Pensate alle sensazioni che provate quando vi trovate con i vostri amici d'infanzia a chiacchierare, fino a tardi, davanti a un buon piatto di pasta e un ottimo bicchier di vino e dove emergono forse i veri valori della nostra esistenza e il senso di questa bellissima vita! Parleremo di momenti quotidiani, di musica, interessi, passioni e soprattutto darò spazio ai miei amici: ragazzi normali, ma per me persone speciali.
Sto vivendo la stagione dei "perché?" e di tutte quelle domande fatte dalla profonda innocenza dei bambini.
E' straordinario come possano con una semplice richiesta informativa minare delle nostre presunte certezze o farci riflettere su aspetti che avevamo distrattamente messo nel dimenticatoio della nostra memoria.
La lista delle domande è lunga ed articolata, ma le tematiche alla fine sono semplici ed essenziali. Nascere, vivere e morire. Cos'è bene e cos'è male. Le ingiustizie e le indiscriminazioni. Il perché di certe scelte, di determinate azioni.
Con la loro vocina e una grammatica imperfetta, ci spiazzano, ci mettono nella difficoltà di rispondere a questioni per le quali spesso nemmeno noi abbiamo la giusta risposta oppure non siamo in grado di motivarla.
Non credo, però ci sono alcuni momenti, certi accadimenti nella vita di ognuno di noi che potrebbero far nascere qualche dubbio.
Sono sempre stato dell'idea che ognuno fosse artefice del proprio destino. Addirittura credo che se una persona desideri altamente una cosa, abbia un sogno e sia pienamente convinta nel suo perseguimento, riesca nell'intento.
D'altro canto è vero che sono gli incontri che facciamo, spesso casuali, a cambiarci l'esistenza. In campo affettivo, lavorativo, in tutto. Se penso a come ho conosciuto mia moglie potrei scrivere una favola per bambini. Se guardo alle persone che ho incontrato nel mio percorso professionale, quello che mi hanno dato, quanto e come mi hanno modificato rasenta il miracoloso.
Eppure sono ancora convinto che la sceneggiatura della nostra esistenza sia scritta di pugno direttamente da noi. Magari ogni tanto ci appoggiamo alla consulenza di qualcuno super partes, ma alla fine siamo noi gli autori di questo splendido romanzo, del quale ogni giorno scriviamo un piccolo paragrafo nella più incompleta incertezza di come andrà a finire.
Ad un mese e mezzo circa dall'ultima edizione di Sanremo, oltre alla Sincerità di Arisa, è questa la canzone che mi è rimasta nell'anima: Come Foglie di Malika Ayane.
Tempo fa scrissi che mi sarebbe piaciuto far parte di una grande orchestra cubana. Oggi torno sulle sonorità latine, presentandovi una delle regine di questo genere: Gloria Estefan.
L'album al quale sono maggiormente legato nella ricca carriera discografica dell'artista è Mi Tierra. Il disco completamente in spagnolo raccoglie una serie di brani perfettamente rappresentativi delle capacità interpretative di Gloria Estefan.
Con Los Años Que Me Quedan, Mi Buen Amor, Volveras e lo stesso singolo Mi Tierra, sono solo alcune delle canzoni che potrete piacevolmente ritrovare in questo album.
Malinconia, amore e ritmo, sono le tre componenti di questa ben riuscita ricetta musicale.
Non so se sia la soluzione ai problemi di coppia, certamente però può contribuire a rafforzarne la relazione.
Sto parlando del corteggiamento, di quel momento sublime, dove diamo il meglio di noi stessi (almeno parlo per il sesso maschile che conosco meglio). Nei primi appuntamenti c'è quell'energia, quell'entusiasmo che spesso si perdono in una fase avanzata di relazione di coppia.
Ma allora perché non continuare in questo corteggiamento. Far si che ogni giorno sia il primo giorno, la prima uscita. Mantenere quello stato di inebriatezza che ci fa stare bene e fa star bene. Non dimenticare lo sguardo della prima volta che l'abbiamo vista, sognata, desiderata. Ubriacarsi d'amore.
Cos'è che ci impedisce di farlo?
Certo le pressioni delle incombenze quotidiane spesso ci fanno perdere di vista la bellezza della vita, ma non sarà certo un impegno di lavoro, una bolletta da pagare, un capriccio di un figlio, l'impertinenza di una suocera a fermarci.
Quindi ripartiamo. Riprendiamo le fila di un corteggiamento che non deve finire mai.
A tal proposito ora esco. Tornerò con un fiore, con una rosa.
Spesso è necessario. Altre volte consigliato. Sta di fatto che un cambio di angolazione può sicuramente essere molto utile nella forma narrativa della nostra vita.
Attraverso un cambio di angolazione, possiamo vedere meglio. Scoprire nuovi aspetti. Avere un quadro più completo. Rafforzare delle primordiali impressioni o mettere in discussione alcune nostre certezze. Più informazioni abbiamo in nostro possesso, maggiore sarà la nostra capacità di analisi.
Un cambio di angolazione nella soluzione dei nostri quotidiani problemi. Nel relazionarci con gli altri. Nella visione individuale della nostra vita e in quella globale di tutto ciò che ci circonda.
Un cambio di angolazione non ci fa perdere di vista i nostri obiettivi, bensì ci aiuta nel capirne il loro raggiungimento.
Un cambio di angolazione per maturare. Per far crescere la nostra capacità cognitiva. Per essere più civili. Per capirci meglio e per capire meglio.
Insomma, un cambio di angolazione per migliorare il film della nostra esistenza.
Il cielo era terso. Il vento aveva spazzato via ogni traccia di nuvole. Solo un elemento era rimasto incastonato nella limpidezza di tutto quell'azzurro.
Una luna, una mezza luna bianca. Proprio la sua incompletezza la rendeva ancora più visibile in una delle prime mattine primaverili.
Questa visione rendeva ancora più viva e pulsante una giornata che era da poco iniziata, ma che appariva straordinariamente bella. Una bellezza naturale, priva di artefatti e finzioni.
La presenza della mezza luna stava a significare il disperato tentativo della notte di volere partecipare a questo spettacolo e non scomparire di fronte a tanta brillantezza di luce e colore. Era come un souvenir. Un ricordo di una notte trascorsa ad amare, pensare, sognare.
Ancora pochi istanti e poi si sarebbe ritirata nel suo camerino per ripresentarsi con tutto il suo orgoglio nel buio della notte successiva, dove avrebbe potuto continuare a regnare sovrana nell'infinità del cielo.
"Se il dolce non è all'altezza, l'intero pasto perde valore".
E' proprio così, possiamo andare a mangiare nei migliori ristoranti segnalati dalle diverse prestigiose guide, ma per mia moglie il dolce finale fa la differenza.
Sarà che è(siamo) golosa(i), sarà che essendo l'ultima pietanza che assaporiamo è quella di cui ci rimane maggiormente il gusto, ma effettivamente il dolce può fare la differenza.
E' strano comunque che si abbia ancora desiderio di questo importante assaggio, dopo un lungo percorso degustativo, dopo che i primi sono arrivati con tutta la loro maestosità e i secondi con tutta la loro carica aromatica. E invece, eccoci nell'attenta lettura della lista dei dolci ovvero alla richiesta di consiglio dalla viva voce del cameriere.
E' sempre una scelta sofferta, attenta e diversificata per riuscire ad assaggiare prelibatezze diverse. Già dalla loro presentazione potremmo essere in grado di intuire come sarà. Ma è nel momento in cui la forchetta affonda nel dolce per avvicinarsi lentamente alle nostre labbra che esprimiamo la nostra massima tensione.
Dulcis in fundo, è proprio il caso di dire, siamo in grado di emettere il nostro giudizio sul ristorante. Un giudizio per noi fondamentale perché vale molto di più delle stelline o delle forchette delle guide. Un dolce, ma categorico giudizio.
P.S. PER I RISTORATORI: se cercate tester per valutare la qualità dei vostri dolci, vi suggerisco mia moglie ;)
Non poteva mancare all'appello del filone musicale romano il buon Niccolò Fabi.
L'album suo che vi presento oggi risale al 2003 ed è La cura del tempo. Un album semplicemente fantastico che oltre alla perfetta E' non è, raccoglie la raffinata Il negozio di antiquariato o la delicata Offeso cantata in coppia con Fiorella Mannoia, solo per citarne alcune.
Non è semplice legare la poesia dei testi con originali musicalità, ma Niccolò Fabi riesce a raggiungere questa alchimia con una notevole facilità.
Giochino. Ipotizziamo di essere in un gruppo di persone con a disposizione una serie limitata di aggettivi necessari per descriverci.
Al termine di questo test, attraverso questa selezione avremmo fornito un'indicazione del tipo di persona che siamo. Introverso, allegro, pigro, competitivo, generoso o altro ancora. Fatto questo rimarrete sorpresi che lo stesso profilo è simile ad altri componenti del gruppo che apparentemente non hanno nulla da condividere con voi.
Cos'è successo? Avete sbagliato a scegliere gli aggettivi. Hanno sbagliato gli altri, oppure ancora una volta non abbiamo giocato a viso scoperto.
Già perché è proprio questo il problema, al di là dell'attendibilità del test, quante volte siamo sinceri con noi stessi e quindi con gli altri? Quante volte siamo effettivamente noi stessi o vogliamo fingere di essere qualcun'altro?
Non è più tempo di carnevale. Giù le maschere e impariamo ad essere noi stessi.
Le idee ci sono. Forse anche troppe. Occorre mettere tutto su carta per metterne a fuoco le potenzialità e la fattibilità. Sì è questo il primo passo da fare. Trasformando il pensiero in parole scritte, abbiamo già dato inizio al loro processo di realizzazione.
E' scrivendo, che queste idee prendono forma e sostanza. E' scrivendo che se ne possono capire i limiti, ma allo stesso tempo le potenzialità. E' scrivendo che si accende la miccia della nostra creatività. E' scrivendo che accanto alle idee possiamo mettere delle scadenze.
Non occorrono business plan articolati, corposi (e pesanti). Bastano parole semplici, chiare e puntuali. Dal confronto con il foglio bianco nascerà il progetto finale delle nostre idee. Poi lo passeremo alla nostra impresa di costruzioni, ma questa è un'altra fase.
Allora procediamo con penna, inchiostro e calamaio o meglio tastiera, mouse e Mac.
E' un dono. Una caratteristica innata. Come il colore dei capelli, l'altezza oppure i lineamenti del viso, così è pure la simpatia.
Purtroppo chi non c'è l'ha, può fare corsi, studi, sforzarsi, imitare, ma il risultato sarà alquanto deludente, se non addirittura controproducente.
La simpatia parte da dentro per esternarsi attraverso le parole, il modo di porsi, la comunicazione con gli altri. Chi ne è dotato in alcune circostanze può anche non far nulla, ma ugualmente sarà notato per questo suo modo di interagire.
Il simpatico non è solo colui che riesce a fare e a dire le cose al momento opportuno. Non è solo il portavoce di barzellette e battute, ma è la persona che nel gioco sociologico degli equilibri di gruppo riesce ad intrattenere i suoi compagni con brillantezza e disponibilità.
Chi è simpatico illumina la stanza dove si trova attraverso la positività e la gioia di vivere. Il vero simpatico non ha bisogno di nascondersi quando è un po' giù e viene ampiamente ripagato dall'affetto degli amici.
Chi è simpatico ha solo una cosa da temere, la stupidità di certe persone che nell'aridità dei loro animi potrebbero essere infastiditi da una ventata di sana e spontanea simpatia.
E' da un po' che non riesco a completare un sogno.
Sistematicamente sul momento topico o all'avvicinarsi del finale, ecco una "vocina" che nel pieno del sonno squarcia il silenzio notturno ed interrompe il mio sogno.
Non si tratta di presenze paranormali o di fantasmi di passaggio. Semplicemente è la mia bimba che con una frequenza costante, attorno alle tre ore, chiama il suo papi per una passeggiata in salotto, un sorso di latte, un paio di carezze prima di tornarsene nella sua dolce culla.
Al di là di questo tenero momento, che preferirei si svolgesse durante il giorno, rimane il dato di fatto che io rimango senza sapere come doveva concludersi il mio sogno. Non è cosa da poco, visto che una notte ero alle prese con un drago per la liberare la principessa, interpretata da mia moglie. Un'altra volta stavo volando sopra Parigi modello Peter Pan con uno stormo di pipistrelli che mi inseguivano. Oppure, quando ero nell'attesa dell'estrazione della lotteria e non ho mai saputo, se almeno nel sogno, avevo vinto qualcosa.
Confido in nottate migliori. Magari la piccola tra qualche mese riuscirà a dormire tutta la notte, permettendomi di vedere la conclusione di questi inconsci pensieri notturni.
Nel frattempo continuerò a sognare ad occhi aperti durante il giorno.
Come tutti i venerdì eccoci a presentare il disco per allietarvi il fine settimana.
Visto questo primo anticipo di primavera, ho pensato ad un genere musicale solare per natura: il reggae. Naturalmente se si pensa al reggae è lui "la leggenda" Bob Marley.
Per assaporare i suoni dei più grandi successi di Marley eccovi la raccolta Bob Marley & The Wailers - Legend, dove potete ritrovare alcuni dei pezzi più noti come Is This Love, No Woman No Cry, Get Up Stand Up, Redemption Song, Jamming e Could You Be Loved.
Leggende narrano di un suo ultimo avvistamento in quel di Riccione all'età di diciott'anni presso il Camping Fontanelle. Altri giurano di averlo visto, qualche anno fa, sulle spiagge catalane della Spagna.
Ma se volete veramente vederlo mettetevi sulla strada e con lo sguardo cercate un'atleta che ha fatto della bicicletta la sua passione. Non pretendete di fermarlo, la sua corsa è inarrestabile, ma almeno gridategli forte "Tanti auguri Zingaro", visto che oggi è il suo compleanno.
Caro Zingaro, hai voluto la bicicletta e ora pedala.
Quante volte vi è capitato che una persona inizia un discorso, sta per dirvi una cosa, ma tutto d'un tratto non si ricorda più di cosa si tratta.
Non sto parlando di casi patologici, ma di semplici amnesie che fanno innervosire chi è in ascolto. Poi se la persona alla quale avete iniziato il discorso è di natura curiosa, apriti cielo.
Purtroppo io sono un fuoriclasse in queste comunicazioni interrotte. Già la mia memoria non è delle migliori, poi se subentra la smania di voler raccontare molte cose contemporaneamente, mi capita spesso di lasciare con un palmo di mosche i miei ascoltatore. La cosa divertente è che quando mi ricordo cosa volevo dire, voglio assolutamente terminare la comunicazione cercando di rintracciare la sfortunata vittima.
Cosa c'è di divertente? Immaginate che l'interlocutrice sia mia moglie e che io mi ricordi cosa volevo dirle nel pieno della notte.
"Scusa cara, stai dormendo? Perché sai mi è venuto in mente cosa volevo dirti"
Cambia l'immagine della nostre città. Si modificano le forme degli edifici, sia all'esterno sia all'interno con quei raggi che trafiggono le vetrate e portano una nuova luce nelle case.
Cambia l'immagine della natura. I fiori sembrano un'esplosione di fuochi d'artificio e le piante accendono l'intensità del loro verde. Le rondini volano a festa e i gatti si assopiscono al tepore dei raggi.
Soprattutto alla luce del sole cambiamo noi. Non solo sfoggiando capi leggeri e grossi occhiali da sole, ma attraverso il nostro sorriso. L'umore decisamente migliora. La nostra carica vitale aumenta, come fossimo alimentati da questa importante energia alternativa.
C'è voglia di stare bene, incontrare persone, camminare per le strade senza una puntuale meta, se non quella di andare verso questo sole e abbracciarlo il più forte possibile.
Oramai ho perso il conto. Sono continui gli incontri che faccio con persone passionali che hanno qualcosa d'importante da dare, ma che non riescono a trovare la giusta via per poter offrire il loro potenziale creativo.
Spesso è solo relegato ad un hobby, nei ritagli di tempo strappati al lavoro ordinario. In altri casi, c'è un tentativo di trasformare queste passioni in lavoro, ma con scarso successo. E' per questo che sto cercando di capire come convogliare tutte queste energie nella corretta direzione e permettere a questi artisti di avere visibilità e l'equa ricompensa per ciò che fanno.
Mi sento un po' un mecenate d'anime, dove in gioco c'è la realizzazione dei sogni di tanti individui e una completa soddisfazione professionale. Già perché è proprio questo il punto cruciale, avere la possibilità non tanto di fare, ma di essere, visto che le passioni rispecchiano perfettamente il proprio io. Un ritorno ai lavori intesi come mestieri, arti.
La missione sembra piuttosto ardua, soprattutto quando il principio di meritocrazia non sempre viene applicato, ma credo che sospinto da tutta questa pulsione vitale che mi circonda, si possa individuare la soluzione per arrivare ad un nuovo Rinascimento.
Mancava poco alla mezzanotte e la cena con gli amici stava volgendo al termine. Caffè degustato. Limoncino sorseggiato. Il conto era arrivato ed era stato pure saldato, mentre i camerieri iniziavano ad alzare le prime sedie sui tavoli per sistemare il locale.
Una volta alzati, mettiamo le giacche e ci salutiamo. Ed ecco il momento topico. Invece di imboccare l'uscita del locale, ricominciamo a parlare. Piacevolmente si crea una situazione di stand by. Nessuno si muove, nessuno prende l'iniziativa di partire e le parole traboccano come un fiume in piena, come se ci fossimo appena ritrovati e non fossimo reduci da una lunga serata in compagnia.
Una situazione che può tranquillamente durare cinque, dieci, venti minuti o ancor di più. Non c'è una spiegazione logica. E' un misto di convenevoli del dopocena e una voglia comunque di non staccarsi dal gruppo.
Il teatrino è durato finché il ristoratore elegantemente ci ha intimati ad uscire e uno dei presenti razionalizzato quanto accadeva ha preso l'iniziativa e ha oltrepassato la soglia dell'uscita. Bene, sembrava tutto finito, se non fosse che, nonostante gli ulteriori saluti della buonanotte, ci siamo ritrovati per un'altra mezzora a parlare fuori del ristorante, sul piazzale dove avevamo parcheggiato le auto.
D'altronde questa è la forza di una piacevole Compagnia e poi il cielo ero fantasticamente stellato, la luna crescente origliava silenziosamente i nostri discorsi, i problemi di tutti giorni sembravano scomparire e i nostri cuori ricevevano un forte appagamento.
Se non lo sapete avete due soluzioni a portata di mano. La prima, quella di guardare il video che trovate nell'area sottostante a questo post. La seconda (consigliata) è quella di chiederlo al buon Fabiato, così potete approfittarne anche per fargli gli auguri, visto che oggi è il suo compleanno.
Oggi mi gioco il mio asso nella manica per quanto riguarda il filone musicale romano.
Come si direbbe nelle migliori trasmissioni radiofoniche old style: "A grande richiesta, ho il piacere di presentarvi come disco week end di questa settimana gli Otto Ohm con l'album Naïf".
Il piacere nasce dall'opportunità che ho avuto di conoscere il buon Bove e i componenti della band e dall'aver visto con quanta passione e professionalità lavorano per produrre della musica di qualità.
Naïf è il terzo album degli Otto Ohm e personalmente, nella fremente attesa di un prossimo disco, è quello che maggiormente rappresenta la maturità artistica del gruppo. Al di là del primo singolo estratto Domani, che è qualcosa di fantastico visto che racchiude perfettamente la tradizione melodica italiana con le moderne sonorità, sono presenti una serie di brani ognuno con delle grosse potenzialità espressiva. Strade inquiete, Brividi, Pizza e Mandolino, Scusa sono solo alcune delle tracce eccellenti presenti su questo album.
Detto questo, buon ascolto e bravi Otto!
P.S. Domani vi svelo chi ha pensato all'artwork per l'album, visto che è il suo compleanno :)
In questi giorni che ho un po' più di tempo da trascorrere con i miei figli, mi ritrovo a dover ripescare dalla memoria giochi che facevo quando ero piccolo.
Ed eccomi alla ricerca dei bimbi e dei loro amici nascosti tra le stanze della casa, improvvisare un Stella comanda color, nominato giudice in una gara di disegni o arbitro di una sfida a calcetto nella speranza che non vengano colpiti i pochi oggetti fragili in casa.
Al di là dell'impegno, mi diverte giocare con loro, anzi più correttamente vedere giocare loro. La mia vuole essere una presenza discreta, lasciando a loro le redini dell'iniziativa e della fantasia. D'altronde ho ancora un pizzico di reputazione da salvare. Reputazione che verrebbe sicuramente disintegrata se qualcuno mi vedesse giocare con la piccola.
Con lei, essendo piccina, il livello di complicazione si abbassa, quindi può capitare che si vada dall'aeroplanino al più classico dei girotondi. Quindi se vi viene voglia di venirmi a trovare avvisatemi prima. Non vorrei mai coinvolgervi in questo luna park casalingo senza il vostro consenso. Anche perché richiede un certo allenamento fisico e quando dico tutti giù per terra dovete essere reattivi, sperando di non rimanere bloccati con la schiena.
Quando ho ricevuto l'invito ero molto incerto se andare. Vedere un plastico natalizio con la riproduzione di un ambiente tipicamente invernale i primi di marzo, non mi sembrava il caso. Però conosco la passione che muove Paolo nel realizzare queste scenografie e in fondo era l'ultimo giorno prima che venisse smontato il tutto.
Sono le 18.10 circa quando arrivo a casa sua. Entro e vengo immediatamente proiettato in un'altra dimensione. Le stanze non sono illuminate, ma in fondo al corridoio scorcio un alone di luce. Due passi e sono davanti ad uno spettacolo di colori e suoni. In meno di 2 metri, ritrovo minuziosamente ricostruito un piccolo paese imbiancato riconducibile ad ambientazioni austro-ungariche con influenze del nord Europa.
E' tremendamente bello e per un attimo vengo rapito da questa visione come fossi un bambino. Tutto è stato studiato nei minimi particolari. La biblioteca, la caserma dei pompieri, il salone da ballo, la chiesa. Poi la piazzetta con i bimbi che pattino sulla pista da ghiaccio. In fondo il laghetto con il pescatore trafelato nella sua attività e poi, poco più in là, la parte montana con le persone che scendono con gli slittini. Mi fermo qui, perché sarebbe riduttiva la mia descrizione con tanta minuzia di particolari.
Ma soprattutto è bello vedere la gioia con la quale Paolo descrive il suo lavoro. Le sue parole sembrano note musicali e i suoi occhi luccicano di felicità.
Bravo Paolo, anche se mi hai riportato in un freddo inverno dal quale cerco di sfuggire, il tuo entusiasmo mi ha riscaldato l'anima.
E' fondamentale. Se vogliamo riportare ad uno stato di civiltà la nostra società, dobbiamo partire singolarmente dando il buon esempio.
Lo notavo prima, lo fisso bene nelle mia mente ora che ho anche un ruolo di educatore come padre. Ed è proprio nella costante ricerca quotidiana di dare la migliore educazione ai miei figli, che vedo come sia alla base di ogni approccio pedagogico il buon esempio che devono dare i genitori.
Non mi metto ad elencare aneddoti o racconti di accadimenti vissuti. Basta che vi guardiate un po' in giro e troverete notevoli situazioni dove la regola del buon esempio non è stata particolarmente ben applicata.
E' impegnativo. Molto impegnativo, ma se non si è rispettosi di se stessi e degli altri, sarà impossibile pretendere il rispetto dagli altri e dalle generazioni future.
Basta lamentarsi, iniziamo proprio da qui, dal dare il buon esempio. Un primo grande passo per la formazione dell'Uomo.
Finalmente ci siamo (forse). Sabato scorso ero in spiaggia a pranzare. Fantastico!
Temperatura attorno ai 12 gradi. Vento inesistente. Sole simpaticamente caloroso. C'erano tutte le condizioni ambientali a mio favore e non solo. Non c'era particolare confusione. Qualche coppia di turisti. Una decina di local a passeggio chi con i figli, chi con i cani e niente più. Tutto il resto sole, sabbia e l'assonnato rumore del mare.
Sentivo la pelle che mi ringraziava. Più prendeva calore, più assumeva una colorazione consona ad un uomo dalle caratteristiche mediterranee come il sottoscritto. Le articolazioni, camminando sulla sabbia, riacquistavano la loro naturale elasticità. Gli occhi riprendevano confidenza con i colori caldi e accesi di una nitida giornata di sole.
Infine c'era il pranzo. Rigorosamente al sacco, ma in quelle circostanze passava in secondo piano. Ci aveva già pensato il sole ad alimentare la nostra fame di bel tempo.
C'è una regista, brava. C'è un documentario, bello. C'è una passione, il vino e ci sono pure le protagoniste: Arianna, Dora, Elisabetta e Nicoletta. Fin qui non c'è nulla di anomalo, se non fosse che ciò che viene raccontato dalle telecamere di Giulia Graglia è uno spaccato reale di un mondo che in tanti cercano di "artificializzare".
Anna Pavignano ospite de "Il mecenate d'anime approda a Venezia"
L'indirizzo giusto, Corso12 - Massimo Scarpis
La barba gli camuffa un po' l'età. Non certo l'entusiasmo. Quello c'è. E' vitale. Come l'instancabilità di un bimbo che ha appena imparato a camminare. Come l'energia di un ragazzo che ha scoperto l'amore.Continua
Chi lo vede per la prima volta ne rimane folgorato. Si trova di fronte ad un gioiello. Avevano cercato di cancellarlo dalla memoria prima. Fisicamente ora. Apparivano leggende i racconti di chi lo aveva visto in vita. Ma c’erano anche alcune foto a testimoniare che era realmente esistito. Ora la volontà delle persone ne rivendica non solo l’attuale esistenza, ma anche quella futura.
Il mecenate d'anime alla trasmissione ORE 12 - Antenna 3
SPECIALE VENEZIA68
Il mecenate d'Anime - Il Libro
E' arrivato! Nero su bianco, immortalate le storie di anime diverse. E' il libro de Il mecenate d'anime. Una raccolta. Una testimonianza che ci sono ancora delle persone in grado non solo di sognare, ma di perseguire i propri sogni.
Il baratto non ha prezzo: ed io lo tengo vivo! Sostieni ZR!
I fondatori di LSE su RADIO 24
Sergio Nava con la sua trasmissione Giovani Talenti, in onda ogni sabato su RADIO 24 alle 13.30, ha raccontato la storia di Nicola Farronato, che si è trasferito a Dublino per fare start-up con la sua nuova azienda e nell’occasione ha parlato anche di LSE // LIFESTYLEntrepreneur con Andrea Bettini, l’altro fondatore del magazine online dedicato agli imprenditori innovativi del Veneto.
Dopo10 anni di esperienza nella comunicazione attraverso il web, la passione per la scrittura attraverso media differenti mi ha fatto partire con questo blog dove con la quotidiana pubblicazione di post tento di dare una sfaccettatura diversa dall’attuale giornalismo.
ILBETTA ON AIR vuole rappresentare l’espressione positiva dei diversi aspetti della vita. ILBETTA ON AIR vuole dare, inoltre, visibilità a persone “normali” che hanno molto da dire e che non trovano l’adeguato spazio nell’informazione quotidiana.
Il mio blog tenta di supportare i talenti umani come un “mecenate d’anime”.
E’ per questo che in alcune circostanze il lavoro che mi ritrovo a fare è quello di ghostwriter, per creare delle storie attorno a delle persone che meritano di stare sotto un riflettore.
Accanto a questo, ho intrapreso anche il percorso di scrittore, confrontandomi con una scrittura più articolata, lunga e con precise regole, che ha portato alla stesura di un primo romanzo dal titolo Anna e Barnaba.