di febbre. Vi lascio immaginare la mia situazione, le mie visioni e le mie richieste quando il termometro arrivi a più di 38.
Oggi è il ventisettesimo compleanno di Radio Deejay!
Ne ha fatta di strada e in buona parte anche insieme a me. Sono tre i momenti ai quali sono più legato che mi fanno ricordare questo lungo cammino.
Il primo è legato alla sua scoperta. Una serata di tante primavera fa, quando anche nella mia zona arrivano le frequenze di Radio Deejay, ed è la voce suadente di Mila by Night a rapirmi e ad introdurmi in questo fantastico mondo radiofonico.
Il secondo ricordo è legato ad un momento tragico per la radio, l'incendio degli studi, ma che mi hanno fatto capire quanto ero legato a questa emittente. Giorni di ansia che fortunatamente hanno avuto un epilogo positivo.
Infine il terzo momento è piuttosto personale ed è quello riguardante la mia discussione di tesi di laurea su Radio Deejay: entusiasmo ed eccitazione.
C'è una regista, brava. C'è un documentario, bello. C'è una passione, il vino e ci sono pure le protagoniste: Arianna, Dora, Elisabetta e Nicoletta. Fin qui non c'è nulla di anomalo, se non fosse che ciò che viene raccontato dalle telecamere di Giulia Graglia è uno spaccato reale di un mondo che in tanti cercano di "artificializzare".
Anna Pavignano ospite de "Il mecenate d'anime approda a Venezia"
L'indirizzo giusto, Corso12 - Massimo Scarpis
La barba gli camuffa un po' l'età. Non certo l'entusiasmo. Quello c'è. E' vitale. Come l'instancabilità di un bimbo che ha appena imparato a camminare. Come l'energia di un ragazzo che ha scoperto l'amore.Continua
Chi lo vede per la prima volta ne rimane folgorato. Si trova di fronte ad un gioiello. Avevano cercato di cancellarlo dalla memoria prima. Fisicamente ora. Apparivano leggende i racconti di chi lo aveva visto in vita. Ma c’erano anche alcune foto a testimoniare che era realmente esistito. Ora la volontà delle persone ne rivendica non solo l’attuale esistenza, ma anche quella futura.
Il mecenate d'anime alla trasmissione ORE 12 - Antenna 3
SPECIALE VENEZIA68
Il mecenate d'Anime - Il Libro
E' arrivato! Nero su bianco, immortalate le storie di anime diverse. E' il libro de Il mecenate d'anime. Una raccolta. Una testimonianza che ci sono ancora delle persone in grado non solo di sognare, ma di perseguire i propri sogni.
Il baratto non ha prezzo: ed io lo tengo vivo! Sostieni ZR!
I fondatori di LSE su RADIO 24
Sergio Nava con la sua trasmissione Giovani Talenti, in onda ogni sabato su RADIO 24 alle 13.30, ha raccontato la storia di Nicola Farronato, che si è trasferito a Dublino per fare start-up con la sua nuova azienda e nell’occasione ha parlato anche di LSE // LIFESTYLEntrepreneur con Andrea Bettini, l’altro fondatore del magazine online dedicato agli imprenditori innovativi del Veneto.
Dopo10 anni di esperienza nella comunicazione attraverso il web, la passione per la scrittura attraverso media differenti mi ha fatto partire con questo blog dove con la quotidiana pubblicazione di post tento di dare una sfaccettatura diversa dall’attuale giornalismo.
ILBETTA ON AIR vuole rappresentare l’espressione positiva dei diversi aspetti della vita. ILBETTA ON AIR vuole dare, inoltre, visibilità a persone “normali” che hanno molto da dire e che non trovano l’adeguato spazio nell’informazione quotidiana.
Il mio blog tenta di supportare i talenti umani come un “mecenate d’anime”.
E’ per questo che in alcune circostanze il lavoro che mi ritrovo a fare è quello di ghostwriter, per creare delle storie attorno a delle persone che meritano di stare sotto un riflettore.
Accanto a questo, ho intrapreso anche il percorso di scrittore, confrontandomi con una scrittura più articolata, lunga e con precise regole, che ha portato alla stesura di un primo romanzo dal titolo Anna e Barnaba.