Pensate alle sensazioni che provate quando vi trovate con i vostri amici d'infanzia a chiacchierare, fino a tardi, davanti a un buon piatto di pasta e un ottimo bicchier di vino e dove emergono forse i veri valori della nostra esistenza e il senso di questa bellissima vita! Parleremo di momenti quotidiani, di musica, interessi, passioni e soprattutto darò spazio ai miei amici: ragazzi normali, ma per me persone speciali.
Non c'è niente da fare è proprio una dote. Raccontare una barzelletta non tutti possono farlo.
Io in primis sono negato per questo. Come per il teatro ci sono dei tempi da rispettare. Uno stile, l'impostazione della voce, la mimica, l'interpretazione, la capacità di attirare tutta l'attenzione su di sé, ed infine per ultimo, ma non per importanza, la memoria.
Quante volte vi è capitato di non sentire il finale di una barzelletta, perché chi la raccontava se lo era dimenticato, oppure peggio ancora eravate voi a cimentarvi nel racconto e la battuta finale vi viene anticipata da uno dei presenti?
Tutto questo perché manca lui, il grande oratore di barzellette. Se ci pensiamo bene tutti lo abbiamo avuto in compagnia o lo abbiamo tuttora tra gli amici. Quindi lasciamo a loro questo arduo compito e lasciamoci andare alle risate che ci aspettano.
A guardare le nuvole. Per capire dove stanno andando. Per interpretarne le forme. Un vento caldo accompagna questo gregge celeste, mentre fa sbattere intensamente le onde del mare sugli scogli.
E' un lusso quello che mi sto permettendo. Quello di perdere del tempo, con il naso all'insù per seguire questo viaggio un po' etereo e molto romantico. Non siamo più abituati a concederci queste pause. Liberi da impegni. A fermarci per guardare quello che ci accade attorno. La nostra è una rincorsa continua. Siamo talmente di fretta che se passiamo davanti allo specchio, facciamo fatica a riconoscerci.
Mentre le nuvole continuano il loro spostamento, nel tentativo discreto di attirare la nostra attenzione, di richiamarci all'ordine. Un richiamo che ci permetta si svegliarci da questo frenetico stile di vita e ritarare l'orologio della nostra esistenza.
Dovremmo averlo tutti, in modo tale da poter urlare, gridare e scaricare tutte quelle tensioni che spesso ci accumuliamo dentro.
Dovrebbe essere previsto quando si progetta o si ristruttura un'abitazione. Un angolo tutto dedicato a noi, per quei momenti in cui siamo talmente arrabbiati per qualcosa o con qualcuno che sentiamo l'esigenza di sfogarci in qualche modo.
Un angolo per stare meglio, invece di incattivirci ed imbruttire dentro. Questa valvola di sfogo alcuni la trovano nell'attività sportiva, altri attraverso il tempo dedicato alle proprie passioni come l'ascolto della musica, il cucinare, la fotografia.
Però nella nostra quotidiana ricerca del benessere un forte urlo, incondizionato, non soffocato e tremendamente libero, non può altro che avere una funzione positiva sul nostro accumulatore di stress, troppo spesso in sovraccarico.
E' un elemento importante. Per crescere. Per imparare.
La curiosità che ci spinge a voler capire come si fa una cosa. Che mettiamo nell'apprendimento di nuove informazioni, per allargare le nostre conoscenze. Che ci smuove per raggiungere i nostri limiti e perché no, di superarli.
Questa è la vera essenza della curiosità. Non la morbosità verso informazioni di contorno. Ma la smania per un sapere mai sazio.
Questa è la curiosità che è alla base delle grandi scoperte, delle grandi invenzioni. Una curiosità che mischiata alle passione dei singoli può sconfiggere l'immobilismo dell'ignoranza e la bruttezza dell'arroganza.
Uniamoci. Alimentiamo le nostre curiosità. Facciamo tornare a splendere il bello del sapere.
On the road in Spagna, con il calore di una torrida estate e il mio animo un po' gitano come compagno fedele. Colonna sonora del viaggio Manu Chao con il suo primo grande album Clandestino.
Sono particolarmente contento. Ieri ho avuto il piacere di sperimentare una tecnica di pittura semplice, ma simpatica.
Due colori per tessuto: il giallo e il rosso. Dell'acqua tiepida per allungare leggermente il colore. Un po' di sale fino per aiutare il fissaggio. Infine, la mano di mio figlio a sostituzione del pennello.
Al di là del risultato per me straordinario, trenta t-shirt con trenta impronte di mano una diversa dall'altra (questa è originalità), è stato molto divertente la preparazione del tutto. Eravamo un vero e proprio staff composto da: mia moglie (direzione lavori), il mio vicino (art director), l'amico del vicino (addetto all'asciugatura), il sottoscritto (responsabile fissaggio) e naturalmente mio figlio (l'artista).
Se fossero state presenti delle telecamere avremmo potuto registrare la puntata zero di un nuovo format televisivo. Dopo La prova del cuoco, La prova del giovane artista. Forse non sarebbe mai andata in onda per "sfruttamento minorile", ma avrebbe sicuramente strappato diversi sorrisi.
Che fosse un anno particolarmente creativo non ne avevo dubbi, dopo che avevo insignito la Pimpa a mia musa ispiratrice. Che fosse anche un anno divertente, lo sto scoprendo giorno dopo giorno.
P.S. Auguri all'artista che oggi compie i suoi 5 anni :)
Certo che con un mappamondo in mano tutto sembra così piccolo. Ogni luogo sembra facilmente raggiungibile. Le distanze si annullano.
Ma si annullano anche le micro-identità presenti. I borghi. I paesini con 500/600 anime. Comuni con non più di 3.000 abitanti. Nella visione globale, perdiamo l'identità dei singoli territori.
Un piccolo mappamondo, non è altro che una palla azzurra con delle sagome colorate più o meno originali. Sono indicate le città più importanti. Le grandi metropoli. Ma è tutto qui?
In un mondo globalizzato come il nostro è "bello" sapere che in poche ore si può arrivare lontani dal proprio luogo d'origine oppure trovare prodotti che arrivano da paesi lontani. Però forse si perde il fascino dell'immaginazione, della sorpresa. E' già stato scoperto tutto? Forse no. Forse è giunto il momento di partire alla ricerca di nuove civiltà, di farsi una propria opinione su questo piccolo, grande mondo che ci circonda.
Il cerimoniale di accompagnamento dei bimbi a letto, spesso e volentieri si conclude con una richiesta. Papi, mi racconti una favola?
Tenendo ben presente che non eccedo con la memoria, dalla quale potrei attingere qualche mia favola del passato; che verso quell'ora il mio livello di stanchezza è pari se non superiore a quello dei bimbi, limitando notevolmente il mio lato creativo; e che il tempo del racconto non deve essere superiore ai tre minuti, corrispondenti alla riserva di energia a disposizione, lascio a voi immaginare che tipo di storie posso inventare.
Capita quindi di fare dei veri mash-up. Cenerentola a spasso per il bosco con il lupo. Il principe che si innamora di Cappuccetto Rosso. I nani non che non sono più sette, ma otto con l'arrivo del Grande Puffo. Sandokan, profugo in un'isola, ma non quella di Mompracem, bensì quella dei Famosi.
Questo solo per darvi qualche esempio. Per non citarvi personaggi direttamente da me inventati come Luigino il Pinguino o Simone e il suo gatto grande, grasso e rosso di nome Sosso.
Sarà forse per questo che certe mattine, i bimbi si svegliano dicendomi di aver fatto degli incubi?
Le similitudini tra la vita e lo sport sono molte. Preparazione, talento, concentrazione, obiettivi, spirito di gruppo. Solo per citarne alcune.
Sulla scia dell'entusiasmo degli incoraggianti risultati del mio nipotino nel tennis, ultimamente mi sono soffermato su questa disciplina sportiva.
E' impressionante come la componente emotiva incida sugli atleti e di conseguenza sul risultato del match. Mi è capitato di vedere tennisti dotati di un bagaglio tecnico nettamente superiore soccombere ad avversari mediocri, traditi dalla tensione psicologica di una vittoria vicina o per un colpo decisivo.
Alcuni sono convinti che non è possibile migliorarsi su questi aspetti e in parte condivido. Ma solo in parte. Controllare l'emozione non è cosa da poco. Spesso l'emotività è una componente innata.
Per questo dobbiamo ricordarci che il nostro corpo va allenato non solo da un punto di vista fisico, ma anche psicologico. Forse in questo modo saremo pronti per far nostro il prossimo Tie-break.
Proprio così, se ieri abbiamo avvallato l'ipotesi che le donne, fortunatamente sono cambiate, un consistente cambiamento si è verificato anche nell'emisfero maschile.
Anche in questo caso, le donne dovranno rinunciare a certe attenzioni, ad una galanteria degna dei migliori cavalieri del '700, ma tutto sommato credo che ne valga la pena.
In cambio si ritrovano degli uomini più vicini ai loro sentimenti, al loro modo di pensare, pur mantenendo sempre le inaviccinabili distanze.
E' la generazione di questi trentenni un po' sognatori, alcune volte fragili, ma che hanno comunque tanto amore da dare. Siamo passati da un compagno autoritario ad un confidente autorevole.
Ora i mariti si rendono conto di cosa vuol dire mandare avanti una famiglia. Vedono i figli. Vivono i figli.
Anche in questo caso, scorgo più gli aspetti positivi del cambiamento che non quelli spesso romanzati degli uomini di una volta.
E poi non è vero che gli uomini migliori sono già tutti sposati o gay. Qualcuno ne è rimasto in circolazione (forse).
La settimana scorsa ho trascorso le vacanze pasquali a casa di mia madre. Tra i vari rimasugli che ho lasciato nella mia ex cameretta, ho trovato una raccolta di Adriano Celentano.
Super Best è il titolo, ed io addirittura c'è l'ho nella versione 33 giri. Come tutte le raccolte, contiene i successi storici di Celentano, tra i quali Il Ragazzo della Via Gluck, Azzurro, Svalutation, Una Carezza in un Pugno, Storia d'amore e Prisencolinensinainciusol.
Vi svelo un segreto se non lo dite a nessuno. Ho sempre sognato di fare un duetto con lui, chissà se capiterà mai.
Quante volte l'abbiamo sentito. Quante volte l'abbiamo detto. Ma è sempre negativa questa affermazione? Certo non c'è più la donna intesa come il focolaio di casa. Quella che si occupava appieno della casa. Coccolava il marito e figli con pasti e leccornie. Le pulizie, il bucato, la stiratura.
La prima ad alzarsi e l'ultima ad andare a letto. Riconoscenze poche, se non nessuna. Eppure lei era sempre presente, con la sua umiltà e quel suo grande senso del dovere.
Ma la donna d'oggi non è in condizioni migliori. Anzi, oltre al ruolo implicito di casalinga, ha il suo lavoro, le sue preoccupazioni e nonostante tutto riesce, con la sua ottima capacità organizzativa a gestire gli impegni dei figli e le richieste del marito.
L'unico vantaggio, rispetto al passato, è che fortunatamente non c'è più un ruolo di sudditanza nei confronti del partner. Ragion per cui ci troviamo al nostro fianco una donna che oltre all'economia domestica, dialoga e comunica pariteticamente.
Quindi possiamo tranquillamente rinunciare ad una lasagna al forno per una parola e un dialogo profondo scambiato davanti a 4 salti in padella :)
Un passo dopo l'altro. Seguendo il ritmo del cuore. Ascoltando il nostro respiro.
I muscoli delle spalle sono completamente rilassati e le braccia oscillano sui nostri fianchi come il tic tac di un orologio.
Sguardo avanti, in profondità. A dieci metri di distanza da noi, nel cercare di anticipare ciò che i nostri occhi andranno a vedere.
Ci distraggono solo i profumi dei glicini e i suoni delle cicale.
Non abbiamo una meta o forse sì. Questa camminata è una meditazione. La vita, i sogni, le emozioni. Ogni tanto un ostacolo, ma camminando spesso abbiamo imparato come superarlo.
Lo si dice spesso in riferimento a qualcosa che stona, che non è adatta al contesto, che è fuori luogo.
Può essere una battuta. Un comportamento o in alcuni casi legato al giudizio sull’abbigliamento di una persona. La componente soggettiva c’è sempre, in particolar modo nell’ultimo caso.
Però in alcune circostanze credo (mi auguro) che ci sia il plauso di tutti. Faccio riferimento all’informazione. Un’informazione, che non sempre utilizza il tono idoneo per comunicare. Un’informazione, che spesso perde il lume della ragione, trasformando la notizia in spettacolo. E questo non è possibile, soprattutto di fronte a certi avvenimenti.
Questo è il vero cattivo gusto. Questa è una mancanza di rispetto, nei confronti delle vittime di certi accadimenti e di chi da casa vede, ascolta, legge le notizie.
Un esempio su tutti. Rimandare a dopo la pubblicità per conoscere il numero aggiornato dei morti di una tragedia umana, credo non abbia bisogno di commenti del livello di malainformazione che, ormai, siamo anestetizzati nel subire.
Ma qual è il lavoro dei sogni? Chiudiamo gli occhi e proviamo a pensarci.
Gratificante. Dinamico. Creativo. Decisionale. Ben retribuito. Di gruppo. Itinerante. All'aperto. Questi sono solo alcuni degli elementi che si possono prendere in considerazione.
Se penso al mio, credo di non aver dubbi. Già mi vedo in radio come autore e speaker. Perché?
Perché sarebbe il lavoro che mi rappresenterebbe meglio. Più che un lavoro sarebbe una passione per la quale vengo pure pagato. Sarebbe l'essenza e la perfetta unione di quello che mi piace fare: scrivere, parlare e ascoltare musica. Ho già anche il programma in testa, che per molti aspetti riprenderebbe le atmosfere e i temi di questo blog. Per non parlare della programmazione musicale. Praticamente è già individuata.
Bene ora che avete riflettuto sul vostro dream job, vi pongo un'altra domanda. Perchè non partite (parto) con la realizzazione del vostro (mio) progetto professionale? Niente scuse, si accettano solo motivazioni concrete.
Che si tratti di un aperitivo o ancor più di una cena, il momento del conto ha qualcosa di molto simile ad una rappresentazione teatraletragicomica quando si è in gruppo.
Non so se vi è mai capitato, ma io spesso e volentieri con il piacere di stare in compagnia e condividere con altri parole e pensieri, alla fine mi ritrovo a offrire per tutti. La cosa più di tanto, non m'infastidisce in particolar modo quando sono insieme ad amici di vecchia data dove ne conosco i pregi e i difetti.
Per me è molto simile a quando devo fare un regalo ad una persona: è un piacere. Però alcune volte se qualcuno prendesse l'iniziativa e dicesse "Stasera pago io", non è che mi offenderei.
Ma chissà perché, alla fine sono sempre le stesse le persone che per un motivo o per l'altro si dileguano al momento del conto. Non sarà certo questo a portarmi al fallimento o anche fosse, saprei di certo verso quali persone chiedere un prestito.
Non c'è niente da fare. Vedere un film tratto da un libro, il rischio di rimanerne delusi è molto elevato.
Ne ho avuto l'ennesima conferma l'altra sera, dopo la visione parziale (sono resistito quindici minuti) di Alta Fedeltà tratto dal best seller omonimo di Nick Hornby. Tanta era la magia, l'emozione che uscivano dalle parole scritte su carta, così mediocre, banale e noioso mi è apparsa la trasposizione cinematografica.
Questo è solo l'ultimo esempio, purtroppo la lista dei bocciati è ben nutrita. D'altronde la versione in 35mm toglie l'elemento cruciale che si ha attraverso la lettura: la fantasia. Leggendo pagina dopo pagina, siamo noi che diamo un volto agli interpreti, una scenografia alle ambientazioni, una colonna sonora al racconto. Il medesimo libro letto da più persone avrà per ognuna interpretazioni diverse, singolari e uniche.
E poi ci sono i tempi di degustazione. Lenti, più morbidi, con quel piacere di voler terminare il capitolo prima di ritornare ai propri impegni giornalieri, ma dandosi l'appuntamento come con la dolce amata, per riprendere da dove ci si era lasciati.
Oggi facciamo un salto nel passato per risentire un album che rimane nella storia della discografia italiana.
Anno 1981 e Franco Battiato esce con La voce del padrone. Che dire, da lì in poi il Maestro, che aveva già al suo attivo un interessante percorso, ne ha fatta di strada. Comunque questo long playing, per usare un termino ormai in disuso, è stato sicuramente una tappa significativa della sua produzione artistica.
Anche perché alla fine, non siamo tutti alla disperata ricerca del nostro Centro di gravità permanente?
Basta qualche apparizione televisiva per far diventare un benemerito sconosciuto un fenomeno. Ma poi?
In questo sovrappopolamento, sull'etere, di talent show, stiamo assistendo alla scoperta di nuovi artisti emergenti. Spesso dotati di un discreto talento. Altre volte ben costruiti dalla produzione. Ma il punto è un altro.
Tutte queste trasmissioni sono un'effettiva opportunità per i giovani aspiranti artisti o sono solo delle "baracconate"? Una volta un giovane promettente aveva un suo percorso, una sua crescita professionale, una sua maturazione artistica. Ora a diciottanni, quando va bene, viene letteralmente buttato davanti ad una macchina da presa per esibirsi davanti a milioni di persone.
Non c'è spazio per l'emozione, la sensibilità e la coscienza del singolo. Quel che conta è di fare audience e trovare un vincitore nell'arco della durata del programma. Questa brusca accelerazione improvvisa non rischia di bruciare la persona?
Certo in poco tempo la notorietà arriva, ma per quanto? Non è che poi ci ritroviamo con una schiera di (ex) giovani promettenti, sparsi nei vari programmi televisivi a fare i trenini nell'intrattenimento della domenica pomeriggio?
Lo evito. Ma non sempre è possibile. Eccomi allora a chiedermi per l'ennesima volta il perché di questo comportamento.
E' vero ognuno ha il proprio carattere con i relativi pregi e difetti, ma questo atteggiamento prevaricatorio e assolutistico, non lo giustifico. A maggior ragione quando viene esibito nei confronti di persone modeste, spesso timide, che si trovano prive di difese.
L'arrogante non ti ascolta. L'arrogante non ti vede. E' in continuo autocelebrarsi e intento a sbraitare dall'alto del suo piedistallo. L'arrogante sbeffeggia, mortifica e ferisce con le sue parole e con i suoi modi di fare.
L'arrogante però ha un punto debole. Fa terra bruciata, elimina gli amici e annienta i nemici. Il suo destino è segnato. La solitudine lo attende. Cartoon credits
C'è una regista, brava. C'è un documentario, bello. C'è una passione, il vino e ci sono pure le protagoniste: Arianna, Dora, Elisabetta e Nicoletta. Fin qui non c'è nulla di anomalo, se non fosse che ciò che viene raccontato dalle telecamere di Giulia Graglia è uno spaccato reale di un mondo che in tanti cercano di "artificializzare".
Anna Pavignano ospite de "Il mecenate d'anime approda a Venezia"
L'indirizzo giusto, Corso12 - Massimo Scarpis
La barba gli camuffa un po' l'età. Non certo l'entusiasmo. Quello c'è. E' vitale. Come l'instancabilità di un bimbo che ha appena imparato a camminare. Come l'energia di un ragazzo che ha scoperto l'amore.Continua
Chi lo vede per la prima volta ne rimane folgorato. Si trova di fronte ad un gioiello. Avevano cercato di cancellarlo dalla memoria prima. Fisicamente ora. Apparivano leggende i racconti di chi lo aveva visto in vita. Ma c’erano anche alcune foto a testimoniare che era realmente esistito. Ora la volontà delle persone ne rivendica non solo l’attuale esistenza, ma anche quella futura.
Il mecenate d'anime alla trasmissione ORE 12 - Antenna 3
SPECIALE VENEZIA68
Il mecenate d'Anime - Il Libro
E' arrivato! Nero su bianco, immortalate le storie di anime diverse. E' il libro de Il mecenate d'anime. Una raccolta. Una testimonianza che ci sono ancora delle persone in grado non solo di sognare, ma di perseguire i propri sogni.
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I fondatori di LSE su RADIO 24
Sergio Nava con la sua trasmissione Giovani Talenti, in onda ogni sabato su RADIO 24 alle 13.30, ha raccontato la storia di Nicola Farronato, che si è trasferito a Dublino per fare start-up con la sua nuova azienda e nell’occasione ha parlato anche di LSE // LIFESTYLEntrepreneur con Andrea Bettini, l’altro fondatore del magazine online dedicato agli imprenditori innovativi del Veneto.
Dopo10 anni di esperienza nella comunicazione attraverso il web, la passione per la scrittura attraverso media differenti mi ha fatto partire con questo blog dove con la quotidiana pubblicazione di post tento di dare una sfaccettatura diversa dall’attuale giornalismo.
ILBETTA ON AIR vuole rappresentare l’espressione positiva dei diversi aspetti della vita. ILBETTA ON AIR vuole dare, inoltre, visibilità a persone “normali” che hanno molto da dire e che non trovano l’adeguato spazio nell’informazione quotidiana.
Il mio blog tenta di supportare i talenti umani come un “mecenate d’anime”.
E’ per questo che in alcune circostanze il lavoro che mi ritrovo a fare è quello di ghostwriter, per creare delle storie attorno a delle persone che meritano di stare sotto un riflettore.
Accanto a questo, ho intrapreso anche il percorso di scrittore, confrontandomi con una scrittura più articolata, lunga e con precise regole, che ha portato alla stesura di un primo romanzo dal titolo Anna e Barnaba.